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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
NEVER SORRY
post pubblicato in Ai, Weiwei, il 13 marzo 2016

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AYLAN
post pubblicato in Ai, Weiwei, il 5 febbraio 2016
 

vedi quì

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ZHONGUO (VIAGGIO IN SICHUAN)
post pubblicato in Diario, il 23 gennaio 2014


Ho fatto un giro a sud-ovest della Cina: ChengduKangdingGanzi, e adesso Damba. In un precedente viaggio in India e poi in Nepal conobbi in parte quanto meraviglioso e unico fosse il popolo nepalese: legato al territorio da vincoli storico-religiosi che fanno di questa gente la meglio integrata nel suo territorio. Oggi non si puo' piu' visitare il Tibet, peraltro gia' spersonalizzato dall'arrivo in massa di molti cinesi grazie al famoso treno che arriva da Pechino e passa ad una altezza di 5000 metri. A Lhasa mi risulta che molti dei templi e monumenti siano circondati da nuove costruzioni, e che il fatto che donne tibetane sposino cinesi sia il segno dell'inizio della fine. Sono voluto venire in questa parte della Cina per vedere come vive questa comunita' tibetana, qui integrata da tempo. Qui a Damba per esempio ce ne sono parecchi di tibetani, ma la parte vecchia della citta' dove vivono, sotto ad un tempio buddista molto bello, non ha i servizi essenziali, mentre tutte le nuove costruzioni dove vivono i cinesi ce l'hanno. Gli uomini, disoccupati, si avviliscono in strada parlando di tempi migliori, e le donne, che sono quelle che sostengono la famiglia, chiedono soldi in strada per la causa tibetana, ma sospetto che con quei soldi debbono prima pensare alla propria famiglia. Viaggiare e' sognare, ma quando si viene in contatto con le prepotenze dell'essere umano, allora i sogni possono diventare incubi. Mi consolo con la bellezza della natura: le citta' sono sempre in grandi vallate circondate dalle montagne, con neve e spesso ghiacciai, fiumi che scendono con violenza attraverso gole impossibili ed io che pretendo di arrampicarmi sempre piu' in alto.

(2 - fine)



vedi quì





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ZHONGUO
post pubblicato in Diario, il 24 dicembre 2013
 

