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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
METARACCONTI
post pubblicato in Fulci, Ludovico, il 31 ottobre 2019

Questo libro, dall’apparente (non troppo) vena satirica, è in realtà un libro divertentissimo.  L’autore, preceduto dall’introduzione di Giorgio Patrizi, che spiega alcune proprietà di un meta-racconto, ci dice nelle sue Divagazioni in forma di prologo tutto ciò che lui intenda per meta-racconto: un racconto “a metà”, in cui l’altra metà è taciuta. Ma da questo concetto, come indica il sottotitolo, si va oltre. 
E veniamo adesso alla struttura del libro così come è concepito.
Il libro è diviso in tre parti (dette cicli), che raccolgono racconti concepiti secondo un criterio specifico. I titoli di ciascun ciclo indicano come l’autore abbia inteso le cose: la prima parte s’intitola “Il piacere della parodia”, e contiene racconti che sono parodie dei modi di scrivere (o dei contenuti) degli autori cui si riferiscono. La seconda parte s’intitola “Oltre la parodia: il rifacimento e l’imitazione”: quì l’autore è più se stesso e – come dice il titolo – rifà o imita lo stile dell’opera originale. La terza si intitola "Tra il (non) serio e il (non) faceto": l’autore si muove qui in piena libertà, senza schemi né riferimenti specifici.
La lettura dei testi di Fulci è molto divertente e riporta la nostra fantasia di lettori a letture fatte negli anni giovanili, o comunque riferite ad autori conosciuti a scuola (Manzoni, De Amicis, Verga, Leopardi, per la prima parte). Quello che colpisce di più è la capacità dell’autore di immedesimarsi nello stile dello scrittore cui fa riferimento:  sempre per quanto riguarda la prima parte, giova menzionare la “Monaca di Monza”, di forte connotato trilussiano!
Nella seconda parte abbiamo, come riferimenti letterari ancora Manzoni, poi Foscolo, Leopardi, Boccaccio. Seguono due originali interpretazioni dei nostri tempi sulle morti di Aldo Moro e di Falcone e Borsellino. Volutamente non ho citato le novelle cui i riferimenti preludono, ma la parte è altrettanto divertente della prima, anche se di lettura meno immediata. L’autore qui si sbizzarrisce davvero: “L’ultimissima lettera di Jacopo Ortis” è un titolo che dice tutto da solo. Anche le due vicende dei nostri tempi sono narrate come se l’autore le raccontasse – come scritte nel 1500 – nel 2500, per non parlare dello stile, deliziosamente… anticheggiante! Infine Leopardi, con un’”operetta immorale”, e Galilei, protagonista di un’intervista fatta da Boccalini, scrittore del ‘600 noto per le sue interpretazioni di Machiavelli. 
La terza parte, piuttosto breve, è quella dove l’autore – liberatosi nelle parti precedenti di certi obblighi “letterari”, si scatena: inizia con una storia vera, che cita un personaggio del quarto secolo dopo Cristo (si tratta di Origene), ma è raccontata con uno stile attuale. Poi, quella che a mio avviso è decisamente un trionfo di allegre considerazioni, una storia fatta soltanto di “titoli” (di libri o altro... ): la lettura va fatta con molta cautela, e pause tra un titolo e l’altro, per assaporare il piacere che questo “Centone” produce sul lettore. Ed infine, dulcis in fundo, un finale degno di un camilleriano di ferro: la “Morte di Montalbano”: brevissimo, non merita che io lo sciupi raccontandolo a futuri lettori, perché sciuperei loro il gusto di assaporarlo come io ho fatto. Con una raccomandazione, proprio ai lettori: non andate a leggerlo per primo, ma solo nell’ordine in cui l’autore lo ha posto, cioè alla fine.
Cosa dire in conclusione?  Che le 90 pagine di cui il libro consta valgono molto, molto di più di molti libri da 200 o 500 pagine: ve lo garantisco! Leggere per darmi torto (o ragione)!


(Lavinio Ricciardi)








Ludovico Fulci, Metaracconti (oltre il racconto a metà), Edizioni Progetto Cultura, 2018 [ * ]







"Questo lavoro di Fulci ha un merito particolare, che delinea una complessità teorica, al di là del gioco e del divertissement. La letteratura, anche in un’epoca di regressione e di decadenza intellettuale quale quella che stiamo vivendo, conserva la propria capacità di parlare dei grandi problemi della società, anche grazie alla molteplicità dei linguaggi e degli stili di cui dispone. È la sua vitalità che è ancora capace di mettersi al servizio della ragione e della conquista della conoscenza, del giudizio e della scoperta. Il gioco della metà ha la grande proprietà di svelare, come appunto scrive l’autore, ciò che è nascosto, ciò che parla tra le righe e dietro le parole dette. La metà come volto nascosto del mondo che solo la letteratura permette di conoscere e comprendere".
(Giorgio Patrizi)


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 31/10/2019 alle 9:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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