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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
DAL SOMMO POETA AD OGGI
post pubblicato in Diario, il 25 novembre 2011

 

L’Unità dell’Italia porta sulle spalle non solo 150 anni, non nacque nel 1861. L’Unità d’Italia per me e per altri stranieri deriva dal giorno in cui, un uomo che riposa a Ravenna scrisse: “…l’amor che move il sole e l’altre stelle.” Attraverso queste parole universali e con la lingua della Commedia, della Divina Commedia affiorò un giorno l’unità di questo paese. Sorse con la stessa forza  universale come un piccolo gioiello nel 1764, nella Toscana del Granducato. La futura unità dell’Italia divisa vide la luce nella città aperta di Livorno con il trattato Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria. Si evince in questo trattato dal valore inestimabile un’umanità sorprendente per la società del tempo, in cui l’essenza della giustizia, la repulsione e lo sdegno per la pena di morte illumina ancora il mondo giuridico, l’intangibile senso del diritto. Quasi un secolo dopo le idee di Giuseppe Mazzini e la determinazione di un uomo che amava le battaglie civili, l’eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi portarono all’unificazione. Un’unità portata avanti da altri uomini e donne, letterati, scienziati, giuristi ed artisti. Ma anche e soprattutto uomini semplici, contadini ed artigiani. Quegli uomini che organizzarono i primi scioperi per difendere i diritti dei lavoratori. L’Unità d’Italia continuò con uomini che apertamente ebbero il coraggio di non appoggiare le leggi razziali. E proseguì con il giurista Piero Calamandrei, che il 26 gennaio del 1955 pronunciò quello che viene ricordato come il Discorso sulla Costituzione. Parole rivolte anche alle generazioni future di questo paese. L’Unità d’Italia è stata costruita e continua, anche attraverso la letteratura e i suoi artisti. Dalle pagine uniche di Giuseppe Ungaretti, Eduardo De Filippo, Primo Levi, Pier Paolo Pasolini, Italo  Calvino, Alberto Moravia, Leonardo Sciascia, Umberto Eco, Antonio Tabucchi ecc.. Pagine dalle quali nascono sorgenti che confluiscono nel fiume della memoria che corre disteso verso l’oceano del divenire. Dalla voce meravigliosa di Enrico Caruso nell’aria Una furtiva lagrima di Donizetti all’indimenticabile Luciano Pavarotti, ricordando solo due nomi del bel canto. Da Arturo Toscanini ad Ennio Morricone. L’Italia, il braccio disarmante del Mediterraneo lo sento ogni volta che ascolto l’incanto del pianoforte di Nicola Piovani. Questo paese all’estero è ancora amato per i fotogrammi delle pellicole dei grandi maestri del neorealismo. Fotogrammi che continuano a raccontare i pregi e i difetti, la fantasia unica e la furbizia acuta degli italiani, gli eroi della quotidianità attraverso l’epica magica di De Sica, Fellini e Rossellini. E’ amato per le voci e il pathos poetico cantato da Modugno, Battisti e De André. Ed è valutato positivamente quando si nota il tocco creativo di un architetto d’eccellenza come Renzo Piano. La storia di questo paese è stata scritta e si scrive tutt’ora da donne straordinarie, donne vere come Maria Montessori, Grazia Deledda, Elsa Morante, Ilaria Alpi, Maria Grazia Cutuli e Rita Levi Montalcini. Donne degne di rispetto e di esempio non solo per le giovani italiane, ma anche per le giovani donne di altre terre.L’Unità di questo paese viene costruita ogni giorno da uomini e donne che non scelgono l’indifferenza. Da quelli che riescono a cogliere nel volto d’altrove un elemento di crescita reciproca. E non si lasciano dominare dalla paura verso il diverso, verso chi ha un altro colore di pelle o un’altra religione. L’Italia unita non deve scordare, deve capire il sogno dell’europeista Altiero Spinelli. L’Italia odierna deve avere il volto di quei magistrati che proseguono il lavoro di Falcone e Borsellino. Il volto di giornalisti passionali e rigorosi come erano Indro Montanelli ed Enzo Biagi. L’empatia del giovane scrittore Roberto Saviano che rinuncia alla spensieratezza per onestà intellettuale. Per l’amore verso quelle parole che si chiamano Speranza, Verità e Bellezza. E’ questo il volto della vera grazia ed eleganza che fa ancora apprezzare l’Italia nel mondo. E che l’Italia, a volte dimentica di ringraziare, dimentica di ricordare, dimentica di saper guardare, dimentica di saper ascoltare.      