Sono appena tornato da Dazhai, GuilinGuanxi.  Ma cominciamo dall'inizio. Partito da Roma in perfetto orario, e altrettanto in orario arrivato, scoprivo però che il mio volo per Shanghai era cancellato. Riuscivo a fare una prenotazione per Hong Kong con secondo volo per Quanzhou, come mi suggeriva un inglese che doveva proprio andare li' e sapeva che distava solo una ora e mezza da Shanghai. Nel viaggio ad Hong Kong comincio a ricordare il mio precedente soggiorno in questa meravigliosa citta' e decido una volta atterrato di recuperare il bagaglio consegnato a Roma con destinazione Shanghai e fermarmi per una seconda visita ad Hong Kong. Come mi aveva detto Jie, in Cina spesso negli alberghi si affittano a prezzi piu' bassi rispetto alle stanze solite anche le stanze riservate al personale. Mi ritrovavo quindi a soggiornare, nel mio primo giorno in Cina, proprio in una di queste: piccolissima, bagno esterno proprio nella ricezione, mi consolavo dicendomi che era in pieno centro. Avrei rivisto volentieri il quartiere di barche di Konloowu, ma non esisteva piu'. Mi assaliva il caldo causato dall'umidita', dall'inquinamento, con milioni di persone che ti correvano intorno. Perche' la frenesia che ricordavo di allora, oggi e' esasperata dall'era dei computer. Ogni contatto con le persone dura pochi secondi, vanno tutti di corsa con le cuffiette sempre nelle orecchie e sempre attenti a non uscire dalle strisce segnate a terra, ai semafori, alla giusta mano da tenere in strada, in scala mobile, soprattutto con questo assurdo atteggiamento di ostentata sicurezza che in realta' dimostra esattamente il contrario, un'estrema fragilità. La citta', per una visita di pochi giorni e' sempre meravigliosa. Cosi' come ne rimasi meravigliato la prima volta, anche adesso notavo una pulizia estrema, una metropolitana ogni minuto, non un segno sui muri e la possibilita' di fare ogni pratica amministrativa in un momento. Ci sono dei parchi microscopici nel centro, dove si incontrano i vecchietti, molto spesso alla ricerca di isolarsi da tanta frenesia, che trovano quì quel poco di verde curatissimo, dei gabinetti perfetti, piccoli corsi di acqua e dove sedersi. Vedevo dei campi di calcio dove si praticano partite molto dilettantistiche ma certamente ricreative, con tanto di darsi il cinque ad ogni gol. Visitavo la biblioteca e oltre alla bellezza dell'edificio usufruivo di computer gratis. Si vedono ad Hong Kong molte piu' Ferrari che a Roma, hotel da sogno, e un lusso gia' visto in altre citta' dell'Asia in odore di mafia. Gli edifici normali non esistono piu', ci sono solo grattacieli e quelli di prima generazione in cemento armato vengono demoliti per essere sostituiti da nuovi rivestiti in vetro. Con un tapi roulant salivo dal livello del mare fino ad 800 metri di altezza, passando attraverso i grattacieli e solo a quel punto iniziava una camminata sull'asfalto che mi portava ad uno dei punti panoramici della citta', in un'ora e mezza di vera arrampicata. Gran bel panorama e soddisfazione nel vedere che tutte le migliaia di cinesi che ci sono intorno sono arrivati con i pulmann turistici e con autobus di linea che salgono dalla strada sul retro da dove mi sono arrampicato io, e questo significava per loro fare una fila di mezz'ora per assicurarsi un bel posto a sedere su uno dei sedili dove mi trovavo. Il problema piu' grande di questa citta' e' la mancanza di spazio dove continuare ad espandersi: mare davanti e montagne alle spalle e con una economia che continua ad attrarre sia cinesi in cerca di lavoro che grandi investitori da tutto il mondo. In tre quarti d'ora di metropolitana si arriva a Shenzhen, da dove sono poi partito per andare in treno a Guilin, che e' un'altra citta' in forte crescita con oggi 15 milioni di persone che data la vicinanza possiamo sommare ai 9 di Hong Kong.

(1-continua)







vedi quìquì e quì

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 24/12/2013 alle 3:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
AI WEWEI PARLA
post pubblicato in Ai, Weiwei, il 10 dicembre 2012
                     

