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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
ESPIAZIONE
post pubblicato in McEwan, Ian, il 9 maggio 2019
 

Un libro tra i migliori di McEwan. Racconta una storia molto originale, ben congegnata, nel periodo della Prima Guerra Mondiale. E’ diviso in quattro parti: la prima, che descrive le vicende della famiglia Tallis, è suddivisa in quattordici capitoli; seguono una seconda e una terza parte, unitarie, e infine un epilogo, intitolato “Londra 1999”. Una citazione da un’opera di Jane Austen, riportata a mo’ di dedica all’inizio, si prefigge  di  attirare  l’attenzione di chi legge su qualcosa…. di non ben precisato. Più avanti si vedrà di cosa si tratta. Dal libro è statotratto un film, con lo stesso titolo (“Atonement”,in inglese), per la regia di Joe Wright, estremamente fedele al romanzo, emolto ben fatto, con ottimi attori.
La prima parte, come già detto, racconta le vicende della famiglia Tallis, composta dai padroni di casa, Emily e Jack, e da tre figli: due femmine, Cecilia e Briony, e un maschio, Leon. La famiglia Tallis vive in una villa (a quanto si capisce fuori Londra) molto vasta. Tra le curiosità che l’autore ci descrive al riguardo, c’è una fontana che è la copia della fontana del Tritone, fatta dal Bernini a Roma, a piazza Barberini. Questa vastità consente di ospitare più persone, oltre ai componenti della famiglia: al momento in cui inizia la storia il figlio Leon è assente (ma dato come in arrivo da Londra), e sono invece presenti i due gemelli Jackson e Pierrot, figli della sorella di Emily, Hermione (maritata Quincey), e Lola, loro sorella, ospiti della villa a causa di vicende della loro famiglia. Tutta la prima parte è una testimonianza della vita a villa Tallis.
L’attenzione della storia è focalizzata su Briony, in età adolescenziale (la sorella Cecilia è maggiore di lei di sei anni). Sembra – in apertura – che debba allestire uno spettacolo teatrale, da presentare alla sua famiglia, intitolato Disavventure di Arabella, preparato proprio per l’arrivo di suo fratello Leon; il canovaccio della sceneggiatura viene sottoposto da Briony a sua madre. C’è poi da ricordare – invece – Robbie, figlio di una domestica di casa Tallis, Grace Turner, e di padre ignoto. Robbie è fortemente preso da Cecilia (di sei anni maggiore di Briony), e le gira sempre intorno. Anche Briony è interessata a Robbie, considerato uomo deciso per le sue maniere determinate. Robbie e sua madre vivono in una dependance della villa. La storia prosegue, in questa prima parte, con varie sfumature, e la presentazione, in ogni capitolo, di personaggi ancora sconosciuti al lettore. L’autore non trascura neppure le domestiche (Polly e Betty, la cuoca), due amici di casa, Hardman e suo figlio Danny, e l’amico di Leon, Paul Marshall, detto il re della cioccolata, che Leon ha portato con se da Londra. 
Tra una vicenda e l’altra si giunge ad una cena, organizzata per festeggiare Leon e il suo amico Marshall. Poco prima, però, Robbie scrive una lettera a Cecilia e vi aggiunge una frase poco edificante. Pentitosene, la ricopia, manoscritta, senza la frase e ripiega l’altra. Più tardi si presenta alla villa, per partecipare alla cena, e affida la lettera – imbustata poco prima – a Briony perché la porti a Cecilia. Briony scappa via e nel frattempo, Robbie si ricorda di aver messo nella busta la lettera con la frase “sconcia” invece della copia corretta. Ma Briony è scomparsa e la cosa non si può più riparare. Robbie non avrebbe dovuto essere a tavola con i Tallis, ma Leon, incontrandolo in giardino, lo aveva invitato, e così…
Briony – appena sola – apre la busta e legge la lettera. Di certo, a suo avviso, percepisce che Cecilia sia in pericolo, e vuole fare il possibile per aiutarla ad evitarlo. Mentre sta preparandosi per la cena, entra sua cugina Lola, che si lamenta di essere stato oggetto di “torture” da parte dei gemelli suoi fratelli. Briony si confida con Lola, e la informa sul contenuto della lettera. Ed entrambe si mettono a sparlare di Robbie: Lola lo definisce “un maniaco”, e suggerisce alla cugina che “bisognerebbe avvertire la polizia”. Poi, mentre parlano, Briony sente la madre che le chiama. Lola, ancora non pronta, viene rassicurata da Briony che lei provvederà a giustificarla. Briony si precipita per le scale, per raggiungere la sala da pranzo, e – mentre scende – vede la porta della biblioteca, solitamente aperta, chiusa. Allora, adagio, apre e riesce a distinguere Cecilia e Robbie in un “abbraccio”, che lei scambia per una aggressione. I due si accorgono dell’ingresso di Briony e si ricompongono, per raggiungere gli altri a cena.
