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TOPI, FORMICHE E ALTRE STORIE

 

Ho trovato i due libri di Rita Cavallari piacevoli da leggere per la bella scrittura e interessanti per il contenuto. Sono autobiografici e, oltre alle qualità intrinseche, hanno entrambi un'importante funzione sociale: uno, "Topi, formiche e altre storie" fa conoscere le problematiche inerenti alla disabilità, di cui davvero la nostra civile società si occupa troppo poco; l'altro, "Alla ricerca di parole perdute" favorisce la salvaguardia e la valorizzazione di un patrimonio lessicale in disuso, significativa testimonianza del passato.
I principi che muovono la ricerca letteraria di Rita sono gli stessi di Manzoni: l'utile, il vero e l'interessante. L'utile è lo scopo dello scrivere, da intendere in senso morale, per un'ideale comunque tutto terreno di giustizia; il vero è il soggetto, fedele alla realtà e l'ineterssante è il mezzo per catturare l'attenzione.
"Topi, formiche e altre storie" è un libro che coinvolge ed è interessante senza pause.
All'inizio ci sono i topi e i ricordi legati all'infanzia, alla fine ci sono le formiche e l'importante presenza del nipotino, in un momento molto vicino al presente. Nella parte centrale è racchiusa una storia forte che comincia con la caduta della protagonista e segue con il racconto agghiacciante del periodo del ricovero ospedaliero e dell'immobilità forzata. Il contenuto ha tutti gli ingredienti per risultare drammatico ma in realtà, pur essendo intessuto di dolore, visto che è stato preceduto ed è seguito da quelle bellissime favole, viene alleggerito e noi pensiamo ad un superamento avvenuto dei momenti più difficili. Tale considerazione è importante perchè ci fa sperare che gli esser umani, donne o uomini, possano superare le peggiori situazioni se hanno la forza di affrontarle e non si perdono d'animo. La forza della protagonista viene da sè stessa. La risoluzione dei problemi non viene demandata ad un essere superiore e infatti non viene richiesto alcun intervento miracolistico, nè viene affidata all'aiuto dei familiari e degli amici, che pure sono stati vicini nei momenti in cui le ansie, le preocupazioni e le complicazioni sembravano insormontabili.
Si tratta di un vissuto raccontato con un'intensità che non può non coinvolgere, anche se viene descritto senza mai indulgere a facili sentimentalismi.
La protagonista è uscita da quella storia di sofferenza, tanto da poterla raccontare. Se il coinvolgimento è troppo non si racconta. O se si racconta si soffre moltissimo. (Philip Roth a pag. 122 del libro "Il fantasma esce di scena" ci dice riguardo al suicidio di Primi Levi: "[...] non è successo perchè è stato ad Auschwitz, ma perchè scriveva di Auschwitz [...], per la fatica dell'ultimo libro, che contemplava con tanta chiarezza quell'orrore. Alzarsi ogni mattina per scrivere quel libro avrebbe ucciso chiunque".
Durante la presentazione del libro chiederemo all'autrice quanto le è costato, in termini di sofferenza, scrivere questo libro, e se le è servito in qualche modo a prendere le distanze da sè stessa.
La mia interpretazione riguardo alla scelta del titolo è questa: sono stati citati topi e formiche, che rispettivamente compaiono all'inizio e alla fine, quando si parla di momenti lontani nel tempo da quel periodo cruciale che ha seguito la caduta, il fatto che ha segnato una netta cesura fra il prima e il dopo nella vita della protagonista, per mettere in risalto il superamento di quel momento terribile, per rassicurarci che comunque è stato trovato un modo e un tempo per eleborare, comprendere, accettare. Per questo nel titolo non c'è traccia del cuore del racconto, della parte centrale.   

(Luciana Raggi)



Rita Cavallari guarda sè stessa da lontano con compostezza, ma ci tende la mano per un  graduale percorso di avvicinamento verso di lei.
Ci pone accanto a momenti diversi della sua vita e lascia a noi lettori il compito di ricucirli, come fa lei con i punti fitti dati alla camicia lacerata che le porge il figlio.
Il libro comincia con dei ricordi della vecchia casa di famiglia in Toscana e passa poi a parlare della casa al mare, da cui è iniziato il suo scritto.
Bambini e animali sono presenti nei ricordi e nei racconti e sono importanti insieme ai compagni dei gruppi che lei incontrerà e di cui farà parte nel difficile cammino di ripresa che le sta di fronte, forse perchè appaiono spontanei, disponibili, vitali e quindi paritari nei confronti della scrivente. Sono, di fatto, quelli con cui è più facile comunicare. Dal topino morto per essere stato incautamente lasciato troppo nella gabbia si passa alla narrazione dell'incidente che è il fulcro del racconto, fino alla ricostituzione di un nuovo posto per sè nella vita e nei propri pensieri.
I ricordi dell'infanzia e alcune parole della parlata toscana continuano a sbalzare vivaci dalla storia che segue l'incidente come la luce di fuoco che riverbera dalla zucca intagliata da Carolina, un personaggio della fanciullezza della scrittrice.
il testo si richiude con l'infanzia, così come era cominciato, con i briosi racconti delle esperienze dell'autrice con il nipotino Giovanni.
Implicita mi sembra la riconquista di un tempo più vasto di quello precedente ai fatti narrati, che abbraccia la propria infanzia e si ricongiunge all'infanzia del proprio discendente, laddove di solito la vita separa dal passato che ci appare sovente alquanto remoto e comunque scalzato dai cambiamenti di un presente troppo sommario e inevitabilmente distruttivo.
Interessanti sono anche le osservazioni che riguardano l'atteggiamento del  professore che rassicura l'autrice che "con una buona riabilitazione" avrebbe "raggiunto un elevato grado di autonomia" e sarebbe "stata perfettamente in grado di tenere una casa", senza tenere minimamente conto del fatto che lei prima dell'incidente "lavorava" come architetta.
Lo sguardo dell'autrice, vasto e profondo, potremmo dire anche lungimirante nella gioia con cui si affaccia al futuro, è il regalo fatto al lettore, è una scelta che potremmo fare anche noi, per non essere separati da una fetta importante della nostra vita che ci sorregge, e per recuperare qualche speranza su cui indugiare.


(Anna Maria Robustelli)  



E' una lettura gradevole, fa capire quanto forte possa essere la voglia di vivere, anche in condizioni gravemente compromesse e anche quanto sia importante stare sempre molto accorti  perché un banale attimo di disattenzione o una corsa  in motorino possono costare molto cari.
Lettura piacevole che merita un voto positivo.

(Pietro Benigni)







Rita Cavallari, Topi, formiche e altre storie, CISU (di prossima pubblicazione) 

Pubblicato il 2/12/2008 alle 9.12 nella rubrica Cavallari, Rita.

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