.
Annunci online

CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
IL SEGRETO DEL FARAONE NERO
post pubblicato in Buticchi, Marco, il 5 aprile 2019
 

Ho avuto come regalo di Natale questo splendido libro, che mi ha fatto conoscere un nuovo autore dei generi che preferisco: avventura e noir. 
La lettura mi ha poi dato da pensare: chi è quest’autore? Qualcuno dice di lui che è il Wilbur Smith italiano: ho letto molti libri dell’autore sudafricano e – per quanto alcuni tratti del modo di scrivere di Buticchi possano rammentarlo – sono di tutt’altro avviso: si tratta di un narratore diverso.
Questo romanzo è concepito con grande originalità: mio figlio, autore del dono, dice che il libro è un romanzo storico. In realtà, la storia fa soltanto da contraltare ad una vicenda non soltanto originale, ma anche estremamente attuale. 
La storia è quella di una famiglia di banchieri, e parte dal 1760 per arrivare ai nostri giorni. Prima di dire la mia sul romanzo, mi si lasci spendere qualche parola su un altro aspetto che sottolinea ancor più l’originalità dell’autore: l’organizzazione del libro. Questo è diviso in tre brevi capitoletti (Antefatto e Prologo, all’inizio, e una Nota dell’Autore alla fine); ci sono poi cinque parti, quattro dette Libri e l’ultima detta Epilogo. Ciascuna parte è poi suddivisa in capitoli; all’inizio di ciascun capitolo una breve premessa fa da sintesi, seguita quasi sempre da luogo e data dei fatti che sono narrati. Le parti hanno i titoli: Le origini (1760–1770), L’ascesa (1798-1825)La follia (1935–1944), I segugi (1970-2018), titoli riferiti ovviamente alle attività della famiglia di banchieri ebrei, di cui il libro è – molto soggettivamente – una specie di saga. Entro subito nei particolari.
Le origini (1760–1770) ha inizio con la storia di Hersch Schmidl (che più tardi cambierà il suo cognome, impronunciabile, in Goldmeiner), di Thomas Carroll e della nave Royal George. L’intero libro, che in sette capitoli copre dieci anni di storia, spazia da Hannover a tutta l’Europa, per concludersi con la fuga di Carroll e del suo amico Richard dalle parti di Boston, mentre la fidanzata di Carroll, Elizabeth, sorella di Richard, viene fatta prigioniera a Boston.
L’ascesa (1798-1825), secondo libro, continua la storia quasi trent’anni dopo. Protagonisti i francesi, in particolare le truppe di Bonaparte dirette in Egitto; al seguito di queste truppe un gruppo di scienziati, tra i quali l’archeologo Claude de Duras. La famiglia Goldmeiner, rappresentata da Robert, figlio di Hersch, intende avvalersi dei suoi privilegi, finanziando entrambi i contendenti della guerra tra Francia e Inghilterra. E Robert giunge in Egitto per lucrare sulle eventuali scoperte archeologiche dei francesi in loco ad opera di de Duras, ed accrescere così le sue finanze e il suo potere. Il libro è il più corto dei quattro.
La follia (1935–1944), terzo libro, avanza nel tempo di più di un secolo. Siamo in pieno nazismo in Germania e abbiamo ancora i Goldmeiner, cioè Joseph, che stabilisce un rapporto con due personaggi dell’entourage di Hitler, il generale Braumer e l’esperto economico Oswald Pohl. L’intreccio è reso più complesso dalla presenza di due donne, Rena Lorch e la sua compagna di scuola Malka Orly. Le ragazze sono entrambe ebree: Rena a contatto con un professore che le procura un lavoro come spia degli inglesi, e Malka, che per salvarsi, in periodo di caccia all’ebreo, assume un altro nome, Agnes Friede, e diventa la moglie del generale Braumer e, contemporaneamente l’amante di Goldmeiner, di cui rimane incinta. Il generale, che è sterile, scopre la tresca, per ammissione della stessa Agnes, e prova a colpire la sua amante, che invece riesce ad ucciderlo. La sua compagna Rena, scoperta nel lavoro di spia, viene internata a Birkenau, mentre il prof. Grosse, anch’egli scoperto, preferisce morire anziché tradire le sue “creature”. Il libro è più grosso del primo, anche se con lo stesso numero di capitoli. A mio avviso è la parte più corposa della storia.
