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CRISTINA TRIVULZIO DI BELGIOJOSO

Lettera a Cristina Trivulzio principessa di Belgiojoso

 

Ti scrivo per dirti grazie.
Non so come chiamarti. Principessa? No, preferisco Cristina, una donna con gli occhi immensi, in cui ci si può perdere, senza trovare vie d'uscita. Lo diceva Alfred De Musset, e aggiungeva che i tuoi occhi erano terrificanti come quelli di una sfinge. Tu l'avevi respinto e lui si vendicava con frasi cattive. Gli uomini sono così, non sopportano che una donna sia più intelligente di loro, che sia in grado di gestirsi da sola, che sappia scegliere ciò che vuol fare senza chiedere il loro consenso.
Quando hai fondato La gazzetta Italiana hai deciso di dirigerla tu stessa. Un giornale politico diretto da una donna! Scandaloso, semplicemente scandaloso, così commentava Terenzio Mamiani, che pure si professava tuo amico.
E a Roma, durante la Repubblica Romana? Lì hai superato te stessa, hai fatto qualcosa che mai era stata sperimentata prima: hai fondato l'assistenza infermieristica moderna, hai inventato l'organizzazione degli ospedali da campo per la cura dei feriti in guerra. A Roma, centro del potere temporale dei papi, hai osato mettere da parte monache e preti e hai affidato l'assistenza dei malati ad una struttura laica! Pio IX era livido di rabbia e i benpensanti vomitavano veleno contro di te. Sul tuo lavoro, che ha anticipato quello di Florence Nightingale, è stato calato un velo.
Il confronto tra te e la Nightingale è interessante. Lei è famosa in tutto il mondo ed in Inghilterra è una gloria nazionale!
E tu? Tu che hai in tutti i modi sostenuto le lotte risorgimentali, hai usato il tuo patrimonio per la causa italiana, hai combattuto a Milano contro gli austriaci e a Roma per gli ideali mazziniani, hai profuso la tua inventiva per la cura dei feriti, ebbene, nessuno ti ha additato ad esempio. Le strade intitolate al tuo nome si contano sulle dita di una mano. Quanto alle scuole, meglio lasciar perdere. Eppure, tu, di scuole, ne hai fondate parecchie: asili, scuole elementari, scuole agrarie, scuole femminili, tutte nei tuoi possedimenti di Lonate, per garantire ai giovani un futuro migliore.
Avevi realizzato scuole professionali perché sapevi bene che la libertà si raggiunge solo attraverso il lavoro, e quando dicevi libertà è soprattutto a quella delle donne che pensavi. È qui che si rivela la modernità del tuo pensiero, è per questo che oggi tu sei così prepotentemente attuale.
Per questo ti ringrazio, e vorrei che, a centocinquant'anni dall'Unità d'Italia, tu fossi presa ad esempio.
 
 
 
 
(Rita Cavallari)
 
 
 
 
 
 

Pubblicato il 6/5/2011 alle 15.20 nella rubrica Belgiojoso Trivulzio, Cristina.

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