Hans Ulrich Obrist - Questa è una macchina fotografica digitale 
Ai Weiwei - Sì
Hans Ulrich Obrist - E' quella che usi per il tuo blog?
Ai Weiwei - Sì, il blog è davvero un nuovo territorio inesplorato. E' meraviglioso. Puoi parlare direttamente a persone che non conosci. Tu non conosci la loro storia e loro non conoscono la tua. E' un po' come scendere in strada e incontrare una donna ferma all'angolo. Le parli, ti rivolgi a lei direttamente. E poi magari si comincia a litigare, o a fare l'amore.
Hans Ulrich Obrist - Qualcosa di nuovo per te, dunque. Quando hai iniziato?
Ai Weiwei - E' stata una grande società internet a obbligarmi ad aprirlo. Mi hanno detto: "Ah, sei famoso, ti diamo un blog". Non avevo un computer e non avevo mai fatto nulla del genere. "Non ti preoccupare, puoi imparare. Mandiamo qualcuno a insegnarti", mi hanno detto. All'inizio pubblicavo i miei vecchi scritti e i miei lavori, poi ho cominciato a scrivere direttamente sul blog. Ne sono rimasto completamente affascinato. Ieri ho pubblicato dodici post, credo, dopo essere rientrato.
Hans Ulrich Obrist - Ieri sera ?
Ai Weiwei - Sì, dodici post. Si possono pubblicare cento fotografie in un solo post. Spesso mi dicono: "Quante foto in un solo giorno!". Le foto possono essere qualsiasi cosa, di qualsiasi cosa. Credo che di fatto siano informazione, un libero scambio, una soluzione esente da preoccupazioni e responsabilità che riflette molto bene la mia condizione.
Hans Ulrich Obrist - Quante persone visitano il tuo blog?
Ai Weiwei - Adesso un milione e qualche centinaio, più o meno. In un giorno ci sono centomila visitatori.
Hans Ulrich Obrist - Più che a qualsiasi mostra.
Ai Weiwei - Sì, non è mai successo prima. Posso inaugurare una mostra in ogni momento, se voglio. E questo per me è molto importante. Quando creo opere d'arte, faccio un progetto, poi la gente visita il sito per circa mezz'ora. Se sono fortunato realizzerò una bellissima installazione per qualcuno che non conosco in un luogo che non conosco, magari in Olanda, ad Amsterdam. Con il blog invece, nel momento in cui tocco la tastiera, chiunque, che si tratti di una ragazza, di un anziano signore o di un contadino, può leggere il mio post e dire: "Guarda quì, è davvero diverso, questo tipo è pazzesco":
Hans Ulrich Obrist - E' istantaneo?
Ai Weiwei - Sì
Hans Ulrich Obrist - Quindi con questa macchina scatti fotografie tutti i giorni, ovunque ti trovi.
Ai Weiwei - Sì, in qualsiasi situazione. Immagino che la mia fascinazione derivi dal fatto che sono cresciuto in un ambiente dove non esisteva alcuna possibilità di una qualsiasi forma di libertà di espressione. Addirittura, nei momenti peggiori, si poteva arrivare a denunciare il proprio padre o la propria madre se avessero detto qualcosa di sbagliato. Era una situazione molto, molto estrema. Perfino ora, la gente continua a dirmi che dovrei proteggermi, che non dovrei dire così tanto nel mio blog. Ma io credo che ognuno debba fare le cose a modo proprio. Finora, tutto è andato bene. Nel blog parlo spesso delle condizioni di vita della popolazione e di problemi sociali. Credo di essere l'unico a farlo.
Hans Ulrich Obrist - Possiamo vedere il tuo blog?
Ai Weiwei - Posso farti vedere qualche post. Nei blog la vita è reale perchè si tratta della vita di ognuno di noi. La vita consiste nell'utilizzare il tempo. Niente di più. Si tratta di scegliere come usarlo. Mentre uso un po' del mio tempo, ci sono queste altre centomila persone che leggono il mio blog. Ognuno di loro utilizza una piccola quantità del proprio tempo, come faccio io. Molti mi hanno detto: "Ehi, non puoi chiudere il blog. Però stai attento, se ti arrestano noi come facciamo?". E' tutto molto sentimentale: "Abbiamo bisogno di te, il tuo blog è diventato parte della nostra vita". Molto divertente.
