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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
IL RITORNO
post pubblicato in Manguel, Alberto, il 23 settembre 2010



"Il passato è solo l'invenzione del ricordo che vuole farsi permanente e che noi confondiamo con qualcosa di immutabile. Per gli antichi, la storia di Troia non muta; a cambiare è il modo in cui può essere narrata. Il passato è dunque creazione di coloro che l'hanno raccontato, e tuttavia in un momento inaccessibile esiste una storia fatta di ferro e diamante che sta, in rapporto alle nostre narrazioni, come la Troia di fango e di pietra in rapporto ai versi del cantore cieco e del servitore di Augusto".
L'uomo che sta leggendo queste parole nel momento esatto in cui si trova a fare i conti col proprio passato è l'antiquario Nestor A. Fabris. Su invito del figlio, ha fatto ritorno a Buenos Aires, la sua città, abbandonata precipitosamente trent'anni prima per sfuggire ad una delle più crudeli dittature del Novecento. La visita della città si rivela un viaggio surrealista dentro il proprio inconscio, in un confronto incessante con quella memoria che, nota Kundera ne L'ignoranza [ * ], può trattenere del passato solo un'insignificante minuscola particella, senza sapere perché proprio quella e non un'altra: è la memoria di chi ritorna, ignaro di tutto ciò che si è lasciato alle spalle.
Una memoria che Buenos Aires sembra assecondare, riproducendo fedelmente i luoghi, le cose e le persone così come Fabris le aveva lasciate. Identiche le vetrine delle librerie, con gli stessi testi in vendita (non c'è racconto o saggio in cui l'uomo-biblioteca Alberto Manguel, autentica incarnazione dello spirito borgesiano, non abbia riversato, nominandole e commentandole, le sue letture), identici i commessi dei bar, identici i compagni di gioventù, ancora ragazzi nel fiore degli anni, che Fabris incontra per strada, identica anche l'ex fidanzata, offesa con lui e decisa ad ignorarlo, in un'atmosfera che rimanda alla più inquietante delle Cronache Marziane di Bradbury [ * ], quella della terza spedizione. All'incredulità fa posto lo smarrimento: il ritorno si rivela una discesa all'inferno, e Buenos Aires una selva oscura che cambia continuamente volto, come un incubo, diventando un labirinto di fantasmi e metafore in cui Fabris smarrisce l'albergo, la strada, sé stesso, ogni cosa, tranne un libro acquistato poco prima.
Ne legge poche pagine mentre un autobus, guidato da un suo vecchio professore universitario, che è anche l'autore del libro, lo conduce senza soste intermedie in una sorta di limbo pieno di persone in attesa. Tra costoro, oltre agli amici rivisti poco prima, Fabris incontra il fumettista Héctor, in cui non è difficile riconoscere Oesterheld, l'autore de L'Eternauta [ * ], desaparecido come tutti gli altri. La dimensione onirica ha preso definitivamente il sopravvento. Fabris ne prende atto, senza tentennamenti, riannodando le fila con ciò da cui era fuggito.
Per Il ritorno (ed. Nottetempo) potremmo prendere a prestito una considerazione dell'immenso Roberto Bolaño [ * ] [ * ]: "è una lettera d'amore e un saluto alla mia generazione, a quelli che hanno scelto la militanza e la lotta e che hanno dato quel poco che avevano e quel molto che avevano, la giovinezza, a una causa che per noi era la più generosa del mondo. L'intera America Latina è seminata con le ossa di questi giovani dimenticati".



(Valerio Rosa)





Alberto Manguel, Il ritorno, Nottetempo, 2010 [ * ]







(apparso sul blog "Diario di un lettore" [ * ])



LA CORSA DI MIGUEL
post pubblicato in Diario, il 18 gennaio 2008



Lunedì 21 gennaio h 19 verrà a Villa Leopardi Enrico Calamai, ex diplomatico in Argentina negli anni settanta, testimone in Italia nel processo che ha portato alla condanna di otto militari argentini, autore di "Niente asilo politico. Diplomazia, diritti umani e desaparecidos", Feltrinelli, 2006 [ * ]. Sarà presente Elvira Sanchez, sorella di Miguel.
Nel 1972, il giovane diplomatico Enrico Calamai veniva inviato in Argentina con la carica di vice console.  Nel 1974, poco dopo il golpe, veniva mandato temporaneamente a Santiago del Cile. L'ambasciata italiana si era riempita di rifugiati che chiedevano asilo politico. Questo periodo cileno veniva a costituire un'eperienza fondamentale per il giovane diplomatico che capiva come fosse possibile aiutare i rifugiati e consentire loro di scappare in Italia. Nel 1976, quando i generali prendevano il potere era di nuovo in Argentina. L'ambasciata aveva rafforzato i dispositivi di sicurezza per impedire l'accesso a chi cercava asilo politico. In maniera discreta, con una rete di aiuto e informazione, Calamai salvava molti oppositori al regime e di tanti desaparecidos cercava di scovare notizie, lavorando contro gli ordini superiori. Finchè nel 1977 non veniva richiamato a Roma.
Miguel Benancho Sanchez era nato nel 1952 a Bella Vista, provincia di Tucuman, nel nord dell'Argentina, in una regione famosa per la coltivazione della canna da zucchero. Anche Miguel lavorava da bambino nelle piantagioni prima che l'intera area entrasse in crisi. Allora, a 18 anni, seguendo l'esempio dei fratelli (la sua era una famiglia numerosa, aveva altri nove tra fratelli e sorelle), si trasferiva a Buenos Aires. Quì faceva inizialmente l'imbianchino e il calciatore in quarta divisione. Ma si sentiva attratto dall'atletica e cominciava ad allenarsi con il mitico tecnico Osvaldo Suarez. La sua giornata non gli concedeva soste: al mattino primo allenamento, poi prendeva il treno per il lavoro al Banco de Provincia, quindi ancora allenamento, per finire la scuola serale per completare quegli studi che non aveva terminato. Politicamente era impegnato nella Gioventù peronista. Negli ultimi anni i suoi impegni di lavoro e sportivi avevano ridotto di molto la sua attività politica. Era un poeta autodidatta.  Il suo "Para vos atleta" era stato pubblicato dalla Gazeta Esportiva di San Paolo. Fu sequestrato nella notte fra l'8 e il 9 gennaio 1978 da una banda paramilitare a casa sua. Fu bendato e infilato su un Ford falcon nero, triste e ricorrente presenza di quegli anni, uno dei migliaia di desaparecidos.  