 

 

(Rezarta Cuko)                              

 


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EROI E CIALTRONI: 150 ANNI DI CONTROSTORIA
post pubblicato in Grandi, Augusto, il 24 novembre 2011

Il saggio, per un verso interessante per le sue analisi sociali,  economiche e politiche, ricco di osservazioni ed accurate descrizioni di fatti ed eventi, per l’altro è di lenta lettura per la sovrabbondanza di  cifre e dati che lo rendono, a tratti, piuttosto noioso.

 

(Renata Pozzi)

 

 

 

 

Augusto Grandi, Teresa Alquati, Eroi e cialtroni: 150 anni di controstoria, Politeia, 2010 [ * ]

 

 


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IL BARATTO
post pubblicato in Querci Favini, Giovanna, il 24 novembre 2011

Il libro, pur di chiara e scorrevole lettura, risulta tuttavia di poco pregio per l’assurdità della trama e per i salti logici legati al tentativo, fortemente venato di derive psicologistiche, di incastro tra fantasia e realtà.
Il discorso incentrato sulla distinzione tra il bene ed il male, chiamato in causa da una sorta di patto con il diavolo che mal ricalca il Faust di Goethe risulta aleatorio e venato di tentativi di indottrinamento.

 

(Renata Pozzi)

 

 

 

Giovanna Querci Favini, Il baratto, Marsilio, 2010 [ * ]

 


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LA LUNGA NOTTE DEI MILLE
post pubblicato in Brogi, Paolo, il 15 novembre 2011

Il libro di Brogi ci racconta le storie e il destino di alcuni dei Mille dopo la spedizione del '60. Lo fa in maniera agile e giornalistica che si presta ad una facile ed agevole lettura per chi si avvicina a questo tema e ciò costituisce di certo un pregio del libro ma ne rappresenta, allo stesso tempo, anche un notevole limite. Il racconto è infatti spesso aneddotico, poco contestualizzato e carente di respiro storico. Non si capisce come e perché sono stati scelti circa duecento di più di mille che erano. Si stenta ad intravedere un filo conduttore che leghi un racconto che si dipana un po' a pezzi e bocconi, saltando da uno all'altro dei garibaldini senza che il lettore riesca a percepire, in questo dipanarsi a volte accennato e a volte più approfondito, un qualsivoglia criterio unificante. Tenendo a mente questi limiti, a Brogi è riuscito però di ridare luce, dignità e dimensione umana ad almeno una parte di chi, avendo compiuto una grande impresa di cui tutti noi siamo in qualche maniera eredi, era caduto nel colpevole dimenticatoio della storia patria. Questa è di per se una piccola impresa che rende utile e dilettevole la lettura del suo libro.

