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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
UNA BIBLIOGRAFIA SUL MEDITERRANEO
post pubblicato in Diario, il 11 febbraio 2014

A partire dalle molteplici suggestioni contenute nel saggio di Serenella Iovino Mediterranean Ecocriticism, or, A Blueprint for Cultural Amphibians, abbiamo come Circolo di Ecocritica espresso l'intenzione di farne una lettura "applicata". In questo senso le tematiche possibili che si intersecano tra i flutti del Mediterraneo sono innumerevoli. Come tendenzialmente illimitata è la bibliografia. Provo a raccogliere qualche spunto emerso nel nostro ultimo incontro. 
Il pensiero del Mediterraneo fa subito pensare all'attualità: il tema dei migranti, il mare come cimitero di chi tenta la traversata su zattere della disperazione, la strage dell'ottobre scorso, ultimo episodio di una serie interminabile. Lo strumento più aggiornato per seguire questo stillicidio è Fortress Europe, il sito del giornalista free-lance Gabriele Del Grande, autore di due libri sull'argomento, Mamadou va a morire, Infinito, 2007 e Il Mare di Mezzo, Infinito, 2010. Per il Maggio dei Libri del 2012 Gabriele Del Grande è venuto a Villa Leopardi per parlare della sua esperienza. Sulla rivista Internazionale è possibile seguire il suo reportage sulla guerra civile in Siria. 
Per l'attualità affacciarsi sull'altra sponda del Mediterraneo vuol dire anche interrogarsi sul significato e sull'evoluzione delle primavere arabe [ * ]. Di particolare interesse è l'evoluzione della Tunisia, paese dove è nato il movimento rivoluzionario, che dopo una battuta d'arresto ora sembra rimettersi in marcia con la nuova costituzione [ * ] [ * ]. Un libro sul ruolo delle donne nei nuovi movimenti del nord-Africa è di Anna Vanzan, Primavere rosa.
Il tema del Mediterraneo può essere affrontato storiograficamente. E' il caso di David Abulafia con Il grande mare. Storia del Mediterraneo, un libro edito nel 2013. Un libro intramontabile è di Fernand Braudel Civiltà e imperi nel Mediterraneo nell'età di Filippo II. A cavallo con la letteratura è il già classico Breviario mediterraneo di Predrag Matvejevic, autore del quale è presente in biblioteca Il Mediterraneo e l'Europa, una serie di lezioni tenute al College de France. 
Sull'approccio filosofico è basato Filosofie della natura. Naturalismo mediterraneo e pensiero moderno di Mario Alcaro, dove si propone un'alternativa sulla base del pensiero premoderno in area mediterranea all'attuale crisi ecologica. L'approccio geofilosofico è invece presente in Geofilosofia del Mediterraneo di Caterina Resta.
L'editore Mesogea di Messina ha un catalogo in cui molto presente è la tematica mediterranea. Mi provo ad elencare qualche titolo: Città mediterranee e deriva liberista a cura di Salvatore Palidda, Lo sguardo azzurro. Costanti e varianti dell'immaginario mediterraneo. Atti del convegno (Lugano, 23-24 novembre 2006)Marsiglia. Bazar del Mediterraneo di Michel Peraldi, Un sogno mediterraneo. Intellettuali e utopia del mare di pace di Emile Temime, I porti della peste. Epidemie mediterranee fra Sette e Ottocento di Giuseppe Restifo, Ispirazioni mediterranee di Jean Grenier, il maestro di Camus, Gli ideali del Mediterraneo a cura di Geoges Duby, Venature mediterranee. Dialogo con scrittori di oggi di Costanza Ferrini, la rivista Mesogea. Segni e voci dal Mediterraneo e poi la serie Rappresentare il MediterraneoLo sguardo egiziano di Edouard Al-kharrat e Mohamed Afifi, Lo sguardo tunisino di Emna Yahia Belhaj e Sadok Boubaker, Lo sguardo greco di Takis Theodoropoulos e Rania Polycandrioti, Lo sguardo libanese di Elias Khuri e Ahmad Beydoun, Lo sguardo marocchino di Muhammad Barrada e 'Abd al Majid Qaddun, Lo sguardo spagnolo di Manuel Vazquez Montalban e Eduardo Calleja Gonzalez, Lo sguardo tedesco di Wolfgang Storch e Gregor Meiering, Lo sguardo turco di Feride Cicekoglu e Edhem Eldem, Lo sguardo francese di Jean-Claude Izzo e Thierry Fabre, Lo sguardo italiano di Vincenzo Consolo e Franco Cassano.
Anche il sociologo Franco Cassano ha riflettuto sul Mediterraneo con Il pensiero meridiano e insieme a Danilo Zolo in L'alternativa mediterranea. Danilo Zolo ha anche pubblicato con Ferhat Horciani Mediterraneo. Un dialogo fra le due sponde.   
A tutto ciò è da aggiungere la letteratura dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo dall'Odissea ad oggi.
Molte sono le associazioni che si occupano in vario modo di Mediterraneo, ad es. l'IMED, che ci è vicina di sede.