Nel frattempo, i gemelli, al termine della cena, scompaiono lasciando un messaggio un po’ farfugliato, scritto in modo sgrammaticato ma comprensibile. Gli uomini di casa (mancava Jack, il papà dei tre, trattenuto in ufficio) cominciano a darsi da fare per trovarli, uscendo nel giardino in una grande oscurità. Durante questa ricerca, Briony, che era uscita anche lei nel giardino, dopo un peregrinare al buio, ritrova, sulla via del ritorno, una Lola dolorante e mortificata. Le chiede se era stata aggredita, e se il colpevole fosse stato il “maniaco”, come lo avevano ribattezzato. Lola racconta di non aver visto l’aggressore, che l’aveva raggiunta alle spalle, le aveva coperti gli occhi e l’aveva sdraiata sull’erba. Ma Briony, nonostante le incertezza di Lola, è certa che l’aggressore fosse Robbie, e dice a Lola di averlo visto. E di poterlo confermare.  
Dato che i gemelli non si trovavano, si chiede l’intervento della polizia. Lola, in preda ai sedativi, finalmente si addormenta. E la polizia – che interroga i presenti sull’accaduto – viene informata da Briony delle due “aggressioni” subite da Cecilia e da Lola, e afferma di aver visto il responsabile. Nel frattempo Torna Robbie con i gemelli, e la polizia lo arresta, affermando che è stato riconosciuto come “aggressore”. Qui si conclude la prima parte.
La seconda parte parla della guerra e dei combattimenti dell’esercito inglese in terra francese. Robbie ha barattato l’arresto con la partecipazione alla guerra, e cerca di raggiungere – in preda a mille difficoltà e assieme a due suoi compagni di battaglie – la sponda francese della Manica per imbarcarsi e tornare in Inghilterra, dove l’attende Cecilia.
La terza parte è invece dedicata a Briony, diventata "infermiera Tallis” (come la chiama la sua caposala). Briony ne vede di tutti i colori, ed assiste molti feriti più o meno gravi, tornati sul suolo patrio. Qualcuno lo vede morire, e per l’assistenza fornita viene spesso lodata dalla sua caposala Drummond, temutissima da tutte. Il motivo per cui Briony era diventata infermiera, è stato l’esempio di sua sorella Cecilia, che – guarda caso – lavora nello stesso ospedale. Ma le sorelle, probabilmente per i turni e i reparti, non  si incontrano, e così Briony cerca l’indirizzo della sorella e un giorno la va a trovare a casa. L’incontro è il tema fondamentale – ed anche il finale della terza parte.
Mi accorgo di aver raccontato buona parte del libro, e non desidero raccontare altro. Dell’ultima parte (“Londra 1999”) la protagonista è sempre Briony, ormai anziana, lascio ai lettori il responso: sono le conclusioni che Briony trae a consuntivo dalla sua esistenza.
Voglio invece dire del libro e del perché sia tanto gustoso da leggere. McEwan ce la mette tutta sia per caratterizzare i personaggi, sia il tempo in cui vivono, fatto di cose note e di altre meno note. Proprio questa caratterizzazione ne fa un’opera molto valida, che chiunque conosca i libri di McEwan dovrebbe leggere. È un libro che riporta – soprattutto nell’ultima parte – l'epoca degli anni ’10 e ’20 nella nostra realtà, e nel farlo McEwan supera le sue già brillanti capacità di autore contemporaneo. E' sicuramente adatto ad una lettura adulta, ma credo possa dire molto anche a lettori di giovane età, dai vent’anni in su.


(Lavinio Ricciardi)








Ian McEwan, Espiazione, Einaudi, [ * ]


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 9/5/2019 alle 9:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LA BALLATA DI ADAM HENRY
post pubblicato in McEwan, Ian, il 12 marzo 2019
 

La copertina riprodotta riporta un’immagine dal film "Il verdetto", recentemente nelle sale, che è tratto dal libro di McEwan "La ballata di Adam Henry". Anche il titolo italiano è diverso dall’originale ("The Children Act", in italiano "La sentenza del bambino"), e fa riferimento ad una poesia, scritta da Adam Henry, il protagonista della storia, o meglio, il soggetto cui la reale protagonista, la giudice Fiona Maye, fa riferimento per la sua sentenza. La storia di questo libro, suddivisa in cinque parti, è molto interessante: c’è una giudice, la signora Maye, preposta alla tutela dei minori, che deve giudicare di un caso in cui da una parte c’è un ospedale e la sua direzione amministrativa, e dall’altra un ragazzo, Adam Henry, ancora minorenne, la cui famiglia è legata alla religione dei Testimoni di Geova. 