 

(Edoardo Sermasi)

 

 

 

Paolo Brogi, La lunga notte dei Mille, Aliberti, 2011 [ * ]

VIVERE NON BASTA
post pubblicato in Veneziani, Marcello, il 13 novembre 2011



Il libro è di lettura non facile. È essenzialmente libro di pensiero, e proprio in questo risiede la sua bellezza, se così si può dire. Consiglio, modestamente, a chi si accinga a leggerlo, di leggere un capitolo al giorno. Così facendo, la lettura si esaurisce in venti giorni, se proprio si ha fretta. Ma – sempre a mio avviso – la lettura va diluita di più, proprio per apprezzare ciò che del libro è l’essenza propria.
E questa essenza è nell’ultimo capitolo, decisamente bello e suggestivo: la dedica “del tutto” al lettore. Conviene, però, andare con ordine.
Come ho detto, la lettura non è facile. Ciononostante, Veneziani ha uno stile suo, che, dopo un inizio non immediato e certo non scorrevole, si mostra dal quarto o quinto capitolo, più semplice. Alla base del libro è una trovata dell’autore non nuova: altri – come Dan Brown e non ricordo ora chi, ma più di un autore – l’hanno già utilizzata: l’espediente di dire che il contenuto del libro è autentico, oggetto di un ritrovamento casuale. Durante i recenti fatti di rovine a Pompei (crollo di un muro della Casa del Moralista, avvenuto nel 2010), l’autore ipotizza il ritrovamento delle lettere di Lucilio, un poeta romano nato e residente a Pompei, in risposta alle Lettere sulla Felicità che Seneca gli aveva rivolte.
Questo ritrovamento, nonostante la premessa – che l’autore, saggiamente, chiama Fabula –  asserisca trattarsi di ritrovamento reale, si svela presto fittizio, così come lo stile della narrazione, che quasi dai primi capitoli si può attribuire come stile e contenuti ai nostri tempi, piuttosto che all’epoca romana. È interessante notare che Veneziani non scrive in modo che sembri di essere ai tempi dei romani, ma piuttosto ambienta quel che racconta in quel tempo, mentre il suo stile – nonostante le buone intenzioni accennate in Fabula – è decisamente dei nostri tempi.
Ma il libro è un libro sul pensiero. Su quello che le persone pensano e aspettano dall’esistente. E proprio in questo – dopo un inizio poco agevole, in cui si parla un po’ di felicità, proprio per rispondere a Seneca (che ne ha fatto il tema delle sue Lettere) – il finto “poeta” romano che si dice suo allievo, e lo chiama maestro, si produce in riflessioni che originano dal libro di Seneca. Certo, il giudizio sul libro di Veneziani sarebbe molto più agevole se avessi letto prima il libro di Seneca, ma così non è.
Un libro sul pensiero: quasi un libro di filosofia, travestito da romanzo. Cosa ne ricava un lettore odierno, che – magari – di filosofia non si occupa né se ne vuole occupare e che cerca nel libro magari qualcosa che si riferisce alla felicità e che, dopo il secondo capitolo, sparisce quasi dal testo? È difficile a dirsi. Ma certo se ne ricava un po’ di riflessione sul proprio di pensiero. Sul perché si pensa e si scrive (o si legge) in certi modi. E di certi argomenti. Filosofici, appunto, e poco trattati.
Proprio quando Veneziani comincia ad affrontare il pensiero del quotidiano, (capitoli 5 Viaggiare e tornare, 8 Potere e ritirarsi, 9 Vecchiaia e dignità, 11 Sirene e Chimere), il libro comincia a colpire anche il lettore meno aduso a sentir parlare di filosofia – chi scrive non se ne è occupato quasi più, dopo gli studi superiori, se si eccettuano le letture di autori come Fromm, Eco e qualche altro – e lo colpisce soprattutto per i riferimenti al quotidiano, a quello che ci tocca tutti i giorni di pensare per le vicende che la vita ci fa considerare.
A mio avviso, i capitoli più belli, intensi e avvincenti, sono quello sulla leggerezza (12), quello sui padri e figli (14) e quello sulla morte di Seneca (17, penultimo). In questi capitoli ci si dimentica della falsa “romanità” dell’autore, che invece si mostra autore del nostro tempo, attento a problemi tipici dei nostri anni e non di quelli dell’antica Roma, cui si riferisce qua e là. Pare che l’autore sottolinei il fatto che i problemi dell’uomo non hanno epoca o data, sono sempre uguali, e come al nostro tempo, così dovevano essere anche nell’antica Roma.
Menzione speciale merita poi il capitolo sul Morire prima di morire (15) e quello sul Cristianesimo (16). Il penultimo capitolo, sulla morte di Seneca, oltre che un congedo dell’autore dal finto Lucilio che ha impersonato, è la conclusione dell’opera. Ma è proprio nell’ultimo capitolo che l’intero progetto si esprime: Congedarsi in bellezza è un saluto al lettore attento, che è arrivato al termine dell’opera e scopre che l’autore lo ha pensato per l’intero libro. E ne trae piacere e considerazione verso l’autore, nonostante la lettura sia stata faticosa.
A conclusione, una piccola chiosa, Veritas in extremis, ci racconta di come il libro (che Veneziani dedica a suo padre) sia originato dalla lettura del testo originale di Seneca, che suo padre aveva in edizione pregiata, e che conteneva appunto molte chiose aggiunte a margine. Una conclusione che spiega, forse meglio di altri pensieri, il perché del libro.
Ho già detto che la lettura non è piana, né facile. E non per lo stile dell’autore, che anzi risulta piano e scorrevole, ma soprattutto per l’argomento, il pensiero. Debbo dire che più di una volta sono stato tentato di leggere il libro a tratti. E invece l’ho letto dalla prima all’ultima riga, e ne sono rimasto affascinato, al punto da considerare l’eventualità di leggere le lettere di Seneca. Ma non adesso!



