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post pubblicato in Woolf, Virginia, il 18 dicembre 2019
 

Questo è un libro strano. Da una parte, è un epistolario tra due donne che si amano, ma – nello stesso tempo – un dialogo tra due donne accomunate da un interesse particolare, la scrittura. E proprio questo doppio valore, sottolineato dalla composizione grafica della copertina, ne fa un libro estremamente interessante. Libro arricchito da due contributi: quello iniziale di Nadia Fusini, e quello finale di Elena Munafò. 
Molto si sa di Virginia Woolf, soprattutto per le sue opere letterarie (La signora DallowayGita al faro, Le onde, Orlando), ma poco se ne sa al livello di vita privata. Questo libro, curato da  Elena Munafò – docente presso l’università “La Sapienza” di Roma – si avvale dell’opera di Nadia Fusini, esperta conoscitrice delle opere della Woolf, che ne ha tradotto le lettere (di questo epistolario, e dei moltissimi altri che la Woolf ha prodotto) e molte altre opere, come indicato nelle note a piè pagina, e in quelle del saggio finale di Elena Munafò. 
Il libro è un contributo prezioso che illumina sulla vita della Woolf, non solo nel merito del rapporto con Vita Sackwell-West, ma anche nell’ambito della sua propria vita. A differenza di altri libri che riguardano rapporti amorosi di tipo omosessuale, questo epistolario è notevolmente più “autobiografico”, per così dire, e si rivela quindi più interessante per un comune lettore.
A me che l’ho letto, il libro ha fatto un effetto molto particolare: non ho visto, infatti, nelle lettere della Woolf grandissimi cenni al rapporto con Vita Sackwell-West, ma piuttosto lo scambio di notizie che la Woolf ha fatto con Vita riguardo alla sua vita, e in particolare alla sua attività letteraria. L’avvertenza che la curatrice ha premesso alle lettere stesse ci informa che le lettere riportate sono solo 136, su un totale di 500 che le due donne si sono scambiate: 78 scritte dalla Woolf, 58 da Vita. Ma la biografia della Woolf annovera almeno altri 6 epistolari, cosa che la dice lunga su quanto le lettere fossero importanti negli ambienti letterari britannici di fine ottocento–primo novecento.
Se pure i saggi della Fusini e della Munafò ci ragguagliano su quanto le due donne si dicessero in queste lettere, la lettura delle stesse è realmente un grosso “faro” sul modo di vivere delle due protagoniste: Virginia, sempre presa dai suoi impegni letterari e dalle opere che scriveva, Vita – invece – molto proiettata ai viaggi e alle esperienze “saffiche” che riusciva a procurarsi. In realtà, anche Vita, approfittando dell’attività diplomatica di suo marito Harold Nicolson, scrisse alcuni ricordi di viaggio; e non solo. 
La parte preponderante delle notizie ricavabili dalle lettere riguarda anche l’attività editoriale cui la Woolf e suo marito Leonard dettero origine, fondando una casa editrice, la Hogart Press. Oltre a pubblicare le sue opere, Virginia si premurò di assicurarsi la pubblicazione degli scritti di Vita: il diario delle esperienze persiane, che uscì con il titolo “Seduttori in Ecuador”, e il romanzo “The Land” (La terra). Le lettere di Virginia sono piene di notizie su quanto la loro (sua e del marito) attività editoriale riusciva a produrre.
Il rapporto tra Virginia e Vita nacque per un interesse “conoscitivo” di Virginia, affascinata dalle origini nobiliari (peraltro opinabili) dell’amica, e dalla vita che la stessa conduceva, molto diversa da quella dell’ambiente in cui viveva la Woolf. Pur accreditata di aver iniziato lei anche il rapporto “sessuale”, durante una visita a Vita, Virginia era sempre stata poco incline a coraggiose avventure in quell’ambito: era piuttosto timida a quanto pare. Ma comunque le lettere scelte, probabilmente per l’attenzione con cui il libro è stato “composto”, sono certo quelle più leggibili, visto che sono poco più di un quarto del totale.
 Che dire di più? È un libro che vale la pena leggere, se si è interessati alla personalità della Woolf. Cosa che chiunque abbia letto almeno “Al faro”, non può non nutrire. Un libro che spazza via tante storie sulle follie della Woolf, follie che – forse – sono state una (ma non l’unica) delle cause che l’hanno condotta al suicidio. Ma che si scatenarono proprio nel periodo della guerra, periodo che colpì profondamente l’Inghilterra, bersaglio preferito delle bombe volanti di Hitler. Ne emerge una figura della Woolf piuttosto attenta ai fatti della vita, e felice della sua attività di scrittrice.


(Lavinio Ricciardi)







Virginia Woolf, Vita Sachkville-West, Scrivi sempre a mezzanotte, Donzelli, 2019 [ *  ]


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 18/12/2019 alle 14:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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