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CONFINI INCERTI
post pubblicato in Berta, Agi, il 7 febbraio 2014
 

La scrittrice ungherese Agi (è il diminutivo di Agnese) Berta ha scritto un libro che, attraverso la complessa storia della sua famiglia di origine, ci racconta la Storia dell’Europa Centrale a partire dalla fine della prima guerra mondiale fino a poco oltre la fine della seconda.
Anni che hanno modificato profondamente l’assetto dell’Europa e che continuano a produrre i loro effetti ancora oggi; anni rivissuti nell’ottica di una famiglia della piccola nobiltà ungherese di origine croata, gli Harmath. Dopo la fine della prima guerra gli Harmath sono costretti ad abbandonare la città di Cakovec, in Croazia, per divenire profughi a Budapest, abbandonando tutti i loro beni.
La famiglia è composta dal padre Nandor, dalla madre Cecilia e dai figli Eugenio, Irene, Dusi e Nandor Junior; genitori e figli cercheranno con ostinazione di superare il passato e di costruire un difficile presente. Le loro vite incontreranno delle traiettorie assai differenti: Eugenio, superando i dubbi che provengono dal suo razionale approccio all’esistenza, sceglie le idee socialiste, il fratello più piccolo Nandor abbraccia la carriera militare sulla spinta di una forte idea nazionalista e revanchista che lo porterà nel terreno del nazismo, delle due sorelle Irene punta tutto sulla bellezza e su un buon matrimonio, mentre Dusi (la nonna dell’autrice) sceglie l’indipendenza che viene dal lavoro e dal ritiro in un piccolo borgo.
Quando sembra che nuovi, fragili confini abbiano sostituito quelli vecchi non solo sul piano geografico ma anche su quello esistenziale, arriva qualche nuovo cambiamento o qualche stravolgimento che mischia le carte e sconvolge i destini.
Il lettore è catturato dal racconto della grande Storia e più ancora dalle esistenze dei protagonisti con le loro debolezze, il loro coraggio e la voglia – malgrado tutto – di andare avanti e di conquistare un piccolo spazio per sé e per i successori.
L’autrice poi guarda alla sua piccola epopea familiare con la giusta benevolenza, ma anche con occhio sereno e con un filo di ironia che aiuta a stemperare anche i momenti più drammatici; aiutata forse dai suoi, personali “confini incerti” che l’hanno accompagnata dall’Ungheria alla Polonia fino all’attuale e – sembra – stabile rapporto con la città di Napoli dove vive e insegna.