La storia è centrata sul fatto che – per la religione della famiglia Henry – Adam non può essere sottoposto a trasfusioni di sangue. Ma Adam soffre di una grave forma di leucemia, e questo comporta che, per essere curato a dovere, deve subire una trasfusione. Di fronte al rifiuto della famiglia, l’ospedale e i medici che hanno in cura Adam si rivolgono al tribunale, perché si pronunci nel merito del caso. Questa, in breve, la storia.
E veniamo al libro. Ho già detto che è diviso in cinque parti: la prima serve all’autore per far entrare i lettori in argomento, cioè nell’attività di Fiona Maye, giudice minorile. Questa parte descrive i casi che la giudice ha risolti e quelli che ha in corso di soluzione. Ma – dal lato personale – la giudice Maye (che è giudice dell’Alta Corte, cioè al massimo grado della magistratura britannica) ha un problema familiare: suo marito Jack ha un’amante. E questo la turba, perché – a parte la sua dedizione al lavoro – non riesce a capire in cosa la sua funzione di moglie sia mancata. E comunque si prepara a dare battaglia. È in questa parte che il suo cancelliere la informa dell’istanza dell’ospedale nei confronti del caso di Adam Henry, e la causa viene iscritta a ruolo per la settimana successiva. 
Nella seconda parte è descritta l’attività della giudice in tribunale. All’inizio c'è una dettagliata descrizione del viaggio in taxi verso il tribunale; segue poi il rapporto della giudice con il suo cancelliere, Pauling, che la informa dell’interesse mostrato dalla stampa per quello che lui continua a chiamare il "caso dei Testimoni di Geova", e al quale la giudice vuole finalmente dare un nome, quello di "Adam Henry". La giornata prosegue fino al ritorno a casa della giudice, che decide di cambiare la serratura alla sua porta di casa, e conclude la serata suonando al pianoforte un’intera partita di Bach. La mattinata successiva tocca alla discussione del caso di Adam Henry: ciò avviene con il legale dell’ospedale – un  amico della giudice, l’avvocato Marc Berner – e alla presenza del legale di Adam Henry, del suo tutore Marina Greene, dei genitori di Adam e del loro legale.   
Tutta l’udienza è dedicata all’ascolto delle ragioni delle parti: quelle dell’ospedale, riguardanti la necessità e l’urgenza della cura e relativa trasfusione, e quelle di Adam e dei suoi genitori, che invece enunciano e motivano le ragioni che inducono i Testimoni di Geova a rifiutare le trasfusioni. Al termine dell’intera giornata di udienza, invece dell’attesa sentenza, la giudice informa le parti che – prima di deliberare – si recherà all’ospedale per ascoltare le ragioni di Adam (va sottolineato che si tratta di un minore, e quindi che Adam non può decidere autonomamente).
La terza parte è quasi completamente dedicata all’incontro della giudice con Adam. La cosa più sorprendente di quest’incontro è che Adam rimane particolarmente colpito dall’atteggiamento della giudice, che lo ascolta mentre, con un filo di voce e pochissime forze, sostiene le ragioni religiose per le quali si oppone alla trasfusione. "Si tratta del diavolo, Satana" – dice Adam – "che ricorre a questo strumento, la trasfusione, per indebolire la mia fede"; è convinto che il diavolo abbia "campo libero per fare il peggio" ma lui è ben deciso a sconfiggerlo. E la giudice gli dice: "campo libero per provare ad ucciderti con la leucemia?". Dal breve dialogo che segue, Adam pensa che la giudice voglia fargli cambiare idea: ma lei lo rassicura, affermando di essere venuta per sincerarsi che Adam sia cosciente di quel che sta per fare, e non segua il pensiero dei genitori, o di coloro che dicono di lasciarlo decidere di testa sua, data la sua intelligenza.  La giudice gli prospetta ciò che lo aspetta: o la morte, nel caso di rifiuto della trasfusione, o anche altri guai che discendano da una guarigione incompleta, come perdita della vista, e altri danni all’organismo.
