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L'ALTRA ESTER

 

L'altra Ester è il primo libro della Szabò pubblicato in Italia. Il suo titolo originale è Il cerbiatto. La storia si muove lungo le linee dei pensieri di Ester, la protagonista, che in prima persona ricostruisce la sua vita tra infanzia, adolescenza ed età adulta, ricucendo sensazioni, ricordi e brandelli strappati. Ester, famosa attrice di teatro, è una giovane donna indurita dalla vita ed ha alle spalle un'infanzia di povertà e di fame. Sua madre è di nobile famiglia, suo padre è un intellettuale appassionato di piante e di fiori, entrambi sono incapaci di garantirsi i mezzi materiali per vivere. Li lega un amore appassionato, da cui Ester si sente esclusa. Lei, unica della famiglia ad essere dotata di un  forte senso pratico, è costretta, fin da bambina, ad arrabbattarsi per racimolare ogni giorno qualche spicciolo. Dopo la scuola svolge i lavori più umili e duri, mentre sua madre dà lezioni di piano per poche lire. L'orgoglio le dà la forza di andare avanti, l'odio la nutre e la fortifica. L'unico sentimento positivo della sua infanzia è l'affetto profondo che la lega al padre, presente nella pagine del libro in momenti pieni di poesia. Accanto a Ester, il suo doppio, Angéla, impersona tutto ciò che Ester non è. Angéla è bella, ricca, buona, tutti la amano, solo Ester, brutta, povera e in lotta col mondo, ha per lei un odio profondo e ben dissimulato.
Il libro si svolge tra queste due figure antitetiche, una costretta  a farsi carico di mille difficoltà in un ambiente ostile, l'altra coccolata e oggetto di mille attenzioni, a cui basta guardarsi allo specchio per riprendere animo di fronte a un dispiacere. Ma ciò che Ester invidia di più ad Angéla è il cerbiatto che vive in un recinto in fondo al giardino. Ester lo vorrebbe per sé, lo sogna, vorrebbe rubarlo e portarlo via, ma sa che è impossibile. Non potendo averlo decide di liberarlo, ma la bestiola fugge impaurita e muore in un incidente.
L'età adulta porta ad Ester la realizzazione di sé, il benessere economico, la fama, ma il successo non ne scalfisce la durezza. L'attrice acclamata resta gelida come una statua di pietra, fino a quando non incontra un uomo di cui si innamora. Ma l'oggetto del suo sentimento è il marito di Angéla. Dopo tanti anni Ester sente ritornare i sentimenti amari dell'infanzia, è incapace di vivere questo amore, si sente mortificata e umiliata, non riesce ad accettare l'affetto e il senso di protezione che il marito prova per Angéla, l'amore che lui le dimostra non le basta. Il sentimento che la lega all'uomo diventa passione e, come dice l'autrice, una passione non si può esprimere pacatamente, disciplinatamente, morigeratamente, e nessuno può definirne la forma. E' un tema che si ritrova nel libro più famoso della Szabò, "La porta": “...non bisogna mai amare nessuno perdutamente perché altrimenti si causa la sua rovina. Se non è prima sarà poi. La cosa migliore è non amare mai nessuno…”
L'odio di Ester ritorna con più forza e vigore, fino alla rovina.
La storia dell'Ungheria a cavallo dell'ultima guerra fa da cornice agli avvenimenti narrati. L'autrice, che ha subito vent'anni di ostracismo per non essersi allineata alle direttive politiche del regime, la descrive con tratti leggeri.


(Rita Cavallari)




Magda Szabò, L'altra Ester, Feltrinelli, 1964


vedi quì

Pubblicato il 11/1/2008 alle 13.54 nella rubrica Szabò, Magda.

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