I segugi (1970-2018), quarto libro, si svolge nel nostro tempo. Protagonisti, ancora un Goldmeiner, Samuel, figlio di Joseph, che ha a che fare con automobili da corsa e in questa veste elimina uno dei suoi avversari più forti, con l’aiuto di Rolff, un nazista che suo padre ha voluto come suo protettore. Contraltare di Samuel è Ashley Breil, israeliano, membro del Mossad, il servizio segreto. Viene chiamato a Budapest, per organizzare la locale sezione e, appassionato di fotografia, si imbatte in una macchina particolare, una Leica Luxus. La compra per poco, la porta a casa e scopre che contiene una pellicola. Si affretta a svilupparla e ci trova immagini di un luogo egiziano, riprese da disegni antichi; su uno di questi è il nome Goldmeiner (la macchina è appartenuta ad Agnes Friede). Scrive alla famiglia, e la lettera, ricevuta da Joseph, è portata a conoscenza di suo figlio Samuel, andato a trovarlo dopo aver vinto il campionato automobilistico cui teneva. Samuel si impegna a trovare Breil e sistemare, a modo suo, la cosa. Ashley Breil e sua moglie, dopo aver incontrato Samuel, di ritorno da una festa, muoiono in un incidente d’auto. Il figlio di Ashley, Oswald (già nominato nel Prologo), è affidato alle cure del sergente Bernstein, il quale sta indagando sulla morte del padre e scopre che di certo dietro ci sono i Goldmeiner. Ometto le vicende successive:  ho già abusato della pazienza di chi sta leggendo questa storia.
Sono giunto all’Epilogo, che – come ho detto – è anch’esso un libro. Prima, alcune considerazioni sulla storia raccontata fin qui. Quanto ho detto all’inizio mi sembra più che evidente dalle descrizioni dei quattro libri, che formano il corpo del romanzo. Da una parte l’intera dinastia dei Goldmeiner che opera nell’arco di tempo di centocinquant’anni. Dall’altra parte tutte le situazioni e i personaggi di cui parla il romanzo, in parte collusi con i banchieri, in altra parte, più consistente, che combattono lo strapotere finanziario della casata. E il romanzo si articola così nei libri descritti, di cui ho omesso buona parte, perché sarebbe apparsa come sintesi e basta.  
Contrariamente alle difficoltà descrittive, il romanzo è agevole. Buticchi, l’autore, non è certo alle prime armi: dal 1997 ha pubblicato, oltre questa, ben dodici opere. Vorrei concludere questa recensione senza parlare dell’Epilogo (quinta parte, meno corposa ma più complessa), perché sciuperei le sorprese ai lettori. Chi leggerà dovrà certo munirsi di pazienza per tornare più volte a ricontrollare quanto già letto, visto che la mole del romanzo e il numero dei personaggi non consentono di tenere sempre a mente i fatti accaduti.
Non vorrei aver esagerato i toni e creato in chi legge una certa avversione: il libro, come ho detto è di lettura assai piacevole e decisamente accessibile a chiunque. La parte di cui ho omesso la descrizione, l’Epilogo (cinque capitoli), è forse la più appassionante: i primi quattro capitoli sono gli epiloghi dei quattro libri, e l’ultimo capitolo è l’epilogo vero del libro, e di tutte le sue vicende. Nonostante la mole, mi sento di consigliarlo a tutti.


(Lavinio Ricciardi)








Marco Buticchi, Il segreto del faraone nero, Longanesi, 2018 [ * ]



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. letteratura italiana

permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 5/4/2019 alle 7:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia