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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
PAOLO FRESU RACCONTA IL JAZZ ATTRAVERSO LA STORIA DEI GRANDI TROMBETTISTI AMERICANI
post pubblicato in Fresu, Paolo, il 27 marzo 2014
   

Questo libro, divorato in pochissimi giorni, mi è apparso subito magico. E’ – a tutti gli effetti – una modernissima storia del jazz, solo in apparenza fatta “attraverso la storia dei grandi trombettisti americani” (non me ne voglia l’autore, trombettista stupendo): infatti, anche se tra le righe, e grazie alla penna dei coautori del libro, c’è ben di più che la storia dei cinque o sei trombettisti citati.
Il libro dunque è una modernissima ed attuale storia di questa splendida musica, raccontata, oltre che dall’autore, anche da cinque esperti del settore, e da alcuni componenti del quintetto che fa capo a Paolo Fresu. Costituisce il resoconto di cinque conferenze tenute a cura della Ripartizione cultura della Provincia Autonoma di Bolzano in altrettante “Giornate del jazz”, coordinate, oltre che dall’autore, da Vittorio Albani. E’ accompagnato da un DVD che ne illustra i contenuti musicali dal vivo. Il testo delle conferenze è preceduto da interventi dei politici della provincia di Bolzano, di Vittorio Albani e di Paolo Fresu, che sono delle vere e proprie presentazioni dell’iniziativa, e anche più.
I cinque conferenzieri che hanno dato parole alla musica del Paolo Fresu Quintet sono tutti esperti e docenti di musica presso conservatori italiani. Sono rispettivamente: Stefano Zenni, insegnante presso i conservatori di Bologna e Parma, a Siena Jazz e all’Università di Chieti, Luigi Onori, saggista e critico musicale, collaboratore de “Il Manifesto” e di Radio Tre, Enrico Merlin, docente di Cultura Musicale presso il conservatorio di Rovereto, esperto di Miles Davis, Giuseppe Vigna, collaboratore di molte riviste e animatore della rassegna fiorentina “Tradizione in movimento”, Stefano Merighi, codirettore artistico del centro d’arte dell’Università di Padova e collaboratore di Rai–RadioTre e di varie radio e testate giornalistiche per la musica jazz.
I trombettisti di cui il libro racconta le storie (nelle cinque conferenze citate) sono: Louis Armstrong, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Chet Baker e Wynton Marsalis.
Ora veniamo al libro, dopo questa lunga parentesi che ne descrive la struttura. Si tratta di una serie di saggi, che – come già accennato – coprono non solo le storie dei musicisti di cui si parla, ma attraverso queste storie delineano e tratteggiano l’intera storia del jazz. Questo – a mio avviso – è stato il vero merito di Paolo Fresu: aver riscritto a modo suo una storia del jazz, attuale e realmente completa, che permette a chiunque di avvicinarsi a questa musica avendone un’idea non soltanto storica. La lettura, in alcuni punti forse faticosa, è tuttavia agevole nel suo complesso. Se ne esce con una buona conoscenza dei fatti e delle vite dei trombettisti, ma soprattutto dell’evoluzione della musica jazz, che di rado si può ottenere da libri storici tradizionali. Merito di Fresu, che da artista ed esecutore si trasforma quì in docente, e ci spiega anche – nella sua introduzione - come la tromba sia diversa da tutti gli altri strumenti a fiato, in quanto l’elemento che la fa suonare è la vibrazione delle labbra del musicista, e non quelle di un’ancia o di una pipetta (oboe).
Oltre a tantissime notizie sulle vite del cinque trombettisti, sono anche presenti i loro stili, le loro vicissitudini musicali e non, che ne hanno fatto i personaggi che sono diventati. Potevano esser scelti altri jazzisti non meno famosi e presenti nelle storie del jazz rispetto ai cinque; la scelta di Fresu, apparentemente abbastanza ovvia dato lo strumento che suona, si è invece rivelata tutt’altro che parziale.
Mi è rimasta la voglia di approfondire, almeno con l’ascolto di dischi che ho già, le cose che ho lette. Spero di riuscire a farlo presto.
Un discorso a parte merita il DVD allegato al libro, che ha una struttura atipica, mostrata subito dal menu di ingresso. Questo permette di scegliere tre voci: Giornate, Brani, Foto. Nelle Giornate ci sono brani delle conferenze, intramezzati dal commento musicale del quintetto di Fresu. Passando poi ai Brani, si possono ascoltare e visualizzare le esecuzioni dei brani scelti dal quintetto a commento dei singoli musicisti illustrati nelle conferenze. Ci sono dei passaggi – per chi ama la musica jazz – letteralmente eccezionali, come un duetto tra la tromba di Fresu e il sassofono contralto. La sezione – invece – più nuova nella presentazione è quella delle Foto: ce ne sono ben 75, organizzate in 5 gruppi di 15, e presentate in modo automatico con sottofondi musicali di altri cinque brani famosi nella storia del jazz. Questo permette di aumentare l’offerta musicale presentata dal quintetto, e inoltre mostra molte espressioni tipiche dei musicisti, che consentono di apprezzarne le caratteristiche umane.
Insomma, l’insieme libro–DVD è una magnifica presentazione per chi non conosca la musica di Fresu, della sua opera nella musica jazz italiana, e soprattutto del lavoro del suo quintetto. Ne consiglio la lettura a tutti coloro che siano – come me – appassionati di questa magica musica.