Hans Ulrich Obrist - Quindi alla gente interessa davvero.
Ai Weiwei - La gente aspetta. Se non aggiorno il blog le persone aspettano tutta la notte per essere i primi a vedere i nuovi post. Utilizzano una parola particolare per indicare il primo commento: shafa. Il fatto di esserci significa essere un vero fan, e dimostrare di essere realmente interessati a ciò che dico. Quindi, per quanto tardi possa essere quando rientro la sera, pubblico sempre qualche parola.
Hans Ulrich Obrist - Lo fai tutti i giorni?
Ai Weiwei - Non so quando smetterò. forse saranno le autorità a farmi smettere. Una volta sono venuti degli agenti e mi hanno detto: "Ehi, vogliamo denunciare il tuo blog. E' materiale che scotta. Perchè non togli qualche pagina?".
Hans Ulrich Obrist - Lo hai fatto?
Ai Weiwei - Hanno cercato di farmi arrivare a un compromesso, ma in modo molto educato. Ho replicato: "Non vedete che è un gioco? Io faccio la mia parte, voi la vostra. Potete bloccarmi se volete, per voi è facile. Ma io non posso autocensurarmi, mi è stato dato un blog proprio perchè si voleva che mi esprimessi liberamente". Allora ci hanno pensato un po', poi mi hanno richiamato dicendomi: "Vista la situazione politica, abbiamo il massimo rispetto per ciò che stai facendo". Credo che la Cina stia attraversando un momento molto interessante. L'autorità centrale, la sua valenza universale, è scomparsa all'improvviso sotto la spinta di internet, della politica e dell'economia globale. Il web e le sue logiche sono diventati per l'umanità alcuni tra i principali strumenti di liberazione da vecchi valori e sistemi, una cosa che fino ad oggi non è mai stata possibile. Sono assolutamente convinto che la tecnologia abbia creato un nuovo mondo, poichè i nostri cervelli sono programmati, fin dall'inizio, per digerire e assorbire informazioni. E' così che funzioniamo, anche se, di fatto, tutto sta cambiando senza nemmeno che ce ne accorgiamo. La teoria arriva sempre dopo. Comunque questi sono tempi straordinari. 
Hans Ulrich Obrist - Proprio questi?
Ai Weiwei - Penso che questo sia il momento, proprio ora. E' l'inizio. Di che cosa sia il momento ancora non lo sappiamo, forse succederà qualcosa di ancora più incredibile. Però, davvero, vediamo il sole sorgere all'orizzonte. E' stato coperto dalle nuvole per quasi cent'anni. Abbiamo vissuto in condizioni estremamente tristi, eppure riusciamo ancora a sentire calore e i nostri corpi riescono ancora a percepire, nel profondo, un entusiasmo, anche se sappiamo che la morte ci aspetta. Dovremmo non tanto goderci il momento, quanto creare il momento.
Hans Ulrich Obrist - Produrre il momento?
Ai Weiwei - Sì, esattamente. Perchè siamo di fatto parte di una realtà e se non ce ne rendiamo conto siamo degli irresponsabili. Noi siamo una realtà produttiva. Siamo la realtà, una parte di realtà che spinge a produrre altra realtà.
Hans Ulrich Obrist - Forse il blog non rappresenta tanto la realtà, ma piuttosto la produce.
Ai Weiwei - E' vero. E' come un mostro, cresce. Sono convinto che, una volta guardato il mio blog, la gente cominci a vedere il mondo in modo diverso senza nemmeno rendersene conto. E' per questo che i comunisti, fin dall'inizio, hanno censurato praticamente tutto. Sono loro l'unica fonte di propaganda, o per lo meno sono riusciti a esserlo molto efficacemente durante gli ultimi cinquant'anni. Ma con l'apertura della Cina e lo sviluppo mondiale dell'economia non riusciranno a sopravvivere. Per sopravvivere devono, in qualche misura, concedere un certo grado di libertà, che, tuttavia, una volta concesso, sfugge al loro controllo.



