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UN BASTIMENTO CARICO DI...



La nostra amica Luciana Raggi ha scritto questo delizioso libretto di ricordi, poesie e immagini. Questo è il primo sentito commento, altri ne seguiranno. Dopo Pasqua prevediamo la presentazione a Villa Leopardi.

Il primo dei libri che leggo, scritto da una “collega” (collega di scuola; volevo dire “compagna”, ma sa d’altro…), è stata una lettura deliziosa.
La prima impressione è stata di un libro fresco, molto giovane nello stile e nei contenuti, e davvero ben realizzato. Si fa leggere immediatamente ed è altamente coinvolgente. Ci sono molte cose che condivido in pieno con l’autrice, sia come lettore che come scrittore. Ma la Raggi è molto più realistica di me, il che è ovvio, visto che è donna e le donne, com’è noto, sono più concrete degli uomini…
La lettura del libro mi ha fatto tornare la voglia di scrivere, che – spesso – mi passa. E’ che io non scrivo bene come la Raggi… ma voglio andare con ordine e riportare passo passo alcune delle mie impressioni di lettore… però tengo subito a dire che vorrei avere questo libro nella mia libreria privata. E’ fresco, dicevo; questa è la prima sensazione che mi ha dato. Dolce, affascinante e intrigante, e soprattutto pieno di lei e della sua magica e deliziosa Romagna, che vorrei conoscere di più, e che è tra le regioni che ho sempre amato, per il carattere della sua gente.
Ottima la trovata di nominare i capitoli con le lettere dell’alfabeto, copiata non ricordo da chi (Luciana ne parla sia all’inizio, sia in uno dei racconti). Ed anche il titolo, che ricorda un gioco che tutti abbiamo fatto nella nostra infanzia. Comincio subito dal primo racconto.
A di Abbandono mi ha fatto piangere, mi ha commosso; spero di leggere il libro di Elena Ferrante che la Raggi cita, e – soprattutto – di vedere il film con Margherita Buy. E la storia della Raggi madre e di suo figlio Luca ha scatenato la mia commozione e le mie lacrime, soprattutto per il suo essere madre piena di premure, che la decisione successiva di Luca fa tornare indietro… immagino cosa sarà stato quel momento, per lei. Spero anche di non essere invadente, con i miei pensieri; ma già alla A, mi ha insegnato due o tre cose che la dicono lunga su quanto chiude la sua introduzione… quel racconto insegna come leggere dentro se stessi, e credo non soltanto a me…
Tralascio le lettere dalla B alla E, perché sciuperei la lettura del libro, che consiglio a tutti i lettori sensibili ed attenti alla vita di acquistare (il libro – come tutti quelli pubblicati autonomamente – è in vendita sul sito www.ilmiolibro.it ), per passare alla F di filosofia e di Fogazza, che è uno dei racconti più belli… mi ha commosso ancora e riportato agli stessi tempi ivi descritti, quelli del mio liceo, un po’ prima di quello della Raggi, tempi dei quali sto cominciando a scrivere (ancora sono all’infanzia, con i miei ricordi)… peccato che su Internet non ci sia più il sito di Fogazza ‘ suo prof di filosofia, che la Raggi cita nel racconto, e che dev’essere stato molto importante per lei, da come ne parla…
I di Incontro è un piccolo affresco di come siamo dentro, noi tutti… non so se è ispirata o inventata… questo dualismo tra realtà raccontata e storie inventate è un altro dei leit-motif del libro. Insomma non riesco a trovare (finora, ma credo che non cambierò idea…) niente che mi dispiaccia in questo libro… certo, calarsi – per l’autrice – nei panni maschili dev’essere stato difficile, per la sua sensibilità femminile, ma trovo che ci sia riuscita bene…
E poi, M di Maestro… che bel ritratto di suo padre, ha fatto la bravissima Luciana… spero di farne uno anche io, del mio, che è stato per me non soltanto un padre ma un amico e un consigliere eccezionale, come ora non se ne trovano! A me manca tanto del suo stile, per scrivere bene come vorrei, e della sua capacità di trasmettere a chi legge quello che sente dentro… e poi vorrei avere (sono troppo giovane come scrittore e troppo vecchio come essere umano) la sua capacità di inventare quello che mi esce di getto… questa è davvero la storia che preferisco, che racconta di sé e di come è cresciuta, in che famiglia…
Per finire: … Q di Quiete mi ha fatto tornare alla mente una città sepolta nel verde vicino al bivio tra la Cassia e la Via Braccianese… mi pare si chiami Galeria o S. Maria di Galeria. È abbandonata dal 1400 – mi pare – anno in cui una pestilenza sterminò la popolazione… non so se i miei ricordi siano corretti perché risalgono a prima che mi sposassi, addirittura ai miei anni universitari – circa 45 anni fa – ma consiglio tutti di visitarla; se vi interessa, rintraccio la strada e ve la indico in uno dei nostri prossimi incontri. Chi la visita, proverà le stesse sensazioni che la Raggi descrive a proposito della Liguria occidentale.
Ho trovato tante altre ragioni, che – per il motivo detto prima – non descrivo. Penso che tutti coloro che seguono le cose scritte debbano leggere questo splendido e ricchissimo tesoro, che manca nella realtà quotidiana che appare in molti libri moderni.



(Lavinio Ricciardi)






Luciana Raggi, Un bastimento carico di... [
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Pubblicato il 11/2/2010 alle 9.33 nella rubrica Raggi, Luciana.

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