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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
SPEZIE
post pubblicato in Antinucci, Francesco, il 12 gennaio 2015
 

Gli Argonauti alla conquista del vello d’oro e coloro che, come loro, andavano per mare a compiere audaci imprese o a scoprire terre ignote, sono descritti nei primi cicli scolastici come eroi spinti da 
ansia di conoscenza, curiosità di sapere, desiderio di azioni memorabili. Il rapporto tra “età delle scoperte” e il potente meccanismo economico che ne è alla radice solo in seguito diviene chiaro: si andava in posti lontani e pericolosi, via mare o via terra, per acquistare merci particolarmente rare e preziose che avrebbero consentito, una volta tornati in patria, guadagni smisurati. Le merci in grado di produrre in maggior misura ricchezza non erano indispensabili per usi vitali e neanche particolarmente utili: la maggior parte di questi prodotti non serviva assolutamente a nulla.
E’ il caso delle spezie e in particolare del pepe. Sono prodotti che avevano un elevatissimo valore aggiunto senza avere potere nutritivo né curativo. La loro rarità e la difficoltà di approvvigionamento ne hanno fatto nei secoli elementi sostanziali del sistema del lusso. Hanno fatto parte per almeno 2000 anni di un paradigma di rappresentazione dell’uomo e della donna legato all’idea di ricchezza e potenza. Il discorso è: posso permettermi cose rare e preziose a cui poche persone hanno accesso perché io sono al vertice della piramide sociale. Sono ricco e potente. 
Le spezie assolvono a questo compito come elemento primario del sistema cucina che diventa esso stesso, come nel caso del banchetto, rappresentazione della ricchezza.
Il libro esamina l’influenza che le spezie hanno avuto sulla nostra civiltà a partire dall’antica Roma, attraverso Venezia e la rotta per Costantinopoli, fino ai commerci di portoghesi, spagnoli, olandesi, inglesi. Nell’approvvigionamento e vendita delle spezie si mossero enormi capitali e si giocarono le fortune delle case regnanti e degli stati.
Alla fine del 1600 avviene una svolta. Decade il ruolo delle spezie come simboli del lusso mentre gli elementi di rappresentazione della ricchezza mutano: ora sono caffè, tè, cioccolata.
Cambia di conseguenza anche la filosofia della cucina. Si abbandonano i piatti speziati che per secoli sono stati simbolo di potenza e ricchezza per dare spazio a cibi che permettano di riconoscere i sapori dei diversi ingredienti valorizzando i gusti naturali. E’ una vera e propria rivoluzione.
Nascono allora i luoghi di ritrovo della nuova classe sociale emergente: la borghesia. Caffè e sale da tè si diffondono nelle città europee e divengono luogo di incontro e di discussione. Qualcuno attribuisce alla caffeina, assunta in grande quantità con le nuove bevande, gli stimoli intellettuali in grado di conferire mente lucida e capacità di azione. Sarà per questo che, dopo aver bevuto nel settecento tazze e tazze di tè, caffè e cioccolata, la borghesia trovò le energie fisiche ed intellettuali per fare la rivoluzione e cambiare l’assetto dell’Europa e del mondo.
Ogni capitolo del libro è completato con ricette tratte da ricettari tramandati nel tempo e giunti fino a noi, a partire dalla anatra alle rape (ricetta agropiccante di Apicio), proseguendo con ricette agrodolci e salse dal sapore dolce-salato.
Nell’anno dell’esposizione universale di Milano, che ha come tema l’alimentazione e l’educazione alimentare, un libro come questo, che fa riflettere sui valori simbolici del cibo, è quanto mai attuale.




(Rita Cavallari)








Francesco Antinucci, Spezie, Laterza, 2014 [ * ]


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