(Lavinio Ricciardi)







Marcello Veneziani, Vivere non basta, Mondadori, 2011 [ * ]



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EROI E CIALTRONI: 150 ANNI DI CONTROSTORIA
post pubblicato in Grandi, Augusto, il 9 novembre 2011

 

Quando leggiamo il giornale, guardiamo il telegiornale o assistiamo ai dibattiti politici, abbiamo una visione dei fatti limitata nel tempo e nello spazio; accentriamo l’attenzione sul singolo fatto e perdiamo la visione d’insieme: l’ interdipendenza fra nord e sud, quella fra piccole e grandi imprese, fra agricoltura, industria e terziario, l’importanza delle infrastrutture, la concorrenza internazionale, la ricerca e lo sviluppo, l’andamento dell’occupazione, della disoccupazione, del lavoro nero, dell’ istruzione, e cosa stanno facendo gli altri paesi; non riusciamo a percepire le connessioni di causa – effetto, o ci limitiamo a considerare solo gli effetti di breve periodo.
Occorre invece ogni tanto salire in alto, come su una mongolfiera o sul seggiolone di un arbitro di tennis, e vedere le cose in una sintesi spazio-temporale, perché solo così riusciamo a capire gli errori fatti nel lungo periodo e a non commetterne altri.
Il testo di Augusto Grandi e Teresa Alquati è prezioso proprio per questo. In meno di 200 pagine ripercorre il cammino economico e sociale dell’Italia dalla sua riunificazione ad oggi, evidenziando luci ed ombre della storia recente italiana fino a far comprendere al lettore la via da seguire per uscire dal tunnel. Una lettura che può sembrare all’inizio un po’ noiosa perché ricca di dati e cifre, ma che poi, una volta capita l’importanza della politica economica per la sua concreta incidenza sulla nostra vita di ogni giorno e su quella futura di figli e nipoti, diventa appassionante al punto che si desidererebbe, alla fine, che periodicamente uscisse una edizione aggiornata, per avere un commento disincantato e non di parte degli anni più recenti.
Libro da consigliare, a mio avviso, anche come testo scolastico, da comprare, tenere, prestare ad amici e parenti.



(Pietro Benigni)







Augusto Grandi, Teresa Alquati, Eroi e cialtroni: 150 anni di controstoria, Politeia, 2010 [ * ]

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