Hans Ulrich Obrist - Ho sempre visto il tuo blog come una scultura sociale del ventunesimo secolo; ti vorrei quindi chiedere come hai cominciato, come lo gestisci quotidianamente e come ti pare stia funzionando nel momento attuale.
Ai Weiwei - Il mio blog non è molto diverso da quello di chiunque altro. Ciò che lo contraddistingue è forse la mia attenzione costante ad alcuni temi specifici, a cui io sono particolarmente interessato. Sono temi legati in prevalenza alla questione della libertà di espressione per gli artisti, e alle modalità di espressione dei diritti personali. In una società come quella cinese, qualunque discorso che tocchi i diritti e la libertà di espressione diventa politico, è inevitabile. Quindi, ovviamente, io stesso sono diventato una figura politica. Non ci vedo niente di male, ci è dato di vivere in un momento simile e dobbiamo affrontare i nostri problemi a viso aperto. La ragione precisa per cui il mio blog è sopravvissuto fino a oggi è qualcosa che non sono in grado di sapere. Credo che il pericolo provenga sempre da fonti a noi sconosciute, nel tempo e nello spazio. Dunque non posso fare nessuna ipotesi.
Hans Ulrich Obrist - Ci puoi fare qualche esempio di post recenti sul tuo blog? Mi ricordo che quando sono venuto in Cina l'ultima volta avevi protestato contro il fatto che il governo avesse ridipinto la porta della casa di tua madre, eri andato là e avevi rimesso su la vecchia porta. Sono curioso di sapere cosa stia succedendo ora.
Ai Weiwei - Possiamo prendere in considerazione un paio di esempi, brevemente. Quest'anno è stato, senza dubbio, il più ricco di avvenimenti della Cina. All'inizio dell'anno abbiamo avuto le tempeste di neve, le manifestazioni di Wengan, poi la protesta dei tibetani, il terremoto del Sichuan e infine le Olimpiadi. C'è poi un'altra vicenda che, ovviamente, ho seguito con particolare interesse, quella di Yang Jia. Grazie all'attenzione del blog, questo caso è diventato pubblico, facendo sì che molte persone si interessassero alla revisione critica del sistema giudiziario cinese e sollevassero dubbi sulla legittimità delle procedure. L'esito è stato infelice purtroppo, ma le attuali procedure non potevano che portare a questo risultato. Le ceneri di Yang Jia non sono state ancora rese a sua madre, ed è passato un mese dall'esecuzione. La polizia ha fatto sparire la madre in un istituto per malati mente, sostenendo che soffriva di disturbi psichici e assegnandole un nome falso, Liu Yalin. Tutto questo è successo a Pechino, durante e dopo le Olimpiadi. E' incredibile che un fatto del genere sia avvenuto in Cina. Abbiamo sempre pensato che il Partito comunista cinese fosse corretto, che in Cina non potessero accadere cose simili, ci sembrava semplicemente impossibile, Ma ormai ne ho sentite molte di storie come questa, di gente che fa appello ad autorità superiori o di dissidenti che vengono internati in manicomi. Non avrei mai osato immaginarlo. 
Hans Ulrich Obrist  - Più recentemente, ti sei rivolto a un altro pubblico, quello che ha subito i danni dello scandalo del latte contaminato, nel 2008; mi piacerebbe molto che ci parlassi dell'oggetto che hai portato quì per il Minimarathon Shop. Mi pare che abbia un significato particolare. 
Ai Weiwei - I responsabili dello spazio mi hanno detto che dovevo portare qualcosa. allora ho comprato su internet una confezione di latte in polvere Sanlu. L'ho presa su Taobao, un sito di vendita on-line, e sembra che sia un prodotto destinato agli adulti. Il proprietario lasciava intendere di averne solo dieci sacchetti, e che non poteva venderne più di quattro. Così il prezzo è schizzato: un tipo scaltro, questo venditore, sa fare affari; è molto interessante. E poi stamattina sulla prima pagina del Beijing News c'era scritto che i due presunti colpevoli sono stati processati nella città di Shijiazhuang. Uno di loro è un autista. E' perfino in un caso come questo, che ha colpito più di duecentomila bambini e che ha seriamente minato la credibilità dell'intera società, al governo non è stata attribuita alcuna responsabilità. La colpa ricade su un autista. C'è da morire dal ridere. 
Hans Ulrich Obrist - Tornando al tuo blog, nel nostro ultimo incontro, quando ti ho chiesto se fossi ottimista, mi hai risposto che l'esistenza di internet era la cosa migliore che potesse capitare perchè, in qualche modo, creava una rottura con il vecchio sistema di valori e, al tempo stesso, ne introduceva uno nuovo. 

