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UOMINI E CAPORALI
post pubblicato in Leogrande, Alessandro, il 22 giugno 2009



Questo libro si legge molto bene dopo aver letto Meritocrazia di Abravanel [ * ] perché ne costituisce la conferma e la riprova tangibile. Uno Stato in pieno declino tecnico e culturale come l’Italia, guidato da una classe politica miope, impreparata e spesso corrotta, sopravvive soltanto sfruttando fino alla riduzione in schiavitù, e sovente fino alla morte, una forza lavoro proveniente dall’est europeo attratta, con l’inganno, dalla fallace immagine di un’Italia onesta e laboriosa.
Di questa triste realtà di sfruttamento puro noi romani abbiamo già sentore quando ci offrono lavori di ristrutturazioni edili eseguiti “in nero” con mano d’opera polacca o rumena, oppure quando vediamo ogni mattina file di maschi adulti in attesa di un pulmino di qualche caporale che li porti sul luogo del lavoro “a giornata”. Non occorre andare lontano, in periferia: basta andare a Tor di Quinto o all’incrocio fra via Casilina e Via Palmiro Togliatti (*), o decine di altri posti dentro il raccordo anulare, dove nonostante lo scorrazzare di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, è palese il “caporalato” che consuma ogni mattina e sotto gli occhi di qualsiasi giornalista, sia di destra che di sinistra, il reato di “intermediazione abusiva di forza lavoro”.
I fatti di cronaca puntualmente riportati da Leogrande ci fanno capire quanto siamo caduti in basso. Il paese che ha dato i natali a Michelangelo e a Leonardo, sfrutta sino alla morte dei poveri cristi che hanno solo la colpa di essere ingenui e di provenire da un paese reso poverissimo dall’Unione Sovietica, e poi, dopo l’inganno li riduce in schiavitù affinché non parlino, e il tutto per risparmiare il noleggio di macchine agricole adatte alla raccolta di pomodori da usare per fare la salsa.
E’ un libro che ci toglie il piacere di gustare un piatto di spaghetti al pomodoro, ci obbliga a chiedere scusa alla Polonia e alla Romania, e ci fa preoccupare per il nostro domani.
E’ scritto da Leogrande con ancora maggior dolore per il fatto che i crimini descritti avvengono nella sua cara terra natale: la Puglia.
Se si volesse attribuire un voto, sarebbe molto positivo, tenuto conto che il reato pubblicizzato continua, e continuerà, purtroppo, e per averlo denunciato Leogrande potrebbe incorrere in ritorsioni. In pratica Leogrande è un altro Saviano.



(*) Ogni volta che cito Via Palmiro Togliatti, non riesco a trattenere il mio sdegno sul fatto che il Comune di Roma continui a rendere omaggio a costui intitolandogli una via importante quasi quanto la Cristoforo Colombo, nonostante il fatto che Kruscev abbia riconosciuto e deplorato pubblicamente i crimini di Stalin, crimini di cui lo stesso Togliatti era certamente a conoscenza e, ciononostante, continuava ad adoperarsi affinché l’Italia entrasse nell’orbita dell’URSS.
E, in aggiunta, per rendere l’idea del soggetto, ricordo di aver letto, che quando i parenti degli alpini prigionieri in Russia gli chiedevano di intercedere per la loro liberazione presso Stalin, di cui era strettissimo confidente e collaboratore, Togliatti non seppe far altro che rispondere che “la prigionia stava a loro bene, per aver osato aggredire la grande madre Russia”.
Ma perché piuttosto non intestare la via a Natta, grande premio nobel italiano per la chimica, o a qualche grande italiano della letteratura (senza riferimento a Dario Fo, per favore)? Qualcuno dell’ufficio che dà i nomi alle vie di Roma non potrebbe intervenire? 


 

(Pietro Benigni)




Alessandro Leogrande, Uomini e caporali, Mondadori, 2008 [
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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 22/6/2009 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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