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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
IL COLIBRI'
post pubblicato in Veronesi, Sandro, il 8 maggio 2020
 

Il colibrì è un romanzo sul dolore e sulla forza struggente della vita. Il protagonista, Marco Carrera, specialista in oftalmologia, ha una vita di perdite, di dolori, di improvvise assenze e brevi attimi di felicità. Già all’inizio del libro si trova da un giorno all’altro nell’occhio del ciclone di una serie di disgrazie (siamo nel 1999): lo psicologo di sua moglie, Marina, gli comunica che ella, incinta di un altro uomo, vuole il divorzio, sconvolgendo l’apparente serenità delle sue giornate. Di qui ha inizio una serie di sventure, malattie, perdita di una sorella, dei genitori e di una figlia. Marco reagisce, come il colibrì che attraverso il battito frenetico e vorticoso delle ali raggiunge la stasi, impiegando tutte le sue forze per mantenere lo status quo, ostile ai cambiamenti. Sopravvivere è un po’ vivere. In verità sua madre da piccolo lo chiamava "colibrì", per la sua velocità, la sua bellezza e la sua piccola statura, dovuta a una forma di ipoevolutismo strutturale moderato, a causa di una insufficiente produzione di ormone della crescita. Nel giro di pochi anni, grazie a una cura adeguata, aveva recuperato ben 16 cm di altezza, raggiungendo 180 centimetri. Tuttavia tutti continueranno a chiamarlo con quel nomignolo. Trascorsi alcuni anni, Luisa, la donna da lui amata, in una lettera, riconosce che lui effettivamente è un colibrì. Come quell’uccello, in cui si è reincarnato un antico guerriero Maya, nonostante le avversità si tiene ben fermo, sempre fedele a se stesso e ai suoi valori, consuma tutte le sue energie per sopravvivere, non dimenticando di aver cura, via via, dei suoi cari. Il sentimento che lo unisce alla donna è un amore spirituale, a distanza, rincorso, asimmetrico, mai pienamente corrisposto - che perdura nell’animo di Marco fino alla fine. Nel “cratere fumante” non si chiede perché accade tutto a lui, resiste, va avanti e finalmente comprende che tutto è accaduto per uno scopo: allevare Miraijin, la bimba della figlia Adele, morta nell’esercizio di uno sport estremo. Sarà il suo mentore perché lei sarà "l’uomo nuovo” che cambierà il mondo, solo a lui è stato concesso il privilegio di allevarla. Intorno al protagonista ruotano diversi personaggi e tutto un mondo, inseriti in un’architettura romanzesca perfetta, in un tempo disgregato, fluido, anacronologico (avanti e indietro dal ’70 al futuro 2030) ispirato al libro di McEwan “Bambini nel tempo”, con l’uso di vari registri linguistici (lettere cartacee, e-mail, sms, racconti in prima e in terza persona). Nel libro Veronesi riversa con grande maestria e sapienza, riflessioni, conoscenze musicali, cinematografiche, filosofiche e letterarie con varie citazioni da Dante a Pirandello, Fenoglio, Vargas Losa, David Leavitt. Rivolge perfino un omaggio all’amico Sergio Claudio Perroni, uno tra i fondatori della casa editrice "La nave di Teseo", morto suicida mentre egli stava ultimando la sua opera. Degno di nota, tra gli altri, è il capitolo “Gli sguardi sono corpo”, in cui viene citato il canto XIII del Purgatorio quando Dante al cospetto degli invidiosi, con gli occhi cuciti e lacrimanti, si rifiuta di guardarli da vicino perché pensa di fare un oltraggio a quelle anime, che non possono ricambiare il suo sguardo, come se fossero impossibilitati a difendersi. Lo scrittore quindi afferma che gli sguardi sono armi potentissime e producono urti emotivi anche quando non sono lanciati allo scopo di produrli. Gli sguardi insistenti fanno sentire violati. Guardare è “un’immischiarsi, è un toccare da lontano”. Lo sguardo è lo strumento in cui l’essere si afferma.
Le tematiche affrontate sono universali, i drammi dell’esistenza umana sono esplorati in ogni sfumatura, compresa anche l’eutanasia. Non è un libro cristiano, il protagonista è smarrito nell’esistenza senza un dio da seguire o un ideale, tuttavia sembra rivelare la grande nostalgia di un Dio che sappia abbandonare il cielo e venire ad abitare tra le nostre misere esistenze. Le ultime pagine invitano a pregare “per tutte le navi in mare”, metafora della vita e in una vecchia lettera a Luisa c’è il desiderio di scrivere da parte di Marco il loro amore ”in ogni superficie creata dal buon Dio”.
“Il colibrì” stupisce e affascina per la creatività dello scrittore, ma può non suscitare interamente la condivisione e la commozione del lettore.


