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PAESAGGI CONTAMINATI
post pubblicato in Pollack, Martin, il 29 luglio 2019


La letteratura sul paesaggio ha una lunga storia e un nutrito elenco di testi di riferimento. Però questo libro, che pure vorrebbe rientrare in questo filone tematico, già dal titolo segnala un'anomalia: paesaggi contaminati. E non si riferisce ad una variante ecologica della descrizione di paesaggi, perchè i paesaggi descritti nel libro sono per lo più paesaggi incontaminati, quadri idilliaci di natura nell'Europa centro-orientale. La contaminazione di cui si parla è un'altra. E' una contaminazione più profonda che riguarda le viscere della terra.
Il paesaggio è quello dell'infanzia dell'autore, che allo sguardo appare immacolato. Ma questa è una sensazione retrospettiva e "l'ambiente in cui siamo cresciuti non era forse così intatto e pacifico come ci può sembrare oggi, tanti anni dopo". Quell'ambiente mantiene un segreto.  
La contaminazione è quella delle fosse comuni scavate nell'Europa orientale durante i massacri della seconda guerra mondiale e poi ricoperte, piantandoci sopra della vegetazione, per mimetizzarle col paesaggio.
Tuttavia ci sono testimoni che ricordano i luoghi e sono in grado di indicare che sotto una collina o sotto un campo, se si scava, si trovano, come vene d'oro in una miniera, ossa e reperti umani. Questo è accaduto perchè non si doveva serbare alcuna memoria, le identità personali dovevano essere ricoperte, annullate, polverizzate, mineralizzate. E questo è così letterale che a Treblinka subito dopo la guerra i contadini scavavano per poi setacciare le ossa nell'acqua del fiume alla ricerca di residui d'oro, protesi, anelli, scampati al massacro, come si ricorda in "Un raccolto d'oro" di Jan Tomasz Gross e Irena Grudzinska Gross [ * ].
Un altro testo ancora parla della rabdomantica caccia al reperto nascosto nelle viscere della terra, "Fucilateli tutti!" di Patrick Desbois [ * ] [ * ], facendo da apripista al nostro libro. Così l'archivio (il mal d'archivio di cui parlava Derrida [ * ]) e il culto dei morti (cfr. "Psiche" di Erwin Rohde) si contrappongono al deposito sotterraneo, all'occultamento, alla stratificazione, fatta oggetto di scavi, in certi casi letterali in miniera, come a Huda Jama in Slovenia, dove i corpi murati nelle pareti di una ex miniera dai partigiani di Tito e sepolti dall'esplosione della cava, sono fatti oggetto di un nuovo scavo, interrotto per non andare all'infinito nel disseppellimento congiunto di ossa e gesso.
Il paesaggio mantiene però una sua irriducibilità: "da evacuati, assegnati da una qualche autorità a contadini sconosciuti, senza il nostro tetto sulla testa eravamo ancora più poveri delle persone del luogo. Gran parte dei nostri averi, lenzuola, vestiti e oggetti di arredamento, era andata bruciata nella casa distrutta dalle bombe. [...] se però oggi ripenso a quel periodo, vedo davanti a me soltanto immagini belle e piacevoli. Un idillio", contrapposto all'assenza di cordoglio, alla vanificazione del commiato, all'estinzione dell'identità: "che nessuno si ricordi di loro. Nessuno deve commemorarle [...] le vittime senza nome devono essere eliminate per sempre. Completamente".
E' l'ambito di morte e letteratura, che camminano insieme, laddove viceversa occultamento e oblio erano lo scopo della guerra.
Questa è l'Europa che abbiamo ereditato.
Fa impressione, essendo divenuta intrasmissibile, l'assenza di memoria del mondo nuovo, per cui si vuole sulla base del silenzio far tornare indietro l'orologio della storia, fideisticamente certi dell'immacolatezza del paesaggio, nell'incapacità di fare domande, anche se nasconde un segreto che, come sapevano gli occultatori, era destinato a rimanere tale.


(Carlo Verducci)






Martin Pollack, Paesaggi contaminati, Keller, 2016 [ * ]

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 29/7/2019 alle 7:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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