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LA SPECULAZIONE EDILIZIA



Italo Calvino, ne La speculazione edilizia, descrive con impressionante lucidità una mutazione antropologica in atto. Il protagonista, Quinto Anfossi, è un intellettuale di piccolo calibro, irresistibilmente attratto dal nuovo mondo della speculazione, e per questo in contrasto con la borghesia conservatrice di appartenenza. Ne risulta un personaggio moralmente irrisolto, sempre ambivalente tra più mondi in conflitto tra loro. La “necessità” (un debito nei confronti dello stato per via delle tasse) fa da innesco all’allucinato precipizio del protagonista nel tentativo di impiantare a sua volta un’attività speculativa, in una libidinosa cupio dissolvi inarrestabile. Calvino descrive con precisione l’acquisizione di un altro linguaggio da parte di un intellettuale originariamente animato dagli ideali della Resistenza. E’ il linguaggio degli homini novi della Ricostruzione. Calvino descrive fisicamente lo speculatore Casotti: ”La faccia dell’uomo, larga e carnosa, era come fatta di una materia troppo informe per conservare i lineamenti e le espressioni, e questi erano subito portati a sfarsi, a franare, quasi risucchiati non tanto dalle grinze che erano marcate con una certa profondità solo agli angoli degli occhi e della bocca, ma dalla porosità sabbiosa di tutta la superficie del viso. Il naso era corto, quasi camuso, e l’eccessivo spazio lasciato scoperto tra le narici e il labbro superiore dava al viso un’accentuazione ora stupida ora brutale, a seconda ch’egli tenesse la bocca aperta o chiusa. Le labbra erano alte intorno al cuore della bocca, e come alonate d’arsura, ma scomparivano del tutto sugli angoli come la bocca si prolungasse in un taglio fino a metà guancia; ne veniva un aspetto di squalo, aiutato dal poco rilievo del mento, sopra la larga gola. Ma i movimenti più innaturali e faticosi erano quelli che spettavano alle sopracciglia: al sentire per esempio la secca risposta di Quinto: “E’ troppo bassa”, Casotti fece per raccogliere le chiare e rade sopracciglia nel mezzo della fronte, ma non riuscì che a sollevare d’un mezzo centimetro la pelle sopra l’apice del naso rincalzandola in un’instabile ruga circonflessa e quasi ombelicale; tirate su da questa, le corte sopracciglia canine da spioventi che erano diventarono quasi verticali, tutte tremanti nello sforzo di star tese, e propagando il loro increspio alle palpebre che s’arricciavano in una frangia di rughine minutissime e vibranti quasi volessero nascondere l’inesistenza delle ciglia [...] La sua faccia, chiusa negli occhi, inespressiva nella bocca aperta, consisteva tutta nelle guance, disarmata. E sulla guancia sinistra, poco sopra i confini della granulosa superficie della barba, quasi sotto l’occhio, Quinto vide il graffio ancora fresco della rosa. Questo particolare pareva insinuare, in quel cotto viso d’uomo maturo, una specie di fragilità infantile, come anche del resto i capelli tagliati corti, quasi rapati sulla testa tutta collottola, e come il tono piagnucoloso della voce e lo stesso modo un po’ smarrito di guardare le persone. [...] Allungava e torceva il viso in smorfie e strabuzzamenti, si grattava la capigliatura spettinata [...]". Nelle pagine di Calvino, nella densità delle questioni, c’è tutto l’avvelenamento della coscienza, la funzione catartica dell’intelligenza di fronte al carattere brutale del tema della speculazione, la nostalgia di una nuova classe generale che sappia farsi interprete del nuovo, la compromissione morale, la crisi se non la fine della sinistra. Una serie di coppie oppositive scorrono sottofondo: madre/figlio, passato/presente-futuro, sentimento/ragione opportunista, Resistenza/Ricostruzione, natura/progresso. Dietro la sua risata afona Calvino nasconde una critica tremenda del modello politico dell’Italia del dopoguerra.

Ma al solito volendo contrastare sé stesso (in una scherma dove ormai non si sapeva più che cosa di lui fosse autentico e cosa coartato) si persuadeva che proprio la nuova borghesia degli alloggetti fosse la migliore che l’Italia potesse esprimere. 





(Carlo Verducci)
 

 

 

  

 

Italo Calvino, La speculazione edilizia, Mondadori, 1994 [ * ]

Pubblicato il 14/1/2011 alle 14.31 nella rubrica Calvino, Italo.

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