(Lavinio RicciardI)







Paolo Fresu, Paolo Fresu racconta il jazz attraverso la storia dei grandi trombettisti americani, Auditorium, 2010 [ * ]

  



vedi quì

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PANIKKAR
post pubblicato in Bielawski, Maciej, il 8 marzo 2014


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LA DONNA DELLE AZZORRE
post pubblicato in Petri, Romana, il 4 marzo 2014
   

Un libro, questo della Petri, molto vivo e sinceramente autobiografico. Racconta in prima persona (l'io narrante sembra proprio essere quello dell'autrice), la storia di una donna che - come una normale turista - visita le isole Azzorre, arcipelago portoghese sperduto in mezzo all'oceano Atlantico, composto da nove isole. Di queste, la turista sceglie l'isola di Pico.
Il libro ha dieci capitoli: tre – il primo e i due ultimi – sono intitolati ai luoghi della storia, mentre gli altri sette sono dedicati ad otto personaggi, e hanno per titolo i loro nomi portoghesi. Spesso l’autrice usa parole portoghesi nel libro, a cominciare dalla chiosa iniziale, tratta da una orazione a Gesù, e che segue la dedica, fatta al primo dei personaggi, protagonista del secondo capitolo, ma presente anche in molti altri.
Mi accorgo di divagare, ma il libro è di quelli che prendono. E l’autrice, sicuramente giovanissima all’atto della prima stesura – l’anno successivo è stata premiata con il noto Grinzane-Cavour 2002 – mette nelle sue pagine tutto quello che i suoi sensi scoprono in questa bellissima vacanza.
Il libro, proprio per il modo in cui è scritto, sembra il video del viaggio di Romana nelle Azzorre. Un video, sì, perché in tutto quanto l’autrice descrive ci sono immagini. Nei gesti e nelle parole dei personaggi, nelle scene che inattese appaiono, nei luoghi che si scoprono in una giornata di sole o sotto un cielo nuvoloso.
E ancora, soprattutto, nel modo in cui l’autrice racconta i personaggi stessi. In Ovunque io sia, l’eco della protagonista, e prima di lei sua madre, è in ogni parte del libro, mentre in quest’opera (precedente, mi pare) i personaggi appaiono proprio come capita ad un turista che sta visitando un luogo non molto frequentato nella letteratura, anche contemporanea.
Personaggi che appaiono e scompaiono, spesso in poche pagine, quante ne comprende un capitolo di un libro breve. Personaggi la cui descrizione è il tema fondante del libro, e che caratterizzano completamente la vita, l’esistenza di borghi di un’isola abbastanza sperduta nell’immensità di un oceano. Personaggi che la natura dell’autrice genera come se li avesse visti davvero, cosa non improbabile dato che il carattere della turista “io narrante” è decisamente quello di una donna come la Petri, carattere che traspare da ogni pagina, spesso da ogni frase.
Del libro esistono, come si è detto, due edizioni: la prima, del 2001, scritta dalla Petri piuttosto giovane, e subito premiata. L’attuale edizione – 2010 – ha venduto in Portogallo oltre 50.000 copie ed è stata tradotta in Inghilterra, Stati Uniti, Olanda e Israele. Esistono qua e là varie recensioni, una delle quali (Gianfranco Franchi su “Lankelot” [ * ]) è particolarmente espressiva. La lettura di questo libro è a mio avviso fortemente raccomandata a tutti, qualunque sia il loro gusto letterario.




(Lavinio Ricciardi)








Romana Petri, La donna delle Azzorre, Cavallo di Ferro, 2010 [ * ]

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CIRCOLO DEI LETTORI
post pubblicato in Diario, il 4 marzo 2014


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UNDERCOVER
post pubblicato in Riccardi, Roberto, il 1 marzo 2014

 

Finalmente un bel thriller italiano, connesso con i problemi di oggi: mafia, n'drangheta, camorra, pizzi e droga. E non manca la risposta dello Stato italiano a queste urgenze. Per chi non lo conosce è la scoperta di un mondo di cui oggi tanto si parla ma poco si sa. Il lieto fine di un racconto così vero e terribile ci fa sentire un po' più protetti e soddisfatti dell'operato delle nostre forze dell'ordine.
Così avvincente che la lettura non dura più di un giorno o due.
 
 
(Pietro Benigni)
 
 
 
 
 
 

Roberto Riccardi, Undercover, e/o, 2013 [ * ]  

 

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