(Girolamo L'Occaso)






Agi Berta, Confini incerti, Uroboros, 2013 [ * ]

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LOG ART
post pubblicato in Angelone, Maria, il 3 febbraio 2014

  

Log-Art è una forma d’arte che – a detta della sua artefice, la napoletana Mariolina Angelone - unisce logos, piacere estetico, ed emozione. Ricetta antica, cuore e intelletto moderno. Ma Log-Art è anche un programma per la vita, per ricominciare a osservare il mondo con occhi diversi attraverso l’arte e la filosofia, il pensiero e l’azione etica. Ancor più: richiamando all’esperienza il rapporto tra matematica e spirito. Una forma complessa che trova traduzione in pensieri, parole e opere d’arte rette da costrutti matematici, oggetti di perfezione dalla natura simbolica, soluzioni umoristiche. Un’esperienza che nella musica ha trovato forse la più viva traduzione nell’opera di Gyorgy Ligeti. Nella fuga dallo sterile razionalismo per contemplare una realtà viva in cui la sfera irrazionale si fonde, nel segno del paradosso e dell’ambiguità, con la perfezione della geometria, molti percepiscono ancora quella fondamentale armonia degli opposti dove la costruzione e decostruzione delle particelle della vita si ricompongono per poi nuovamente dissociarsi. Il non essere dell’Essere comunica un’essenza al di là del contingente che può concepirsi come anima del mondo, o riflesso di un’identità perduta che appartiene all’artista e che ci appartiene. Si percepisce quasi la volontà di aderire ad un’armonia tra le arti, la matematica e la geometria che fu un contrassegno della scienza medievale e poi dell’esoterismo rinascimentale, pur nella consapevolezza antica che in nome dell’aristotelismo prediligeva la superiorità della poesia alla storia. Potrebbe forse tutto ciò apparentarsi a una passione mistica nel senso insieme materiale e spirituale della ricerca dell’Essenza (e che trovò espressione nella sintesi tra Tauler e Lutero, nella filosofia di Jakob Bohme)?

Fin dagli studi in Filosofia Mariolina Angelone si è dedicata alla creazione di opere che hanno rappresentato uno sforzo deciso in direzione di questa forma di arte. Ha prodotto tante opere, lavorato nel silenzio, creduto fermamente nel suo talento. La passione da lei confessata per Velazquez riporta al fascino della visione in bilico tra realtà e virtualità, espressione filosofica e politica della rappresentazione nell’epoca barocca. Ma ci dice anche quanto sia importante per noi oggi cogliere il “non visto” dietro strutture apparentemente chiare e definite. Da qualche tempo ha deciso di rendere note le sue opere dopo anni di silenzio. Un libro, scritto in collaborazione con Giuseppe Savarese può essere di introduzione al tema.



(Pietro Cavara)

 

Mariolina Angelone, Giuseppe Savarese, Log Art, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, 2009





vedi quìquì e quì



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INCLINAZIONI
post pubblicato in Cavarero, Adriana, il 3 febbraio 2014

 
  

