Blog: http://CIRCOLOLEOPARDI.ilcannocchiale.it

LA PORTA

 

L'uomo e il suo doppio, la persona e la sua immagine riflessa nello specchio: la letteratura offre innumerevoli esempi a cui possiamo rifarci. Penso a Don Chisciotte e Sancio Pancia, oppure a Don Giovanni e Leporello, rappresentazioni entrambe dell'antinomia servo – padrone. Ma qui è diverso. Il legame tra Magda ed Emerenc non è quello consueto tra una padrona di casa e la donna che provvede alle faccende domestiche: è un rapporto complesso, modulato su frequenze insolite, che arriva a toccare profondità insondabili.
I personaggi ricordano le eroine delle grandi tragedie classiche. Magda, che racconta la storia in prima persona, sembra vivere in compagnia delle Muse, sotto l'ombra di Apollo protettore della poesia, della letteratura, del teatro e di tutte le attività legate all'Arte. Emerenc, la vecchia col capo coperto da un fazzoletto che le nasconde i capelli, appare come una divinità ctonia, antica come la madre terra. Se pensiamo a Magda la vediamo nel suo studio, china sui tasti della macchina da scrivere, oppure a un ricevimento in suo onore, in un elegante abito da sera, o a un convegno ad Atene, in compagnia di scrittori e poeti. Intanto Emerenc, con una scopa in mano, ramazza il marciapiede per spazzare via la neve, fa il bucato in un grande calderone, oppure prepara pozioni salvifiche servite in calici di cristallo turchino. Della divinità ctonia ha tutte le caratteristiche: incarna forze oscure, sente la morte quando si avvicina, evoca tempeste e fenomeni naturali che ci rimandano ai culti infernali. Non va mai al tempio perchè non crede in dio, ma con i risparmi di tutta la vita intende costruire una grande tomba di marmo per sé e per i suoi morti.
Il rapporto tra Magda ed Emerenc ha un mediatore, il cane Viola, una sorta di “daimon” che senza parlare, col linguaggio semplice degli istinti primordiali, porta messaggi, dà informazioni, trasmette richieste e consegna risposte.
Della vita di Magda, fin dalle prime pagine, viene detto tutto. Sappiamo che è profondamente credente e partecipa con gioia ai riti della chiesa, conosciamo suo marito, scopriamo che ha perso da poco sua madre. La sua esistenza scorre in una limpida luce, l'oscurità non riesce a scalfirla.
Emerec è invece una persona misteriosa, circonfusa da un alone vagamente sulfureo. E' dal contatto fra le due donne, dai loro discorsi e dagli scontri che costellano vent'anni di vicinanza e familiarità che il romanzo prende forma. Emerenc emerge con la forza di una possente sibilla michelangiolesca, la sua figura grandeggia, Magda rimpicciolisce pagina dopo pagina, la sua luce si spegne, resta l'incubo ricorrente della porta con il telaio d'acciaio sempre chiusa e l'ambulanza con gli infermieri.
Cosa ci sarà dietro l'uscio? Con la sapienza degna di un consumato scrittore di gialli l'autrice ci conduce, pagina dopo pagina, davanti alla porta che custodisce il segreto di Emerenc, poi dentro la sua casa, ma ecco un'altra porta, sbarrata da una pesantissima cassaforte.
Ibant oscuri sola sub nocte per umbram perque domos Ditis vacuas.
“Sulla porta di Micene i leoni si mossero...”
“La tomba di Agamennone diventò più profonda.”
“Rovesciò le ciliegie nella marmitta. A quel punto tutto assunse l'aspetto di un mito, i frutti snocciolati, il succo che cominciava a fluire sempre più denso e copioso, come sangue da una ferita: ...”
“... un'eroina della mitologia antica sconvolta dal terrore alla vista di Medusa.”
Il sesto canto dell'Eneide è citato in due occasioni. I riferimenti ai miti sono soffusi con mano leggera. Tutti nodi si stringono fino alla catarsi finale, quando i segreti sono svelati e il Tempo si riappropria delle cose.
Belle le descrizioni dell'ambiente ungherese, interessanti i riferimenti alla storia del paese, poco conosciuta da noi.
La tragedia di Emerec è narrata con parole semplici e leggere, a volte si percepisce un'ispirazione che fluisce con immediatezza sulle pagine, quasi una poesia.
“... dalle tasche del suo grembiule inamidato saltavano fuori caramelline di zucchero avvolte nella carta frusciante e fazzoletti di tela che stormivano come colombi, era la regina della neve, la sicurezza, la prima ciliegia dell'estate, il tonfo delle castagne che cadevano dai rami d'autunno, la zucca alla brace d'inverno, la prima gemma nella siepe d'estate...”

Un grande libro.

(Rita Cavallari)


Magda Szabò, La porta, Einaudi, 2007 [ * ]


vedi quì, quì, quì, poi anche quì e quì
e per un profilo biografico quì

Pubblicato il 20/12/2007 alle 8.48 nella rubrica Szabò, Magda.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web