 

 per il video originale di PSY vedi quì

Hans Ulrich Obrist - E' affascinante quello che hai detto del blog, l'idea che possa essere paragonato all'atto di disegnare.
Ai Weiwei - Il blog è il disegno di oggi. Qualsiasi cosa io dica o scriva sul blog può essere considerata parte del mio lavoro. Fornisce la maggiore quantità possibile di informazioni: mostra interamente il mio ambiente.
Hans Ulrich Obrist - Non ti vedo mai senza la tua macchina fotografica, la usi di continuo per scattare le foto che quotidianamente pubblichi sul blog. Com'è cominciato il blog?

ai weiwei: interlacing at fotomuseum winterthur 

Ai Weiwei - Per caso. La Sina Corporation voleva aprire dei blog per un certo numero di persone. Ho detto loro che non avevo mai usato un computer e che non sapevo come funzionasse. Ma mi hanno risposto :"Ti possiamo insegnare noi". Allora ci ho riflettuto un po', mi sono reso conto che era il modo migliore per avere un contatto diretto con la realtà, oltre che per rendere pubblica la mia vita privata. Mi è parso qualcosa di inedito e quindi ho deciso di provare. Nei primi post ho dichiarato che l'obiettivo del blog era l'esperienza stessa, senza bisogno di uno scopo particolare. Ora che abbiamo questa tecnologia la si può usare direttamente, anche, fino a un certo punto, senza pensarci troppo, senza dovere necessariamente estrarre un significato. E' qualcosa che solo oggi è possibile. Se fosse avvenuto prima, non avremmo visto i disegni di Leonardo da Vinci o di Degas. Avrebbero avuto tutti la macchina fotografica. Credo che il mio blog sia il più ricco di immagini in assoluto; a livello internazionale, nessun altro pubblica così tante foto ogni giorno.

  

Hans Ulrich Obrist - Quante ne scatti?
Ai Weiwei – Da cento a cinquecento al giorno.
Hans Ulrich Obrist - Incredibile!
Ai Weiwei – Abbiamo scattato centinaia di migliaia di foto per il blog.
Hans Ulrich Obrist – Ti ricordi il tuo primo post?
Ai Weiwei – Sì era solo una frase, qualcosa del tipo: “Abbiamo uno scopo per esprimerci, ma la nostra espressione ha già in sé il suo scopo”.
Hans Ulrich Obrist - Quindi era solo questa frase, senza immagini?
Ai Weiwei – Il primo post non conteneva nessuna immagine. All'inizio si esita, si vaglia attentamente, si pensa.
Hans Ulrich Obrist - Quella prima frase è davvero importante, una specie di motto. Era scritta con caratteri grandi?
Ai Weiwei – Sì, si fa fatica a capire perchè si debba comunicare così con gli altri computer. Ci si domanda quale sia il modo migliore per rendere pubblica, attraverso le tecnologie cibernetiche, questa realtà virtuale. E' strano, all'inizio. E' come quando si getta qualcosa in un fiume. Pur sparendo immediatamente alla vista, continua a esistere nell'acqua, e il volume stesso del fiume subisce delle modifiche a seconda di quanti oggetti vi vengano lanciati dentro. Mi pare che il primo giorno del mio blog sia stato il 19 novembre, ormai quasi tre anni fa. Ho già pubblicato più di duecento articoli, interviste e scritti, recensioni e commenti sull'arte, la cultura, la politica, ritagli di giornale e così via. E' stato in assoluto il regalo più interessante che abbia mai ricevuto; per me, ma forse addirittura per la Cina, perchè viviamo in una società che non solo non incoraggia l'espressione delle proprie idee, ma spesso la punisce, come è successo a due generazioni di scrittori. La gente ha paura a mettere qualsiasi cosa per iscritto; qualsiasi parola scritta può venire utilizzata come prova di colpevolezza. Ecco perchè gli intellettuali cinesi sono così cauti ora.