E se nella rettitudine si annidasse un io egoistico, chiuso e autoreferenziale, incapace di vedere le ragioni dell'altro, di comprenderne le debolezze, di entrare in sintonia con le sue ragioni?
Qual'è il significato di "rettitudine"? Quale corrispondenza possiamo leggere tra la postura verticale dell'uomo, l'uomo che ha il cielo stellato sopra di sé e la legge morale dentro di sé, e il suo modo di porsi nei confronti degli altri e della vita che scorre in tutte le sue forme?
Quale invece il senso dell'inclinazione, della forza cioè che ci fa deviare dall'asse delle certezze per farci sporgere verso l'esterno, fin quasi a perdere l'equilibrio e a cadere?
Adriana Cavarero, filosofa e docente di filosofia politica presso l'Università di Verona, nel saggio 'Inclinazioni. Critica della rettitudine' uscito di recente per l'editore Raffaello Cortina, indaga sulle idee di rettitudine e inclinazione partendo dai testi filosofici e unendo a questi una riflessione su spazi e geometrie in cui uomini e donne si collocano e prendono vita. In questo modo "rettitudine" e "inclinazione" si incarnano e diventano visibili, perdono la sicurezza della definizione consolidata in secoli di pensiero filosofico, mettono in crisi certezze e fanno riflettere.
"La filosofia, in generale, non apprezza l'inclinazione. La contrasta e la combatte. A seconda delle varie epoche, i metodi a cui ricorre sono tanti e diversi ma, come direbbe Focault, sono in sostanza dispositivi di verticalizzazione il cui fine è l'uomo retto." In geometria inclinazione ha come significati "posizione o direzione divergente dalla linea orizzontale" ovvero declivio, e "posizione o direzione divergente dalla linea verticale" ovvero pendenza. Il termine non crea problemi. Ma non così nella filosofia ove nel passaggio tra senso proprio e senso figurato nascono la buona inclinazione, la cattiva inclinazione e in cascata desideri, istinti, passioni.
Si dice che un uomo ama una persona quando egli nutre una inclinazione verso di essa, afferma Kant. Tra inclinazione ed eros il salto è breve. Del resto inclinarsi ha come radice etimologica piegarsi, pendere in giù, abbassarsi, e kline in greco significa letto.
"Innamorarsi, uscire di sé, cedere all'attrazione che viene da un'altra persona e scivolare su un piano inclinato che trascina irresistibilmente è un grosso guaio per tutti. Pendere in fuori verso l'altro e dipenderne, piuttosto che conservare la propria autonomia, è lo stesso guaio detto con parole filosoficamente più pregnanti e kantianamente stringenti"
"L'inclinazione piega l'io e lo spossessa."
"Accanto al paradigma dell'asse verticale, requisito dall'uomo per via della sua razionalità congenita, compare il paradigma della linea obliqua riservata invece alla donna per via di una costitutiva attitudine alla maternità che ne causa l'inclinazione. [...] A ben vedere, sotto un profilo filosofico, si tratta però anche di due paradigmi posturali che afferiscono a due diversi modelli di soggettività, due teatri per interrogarsi sulla condizione umana in termini di autonomia o dipendenza, due stili di pensiero, due linguaggi: uno riconducibile all'ontologia individualista, l'altro invece all'ontologia relazionale. Rintracciare nell'uno un profilo maschile e nell'altro un segno squisitamente femminile rende più interessante l'operazione."
Nel libro il discorso filosofico si intreccia con gli strumenti dell'indagine spaziale. Linee, punti, angoli, intersezioni, concetti specificatamente geometrici, vengono usati per indagare rappresentazioni pittoriche con le categorie dell'inclinazione e della rettitudine. L'autrice analizza diversi quadri: Adam e Eve, di Barnett Newmann esposti alla Tate Modern di Londra, l'Allegoria dell'inclinazione di Artemisia Gentileschi, Sant'Anna, la Madonna, il Bambino con l'agnello di Leonardo. Nei dipinti rintraccia il senso e le radici profonde del concetto di inclinazione e lo ricollega all'idea di maternità, alla categoria di relazione come dimensione fondamentale dell'umano e come fattore di base del patto sociale. Da un soggetto modellato sull'idea di autonomia si passa a una relazione aperta caratterizzata da esposizione, reciprocità e dipendenza.
L'inclinazione, lo sbilanciamento dal proprio asse, la vulnerabilità di un'esistenza mai padrona di se stessa, acquistano una luce nuova. La stessa che ritroviamo nella tavola di Leonardo con la Madonna protesa verso il Bambino, che trae dal rapporto con Sant'Anna vigore e forza, la stessa forza che le permette un equilibrio sicuro nell'inclinazione verso il figlio.

  

(Rita Cavallari)

 

 


Adriana Cavarero, Inclinazioni, Raffaello Cortina, 2013 [ * ]

 

 

vedi quìquì quì

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