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LA QUARTA PARETE

 


Ho la fortuna di conoscere personalmente l’autrice fin da bambina. E ne conosco l’opera, di cui questo volume di racconti è il terzo impegno letterario. 
Un libro che – secondo me – rispetto alle opere precedenti (“Fantasie verso l’ignoto", ed. Perrone, Lab, 2008 [ * ] e “Progettare una fiaba", ed. Aletti, 2004 [ * ]) meglio rappresenta la raggiunta maturità dell’autrice, che scrive solo in prosa, anziché in versi o mescolando entrambi i generi. 
La cosa che, conoscendo l’autrice, mi ha colpito (debbo dire anche nelle altre opere) è l’uso del linguaggio, molto immediato e vicino al linguaggio parlato. Un linguaggio espressivo, che non concede molto alle divagazioni ma va sempre all’essenziale di quello che vuol dire. Come già dice l’espressione riportata nella quarta di copertina: “Poi, quando la luce del giorno va a farsi l’aperitivo dall’altra parte del mondo, io resto sola”, un bellissimo modo di descrivere l’arrivo della sera e della solitudine, rispetto al trambusto e alla moltitudine di persone che animano la giornata di ciascuno di noi (vedi il racconto “Restami dentro”). 
Ovviamente, non colpisce solo il linguaggio, in questo libro. Ci sono tanti piccoli quadri, in ogni racconto, immagini del vivere quotidiano in una metropoli (l’autrice vive a Milano) che popolano tutti e diciotto i racconti, e immagini dell’analisi introspettiva della propria vita da parte di alcuni personaggi delle storie. Il carattere “teatrale” dell’opera appare molto bene in ogni racconto, e in special modo nel terzo, che dà il titolo al libro e che ne spiega esaurientemente il senso. La lettura del libro lascia in tutti i lettori qualcosa di proprio, una riflessione su noi stessi che per prima l’autrice fa, dando vita - in ogni racconto - ai personaggi, sempre diversi e vari, che ne sono i protagonisti.
I personaggi sono anch’essi molto vari, eterogenei, presi da tanti settori della vita e in momenti completamente diversi. Gli spunti ai racconti, come si può constatare leggendoli, sono di ogni genere e provengono da situazioni sempre differenti e da momenti temporalmente diversi. Non so se l’autrice avesse questa intenzione di universalità; personalmente non credo, ma comunque, dal libro traspare la decisa caratterizzazione “globale” delle storie. Un’altra caratterizzazione appare subito chiara: protagoniste sono sempre le donne, perché la maggior parte dei racconti verte su personaggi femminili. Raramente compare qualche personaggio maschile, e sempre a fianco della sua “eroina”. La cosa non stupisce dato che l’autrice è donna. 
Come sempre, non sciupo - col descrivere le storie - la sorpresa che un lettore può ricevere leggendo il libro. So per certo che è una sorpresa positiva, gradevole, ricca di spunti di ogni genere, e sempre arricchita da questo linguaggio immediato ed efficace, estremamente espressivo. Pertanto – da lettore qual sono – ne consiglio la lettura a tutti coloro che volessero conoscere un’autrice giovane, dinamica, e nel pieno del suo vigore letterario. Da lettore, oltre che da amico.



(Lavinio Ricciardi)







Alexandra Tempesta, La quarta parete, L'Erudita, 2012 [ * ] 

Pubblicato il 16/1/2013 alle 14.27 nella rubrica Tempesta, Alexandra.

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