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LA COLLERA


Tema di questo libro è la Calabria dal dopoguerra ad oggi, raccontata attraverso le vicende di Pasquale Benassìa, un personaggio in lotta con il mondo che riunisce in sé le contraddizioni, i desideri, i sogni, le disillusioni del meridione d'Italia combattuto fra tradizione e futuro.
Pasquale si trasferisce a Torino negli anni del boom economico per lavorare da operaio alla Fiat. Come molti suoi conterranei disprezza profondamente il paese d'origine e vede la città sabauda come una terra promessa. Riesce ad inserirsi nell'ambiente, a fidanzarsi con una maestra di Rivoli, ma di colpo tutto crolla. Torino sembra cadergli addosso in una colossale frana, con tutta la Mole, il Valentino, il Po, l'immenso Lingotto, il Palazzo Reale e anche la Sacra Sindone, che Pasquale ha visto solo in fotografia.
È il ritorno in Calabria, al paese con "le case senza intonaco, le ringhiere arrugginite, le persiane scolorite, le terre mal coltivate, le curve chiuse a gomito, gli strapiombi, le agavi, i cippi stradali dei Borboni, le insegne blu divorate dal salmastro, le facce tristi, stanche, perplesse del popolo calabrese, in attesa di un riscatto non voluto, non cercato, non sognato, di un favore, di una questua, del miracolo di un santo, di un sindacalista tenace, di un deputato grasso e senza fiato, di un assessore, di un pezzo grosso."
Strano tipo Pasquale. Operaio ma fascista, meschino ma capace di grandi ideali, fidanzato tenero di una donna che vive con la testa e con il cuore ma pronto a perdersi dietro a un'altra che governa le leggi del mondo perché conosce le strade del piacere.
Il racconto si snoda tra personaggi che ci sembra di conoscere da sempre, ed alcuni sono in realtà figure della cronaca del tempo, come il ragazzo sequestrato dalla 'ndrangheta che viene rilasciato con l'orecchio tagliato, o alcuni noti politici calabresi di quegli anni. Spiegano la loro idea di democrazia, che è una cosa complicata, perché si regge sul consenso, e il consenso è faticoso, e il voto le persone te lo danno solo se ti occupi di loro. Un politico non importa che abbia idee, per fare politica non è necessario averne, ma deve sapersi occupare degli altri, saper risolvere i problemi.
Pasquale vive questa realtà intrecciata, bene e male sono stretti in un groviglio inestricabile, neanche Dio può farci niente. È il male oscuro che attraversa l'Italia, dalla Calabria a Torino, che si insinua negli animi, piega la volontà, fa abbassare gli occhi. Nessuno è indenne.


(Rita Cavallari)







Andrea Di Consoli, La collera, Rizzoli, 2012 [ * ]

 

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Pubblicato il 2/7/2013 alle 7.35 nella rubrica Di Consoli, Andrea.

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