(Anna Velia Violati)







Sandro Veronesi, Il colibri', La nave di Teseo, 2019 [ * ]



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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 8/5/2020 alle 8:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
BRUCIA TROIA
post pubblicato in Veronesi, Sandro, il 11 febbraio 2008

   

La vicenda si svolge nella periferia suburbana di una provincia italiana (a Prato o forse invece in una borgata romana), tra gli anni cinquanta e sessanta e si conclude, con un'apoteosi devastante e surreale, nel 1970, anno che coincide con la fine del boom economico e l'inizio di lotte e rivendicazini in cui i perdenti cercano di dare voce alla loro disperazione.
Il romanzo si sviluppa alternando le vicende degli abitanti di due mondi chiusi e confinanti, diversi ma nello stesso tempo simili.
Da una parte il Cantiere, ghetto degradato tra gli opifici e la ferrovia, animato da disadattati che vivono di espedienti, furti e prostituzione. Dall'altra il brefotrofio dei Cherubini, rifugio salvifico di neonati abbandonati, trovatelli da redimere poi con punizioni corporali e privazioni, dove la figura di padre Spartaco, ex missionario, visionario apocalittico, viene venerata e temuta.
Questi due mondi si intersecano una prima volta con Salvatore, che fuggito dai Cherubini, trova rifugio al Cantiere e viene adottato da Omero, ricettatore quasi cieco, e alla sua morte affidato all'amico Miccina, che vive incendiando fabbriche in fallimento su richiesta dei proprietari che vogliono  intascare il premio dell'assicurazione. Salvatore cresce cercando di emulare le gesta dei suoi protettori, e grazie ai documenti di un morto ammazzato, che viveva nel cantiere solo e disperato, riesce ad assumere il cognome e l'identità del camionista Rolando Morgante.   
Nel frattempo padre Spartaco, sempre più ossessionato dalla costruzione di un grande santuario mariano dove officiare riti sacri quasi pagani di sua invenzione, lascia l'amministrazione e la cura dei trovatelli in gestione alle suore del Buon Cammino, dedicandosi completamente al suo progetto.
Sarà Pampa, ragazzino nato e cresciuto al Cantiere, in una famiglia disgraziata e disgregata, nuovo compagno di Morgante, allievo promettente, sia nel calcio che negli incendi, a oltrepassare di nuovo i confini per vendicare le violenze subite nel lager di padre Spartaco.
Con l'aiuto di una piccola vittima delle suore del Buon Cammino, Pampa provocherà l'incendio del brefotrofio, che distruggerà anche l'impalcatura futurista del santuario insieme alla rispettabilità del convento e all'aureola di santità del missionario.
Con questo romanzo Sandro Veronesi abbandona il mondo borghese di "Caos calmo", nonchè la scrittura colta e interiorizzata, descrivendo con una prosa asciutta e priva di artifici un'umanità ai margini e perdente. Mentre i personaggi del Cantiere riscuotono le simpatie del lettore, gli attori che animano le scene del convento appaiono, a mio avviso, irreali e grotteschi. La figura di padre Spartaco è descritta nella sua ossessiva follia ma non ne conosciamo la storia. Al contrario, i personaggi del Cantiere appaiono veri e credibili, il lettore, pagina dopo pagina, rimane coinvolto nelle loro gesta, ne apprezza l'umanità e ne condivide le scelte, augurandosi un riscatto e un finale positivo, che purtroppo risulterà impossibile.


(Gabriella Buttafoco)



Sandro Veronesi, Brucia Troia, Bompiani, 2007 [ * ]




vedi quì e quì
                        


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 11/2/2008 alle 14:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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