  

Ai Weiwei - Molto tempo dopo, circa due tre anni fa, mi hanno affidato questo blog, che all'inizio non sapevo nemmeno come gestire. Poi mi sono accorto che ci potevo mettere le mie foto, quindi ci ho caricato quasi settantamila foto, almeno cento foto al giorno, che potevano essere condivise da migliaia di persone. Il blog ha già avuto più di quattromila visitatori. E' una cosa meravigliosa internet. Persone a me sconosciute hanno la possibilità di vedere nel dettaglio quello che faccio.
Hans Ulrich Obrist - Nel tuo blog, e nel tuo lavoro, rendi pubbliche molte cose. Hai qualche segreto? Qual è il segreto che custodisci più gelosamente?
Ai Weiwei – Ho la tendenza a svelare i misteri personali. Come ogni essere umano, credo che ci sia un lato segreto sia nella vita sia nella morte, e che sia forte la tentazione di svelare questo segreto, di ammettere che si ha bisogno di coraggio, o di comprensione, per affrontare la vita e la morte. Anche nel momento in cui si cercasse di svelare se stessi, di aprirsi completamente, si rimarrebbe inevitabilmente un mistero, perchè ogni uomo è un mistero. Non riusciremmo mai a capire ciò che siamo. Le nostre azioni, i nostri comportamenti sono fuorvianti, irrilevanti direi.


  Hans Ulrich Obrist, Ai Weiwei parla, Il Saggiatore, 2012 [ * ] [ * ]                                    Ai Weiwei, Il Blog, Johan & Levi, 2012 [ * ]  

            

 



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AI WEIWEI
post pubblicato in Ai, Weiwei, il 15 gennaio 2010


Un recente viaggio a Monaco di Baviera ci ha fatto conoscere l'artista cinese Ai Weiwei. All' Haus der Kunst è in corso fino al 17 gennaio la mostra "So sorry" [ * ]. L'artista cinese è l'autore dello stadio di Pechino a nido d'uccello realizzato per le ultime olimpiadi [ * ]. Ai Wei Wei non si considera un artista politico ma un artista che vuole parlare degli aspetti fondamentali della vita. Attualmente in Cina si tratta di trent'anni di sfrenato materialismo cha ha intaccato il passato millenario del paese portando la popolazione ad un continuo cambiamento, ad una continua riproposizione di valori e prospettive.

Ai Weiwei lavora materiali "antichi" come il legno, spesso riutilizzando oggetti in legno di uso comune. Ecco allora l'artista  riutilizzare sedie, tavoli e imposte in legno di vecchie case tradizionali distrutte per far posto a moderni grattacieli.

Oppure  Weiwei riutilizza vecchie biciclette, mezzo di trasporto ormai in disuso, per farne delle composizioni.
 
Weiwei rivaluta l'elemento naturale come nella foresta ricostruita in museo con tronchi d'albero circondati da foto di donne e uomini cinesi attuali.

Oppure rappresenta l'elemento consumistico come un miraggio dorato e luccicante.

La parete esterna dell'Haus der Kunst è stata ricoperta da 9.000 zainetti colorati di quelli che portano i bambini quando vanno a scuola, per ricordare le migliaia di bambini morti nel terremoto del 2008 in Cina. La causa dell'alta percentuale di morti di bambini è stata imputata alla cattiva qualità delle costruzioni delle scuole nella provincia cinese colpita. Si è avanzata l'accusa di corruzione delle autorità amministrative. Ai Weiwei è stato picchiato dagli agenti durante una manifestazione che chiedeva un accertamento delle responsabilità. A Monaco è stato operato d'urgenza per le conseguenze dell'ematoma cerebrale che gli era stato procurato

In conclusione i temi ecologici dell'attuale situazione del mondo si affiancano nell'artista alla denuncia e ad un'aggravata riflessione sullo stato del mondo e dell'uomo in esso. 

 

(Carlo Verducci)


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