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BRUNO BARTOLETTI
post pubblicato in Bartoletti, Bruno, il 27 aprile 2006


Bruno Bartoletti, poeta romagnolo nato a Montetiffi di Sogliano al Rubicone, ha pubblicato nel 2005 la raccolta di poesie "Il tempo dell'attesa", ed. Il Ponte Vecchio, Cesena.


Bruno Bartoletti è un poeta molto legato alla tradizione. Non è interessato a sperimentalismi più o meno facili che contraddistinguono tanti poeti contemporanei e quando scrive cerca di eliminare interventi troppo razionali. La forma rimanda ai classici ma lo stile è personale e l'ispirazione spontanea e sempre strettamente legata a sentimenti, eventi, persone e oggetti che fanno parte del suo vissuto. E' una poesia che trasmette emozioni. Lo stile è elegante ed elevato, ma le strutture linguistiche sono semplici, perciò la comunicazione degli stati d'animo avviene facilmente e la comprensione è immediata, nonostante l'uso frequente di simbolismi, metafore, citazioni e riferimenti dotti.
Bartoletti svela attraverso le sue opere l'assidua frequentazione e la profonda conoscenza di grandi poeti del Novecento, soprattutto Pascoli, Montale e Luzi.
Conosce e applica tutte le tecniche e le figure del fare poetico, predilige l'endecasillabo e ritmi lunghi e lenti. Prevalgono i toni della malinconia che spesso si congiungono e si confondono con quelli della tenerezza. C'è un'attenzione particolare per le cose che sono smarrite e una diffusa nostalgia del passato, di un ritorno impossibile; c'è una capacità descrittiva che crea immagini belle ma tristi, perchè caratterizzate sempre da tinte fredde o dalla mancanza di luce.
Il titolo della raccolta
"Il tempo dell'attesa" suggerisce la riflessione ricorrente dell'autore sulla morte, ma anche sulle attese dello spirito, le perdite, i ricordi. Si tratta di attese quasi sempre deluse; speranze che non hanno trovato la forza di presentarsi come tali e come obiettivo, per evitare la disperazione, il grido di dolore per il sogno perduto....
Parole chiave sono: tempo, ombra, silenzio, lontananza, ricordo, assenza, inverno, buio, chiuso, cupo, solo, stanco...le liriche raccolte non sono inserite in ordine cronologico di composizione, ma sono state ordinate per temi. Ci sono tre momenti in forma di climax ascendente:
Gli affetti familiari (prima parte)
 presenta molte liriche dedicate alla figura della madre. Il padre dell'autore è morto in miniera in Francia nel 1951 - "Il tempo che precede" (l'8 dicembre 1948, giorno della partenza del padre), a pag. 110, è inserito nell'ultima parte perchè si tratta sempre di un viaggio, l'ultimo, quello della morte, il viaggio per eccellenza.
La seconda parte del libro,
Le radici, parla in fondo della ricerca della propria identità e di una verità che sta alle origini, alla sorgente. E' il ciclo della vita: nascita, partenza, viaggio, ritorno. E' il cerchio che apre e chiude, in cui ogni punto si tocca e ogni punto sulla circonferenza è equidistante dal cerchio. Esempio anche della perfezione, di equidistanza, dell'essere, della vita - non dunque un canto di morte.
Infine la terza parte, Il viaggio,
inteso come eterno mito di Odisseo, dell'Odisseo pascoliano che viaggia senza patria e senza ritorno, il cui ultimo viaggio è la morte.
Il viaggio è una metafora filosofica, è la ricerca, è il tentativo di una risposta alla domanda esistenziale sul significato della vita. Il viaggio è un topos che nella letteratura, da Dante a Pascoli a Joyce a Montale, ha sempre trovato i suoi cantori. E' la perenne ricerca di una verità, un tema romantico e leopardiano (Canto notturno...)
Il tempo è trascorso ma si ripresenta ancora con le sembianze del passato
"ma il vento disperde le foglie / e il giardino imbrunisce e tu resti / com'eri, nel tempo,distante".
In realtà si può parlare quasi di assenza di tempo, infatti non esiste lo scorrere del tempo, ma ogni situazione è fissata al di fuori del tempo nella sua fissità eterna e immutabile. Non ci sono situazioni in fieri, in evoluzione, ma ogni cosa è fissata in bianco
e nero, come in un film di altri tempi, eterni. Anche l'uso dell'endecasillabo è uno strumento per dare al verso questa cadenza di passato eterno, non finito eppure non presente.
L'amore è presente anche come esperienza crudele...
"crudele sì, quel tanto che ci lascia / ancora in piedi, illusi, più lontani / sopra i crepacci di un inverno buio / che a poco a poco, nella notte, inghiotte."
I luoghi raffigurati sono borghi immersi nel silenzio, paesaggi pervasi di pioggia o neve, campi arsi e cupi monti, sere, albe spente e tramonti incolori. E' descritto il male di vivere, ma serenamente. Non sono prospettate risoluzioni ma s'intravedono speranze. Anche il pensiero della morte può essere utile per consolidare la vita, per valorizzare le piccole cose semplici che ci rimangono. L'autore lancia messaggi di grande valenza morale ed è per questo che i toni tristi non raggiungono la disperazione, è per questo che dalle incertezze del mondo contemporaneo riesce a far emergere certezze che vengono da lontano.

(Luciana Raggi)


Bruno Bartoletti ha pubblicato in precedenza le raccolte "Trasparenze - frammenti di memorie"(1997), "Le radici" (2000), "Parole di Ombre" (2001). 



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permalink | inviato da il 27/4/2006 alle 15:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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