vedi quì


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ULTIMI PROCESSI IN ARGENTINA
post pubblicato in Diario, il 23 ottobre 2007
Daniela ci segnala questo articolo sugli ultimi processi in Argentina, apparso sul sito di Peace Reporter.

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LEGGERE L'ARGENTINA
post pubblicato in Diario, il 4 settembre 2007
Per una bibliografia aggiornata sull'Argentina vedi l'articolo "Leggere l'Argentina", quì.
L'ISOLA DEL SILENZIO
post pubblicato in Verbitsky, Horacio, il 2 marzo 2007



Verbitsky analizza in questo libro il ruolo che ebbe la chiesa argentina nel golpe. Lo stile è asciutto ed essenziale, l’analisi e la ricerca delle fonti è sempre rigorosa come nel precedente libro "Il volo", in cui raccolse la confessione del capitano di vascello Adolfo Scilingo. Tutto iniziò con “l’importazione” dalla  Francia di idee e uomini appartenenti ad una corrente integralista e vandeana (Cité catholique). Gli appartenenti a questa organizzazione avevano aderito all’O.A.S. e sfuggivano alle condanne, anche a morte, inflitte dai tribunali francesi per gli attentati commessi a Parigi. La chiesa argentina invitò e accolse con entusiasmo uomini e idee. Le idee venivano da lontano, dalla Santa Inquisizione e furono diffuse e inculcate sistematicamente nelle forze armate. Infatti il cardinale Caggiano, primate d’Argentina, era anche vicario militare e da lui dipendevano i cappellani militari e gli uomini provenienti dalla Francia occuparono posti strategici anche nella chiesa. Dal momento del golpe, benedetto dalla gerarchia ecclesiastica, la chiesa fu sempre al corrente di ciò che avveniva, aveva gli elenchi dei detenuti e gestiva la fuoriuscita di quelli a cui era concesso espatriare, dopo torture e detenzione. Sapeva perfettamente come venivano liquidati i prigionieri e i cappellani confortavano e incitavano i militari quando erano assaliti da dubbi o rimorsi. Un ruolo importante lo ricoprì Bergoglio, guida dei gesuiti, che denunciò i gesuiti che vivevano nelle “favelas”, perché era considerato contiguo ai “terroristi Montoneros” chi si occupava dei poveri. Tutto questo è avvenuto sotto la supervisione di Pio Laghi, nunzio apostolico (cioè rappresentante ufficiale del Vaticano in Argentina), che  giocava abitualmente a tennis con l’ammiraglio Massera, appartenente alla giunta militare e responsabile di molti delitti anche non “politici”. E’ inquietante leggere il contenuto di ciò che veniva inculcato ai militari perché c’è una certa familiarità e attualità, come anche apprendere che Bergoglio fatto cardinale da Giovanni Paolo II è stato il principale antagonista dell’attuale papa all’ultimo conclave ed inoltre è ancora sufficientemente giovane per il prossimo. 

(Daniela Puggioni)



Horacio Verbitsky, L'isola del silenzio, Fandango, 2006


nuncamas


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IL VOLO
post pubblicato in Verbitsky, Horacio, il 23 febbraio 2007



Questo libro raccoglie la confessione di un militare della marina argentina coinvolto nelle attività dell' E.S.M.A (la scuola meccanica superiore della marina argentina): Scilingo.  La descrizione storica del periodo, prima, durante e dopo la dittatura è molto efficace. Il ritmo narrativo è incalzante e chiaro. Quello che però mi ha molto colpita è la psicologia del protagonista, che è stato addestrato e motivato dalla propaganda militare, ma le cui convinzioni cominciano a incrinarsi per un "banale incidente". Coinvolto in un Volo (termine convenzionale per indicare la soppressione ciclica dei prigionieri lanciandoli vivi ma drogati, in modo che non se ne rendessero conto, da un aereo nel Rio della Plata), mentre lanciava i prigionieri dall'aereo, era scivolato e, se non fosse stato ripreso all'ultimo momento, avrebbe rischiato di cadere. Questo "incidente" gli aveva lasciato un grosso segno psicologico, ma non tale da spingerlo a confessare. Era stato, invece, il "tradimento" dei  suoi superiori, che attribuivano a eccessi dei sottoposti i delitti che i sopravvissuti denunciavano, a renderlo sempre più consapevole di ciò che aveva compiuto e spingerlo a rivelare cosa era avvenuto. Paradossalmente l'opinione pubblica argentina che non aveva reagito alle prime denunce è stata risvegliata dal suo torpore proprio dalle rivelazioni di Scilingo .

(Daniela Puggioni)


Horacio Verbitsky, "Il volo", Fandango, 2008 [ * ]

vedi quì


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