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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
LE SIRENE DI BAGHDAD
post pubblicato in Khadra, Yasmina, il 9 novembre 2007



Perché un giovane irakeno che vive in uno sperduto villaggio beduino diventa terrorista? Cosa scatta nella sua testa perché il martirio diventi la meta più desiderabile per la sua vita? Questo romanzo, in cui il protagonista parla in prima persona, ci illumina su pensieri, sensazioni, sentimenti che fanno da molla scatenante di una scelta così distruttiva. Ci sono anche gli accadimenti, le operazioni di guerra, la violenza delle forze
di occupazione, le uccisioni ingiustificate dei civili irakeni, le devastazioni che colpiscono la popolazione mentre festeggia momenti felici.
Ma il racconto va oltre, molto più in là, alla radice della coscienza, e mette al centro di tutto qualcosa di cui nel nostro mondo occidentale si parla poco: l'onore.
Onore, termine desueto, sentimento smarrito, concetto che destabilizza.
Mi è venuto in mente un raccontino del mio libro di lettura delle scuole elementari. Il fuoco, l'acqua e l'onore andarono a fare una passeggiata insieme, in un bosco. Se ci perdiamo, disse il fuoco, come facciamo a ritrovarci? Semplice, rispose l'acqua, cercatemi dove la vegetazione è più verde e rigogliosa e mi troverete lì. Se mi doveste perdere, disse il fuoco, cercate un fil di fumo, io sarò lì. Quanto a me cercate di non
perdermi, disse l'onore, perché se mi smarrite non mi troverete più.
Che cos'è l'onore per noi, in questo momento, nel nostro mondo che cerca di scrollarsi di dosso il secolo breve con tutte le sue ideologie?
Non lo so.
Questa parola mi evoca l'onorata società, l'uomo d'onore sinonimo di mafioso, il delitto d'onore, il debito d'onore legato alle perdite al gioco. Mi fa anche pensare alle connotazioni sessiste legate a questo termine, perché per secoli l'onore di una donna ha avuto una localizzazione precisa ed è stata una questione particolare.
Diffido dell'onore. Ma nel villaggio di Kafr Karam l'onore è tutto.
Dice il narratore: ”Da generazioni immemorabili vivevamo reclusi dietro i nostri bastioni di paglia e argilla, lontani dal mondo e dalle sue bestie immonde, accontentandoci di quel che Dio ci metteva nel piatto e lodandolo per il neonato che ci affidava come per il parente che chiamava a Sé. Eravamo poveri, umili, ma in pace. Fino al giorno in cui la nostra intimità fu violata, i nostri tabù profanati, la nostra dignità trascinata nel
fango e nel sangue... Fino al giorno in cui, nei giardini di Babilonia, selvaggi bardati di granate e manette sono venuti a insegnare ai poeti a diventare uomini liberi...”
Come il bestiame scampa alle epidemie, così l'uomo del deserto sopravvive a soprusi e angherie. Ma non scherza con il senso dell'onore e pensa che l'unico modo legittimo per conservare l'amor proprio sia lavare l'offesa nel sangue. “La dignità non si mercanteggia. Se la perdiamo, i sudari del mondo intero non basterebbero a coprirci il volto, nessuna tomba accoglierebbe la nostra carogna senza spaccarsi.” (pag. 126)
Ma perché il protagonista del libro ha perso l'onore? E' accaduto che, durante un'incursione militare, quando i soldati mettevano a soqquadro la casa della sua famiglia, lui abbia visto suo padre seminudo e abbia poggiato lo sguardo sui genitali del vecchio. Tanto basta. Secondo le leggi ancestrali che regolano la vita della comunità questo è sufficiente a perdere il proprio onore e quella dignità senza la quale non val la pena di vivere. Solo il sangue può lavare l'offesa. Il giovane lascia il villaggio, va a Bagdad e diventa un terrorista. Sa che la sua vita sarà sacrificata, ma non se ne cura. La morte per una causa santa gli farà riconquistare l'onore perduto.
Il mondo dell'occidente è cambiato, i valori antichi sono dimenticati, i giuramenti hanno perso forza e i tradizionali punti di riferimento sono smarriti.
Non è così nel mondo del protagonista, che condanna il modo di vita occidentale giudicandolo ingiusto e crudele, privo di umanità e di morale, un mondo dove il più forte si nutre della carne del più debole. Tutti i valori dell' occidente, secondo i guerriglieri irakeni, sono solo una questione di soldi, tutte le virtù sono ridotte alle regole del profitto.
Il racconto si snoda con un ritmo teso e vigoroso. Le descrizioni del deserto, del lungo viaggio per raggiungere Bagdad, della città teatro di una guerra sanguinaria, sono bellissime.
Resta, alla fine della lettura, il senso di un'incomprensione profonda tra due mondi che non si parlano, e anche se si parlassero non si capirebbero.
Resta l'interrogativo su quale sia il terreno che è possibile condividere per ricreare il dialogo. Il libro, nelle ultime pagine, dà qualche tenue segnale. All'aeroporto di Beirut una giovane coppia di innamorati si scambia un bacio, un uomo ha gli occhi pieni di gioia quando guarda con tenerezza la moglie che aspetta un bambino. Sono sentimenti universali, parlano un linguaggio comune, su questa base si può ricostruire un discorso.
Ma senza allontanarsi troppo, senza mettere in discussione le regole dei padri, ltrimenti una sorella può trasformarsi senza appello in un lascivo demone femminile, una puttana, solo perché vuole vivere la sua vita.
Una domanda per finire. Se un figlio che vede la nudità del vecchio padre invalido perde l'onore, questo vale anche per una figlia, o no? Mi piacerebbe saperlo.


(Rita Cavallari)


Yasmina Khadra, Le sirene di Baghdad, Mondadori, 2007 [ * ]



Questo è il sito di Yasmina Khadra, in francese. Su "L'attentatrice" vedi quì e quì,
su "Le rondini di Kabul" vedi quì.
Un'intervista all'autore si può trovare quì

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