Il resto del colloquio, che si è svolto alla presenza del tutore di Adam, Marina Greene, sconfina nel fatto che Adam si scopre poeta e sente il bisogno di dirlo alla giudice, rivelandole che scrive poesie nel cuore della notte. Le dice inoltre che ai genitori queste poesie piacciono molto. E – dopo altre precisazioni sul rifiuto della trasfusione, in cui Adam insiste, perché – secondo il suo credo – è cosa sbagliata, i due scoprono un altro terreno di intesa, dopo la poesia: la musica. Adam le dice che suona il violino e – dopo un breve racconto di come si sia messo a studiarlo da solo – dice alla giudice che sa già suonare dieci pezzi e parla dell’ultimo, che la giudice conosce bene, per averlo suonato insieme all’avvocato Berner. Ascoltato il pezzo da Adam, la giudice gli propone di suonarlo un’altra volta, mentre lei lo canterà. Dopo questo "duetto", l’incontro si conclude mentre Adam, notevolmente colpito dalla figura della giudice, le chiede sommessamente se pensa di tornare ancora a trovarlo. La parte si conclude con la decisione della giudice, che – analizzati tutti i riscontri, ringraziati avvocati e tutore – si sente in dovere, nella sentenza, di dare ragione all’ospedale, e autorizzare tutte le cure necessarie, trasfusione compresa. Torno a McEwan, alla sua concezione del bene e al fatto che la giudice abbia deciso soltanto dopo aver conosciuto Adam. La parte si chiude con il ritorno a casa del marito, al quale la giudice dedica pochissimo tempo, dato che è molto stanca della giornata appena conclusa. 
La quarta e la quinta parte del libro sono l’epilogo prima fausto, poi infausto della storia. Nella quarta parte c’è una serie di lettere di Adam, che ringrazia la giudice del suo operato, e si ritiene soddisfatto di non aver obbedito ai dogmi della sua religione. La giudice, collaborando con il tutore di Adam, viene informata della ripresa scolastica molto positiva del ragazzo, cosa che – ovviamente – la soddisfa. Per lavoro, Fiona Maye è costretta a recarsi nell’Inghilterra del nord, a Newcastle, dove ha  passato una parte della sua giovinezza. E mentre si trova li, in tribunale, viene interrotta in quello che sta facendo dal suo cancelliere, che le dice trattarsi di un caso urgente. Si tratta di Adam, che l’ha rincorsa fino a lì per vederla, e farle una strana richiesta. Dopo averla informata di come sia felice del non aver aderito ai suoi principi religiosi, e di come si sia accorto che anche i suoi genitori siano stati felici della sua scelta, Adam chiede alla giudice di poter vivere con lei, stare a casa sua. A questa richiesta Fiona si oppone, e, poiché Adam parlava di una zia a Birmingham, dove andare, 
lei lo fa accompagnare dal cancelliere a Birmingham, dando a questo dei soldi, per provvedere alle necessità del ragazzo. E – a congedo – lo bacia. Adam si rivela scontento della decisione della giudice, la quale è invece molto contenta di aver parlato col ragazzo ed aver cercato di sospingerlo verso sua madre, riconoscendo nel suo affetto quello di un figlio. Figlio che Fiona e Jack non hanno …
L’ultima parte del libro vede Fiona ritrovare l’equilibrio familiare con il marito, che le aveva dichiarato di nuovo il suo amore al ritorno dalla fuga verso la sospettata “amante”, e poi la ripresa della sua attività professionale. Fino all’avvicinarsi del Natale, occasione che Fiona è solita festeggiare con un concerto in cui suona, assieme all’avvocato Berner in veste di tenore, per tutti i suoi colleghi. La preparazione del concerto, assieme alla sua attività, la tengono così impegnata che – ricevuta una ennesima lettera da Adam (rivelata dalle buste azzurre e dalla sua grafia) – la apre qualche sera dopo, profittando dell’assenza di suo marito, col quale la vita è ripresa. La missiva era una poesia, intitolata "La ballata di Adam Henry", poesia dal finale non chiaro, perché ricoperto da cancellature. 
Il resto del libro passa tra una romantica cena con Jack, ansioso di ristabilire il suo ruolo di marito e il concerto di Natale per gli altri giudici, conclusosi con un grande successo sia suo che di Berner. Infine, ripresa "La ballata di Adam", Fiona riesce a decifrare l’ultimo verso, che si conclude con un rimprovero del ragazzo verso di lei. Tra i vari impegni di lavoro, Fiona dimentica Adam, finché, tornatole alla mente una sera, rintraccia la tutrice, Marina Greene, e viene a sapere che Adam, riammalatosi di leucemia, ha rifiutato la trasfusione, visto che ormai è maggiorenne, ed è morto. 
E il libro si conclude con un dialogo tra Fiona e suo marito Jack, in cui lei gli racconta tutto su Adam, dicendogli, a conclusione, che secondo lei, Adam si è di proposito "suicidato", forse proprio perché innamorato di lei. E Jack, mentre lei dorme e le è vicino, non esita a farle ancora complimenti per la sua bellezza, al risveglio.
La storia è di quelle che lasciano il segno. La consiglio a tutti i buoni lettori: è una delle “chicche” del repertorio di Ian McEwan. Mi scuso con chi leggerà queste mie righe, per aver abusato della sua pazienza, ma ho ritenuto necessario raccontare la storia con dovizia di particolari. E mi riprometto di vedere anche il film “Il verdetto”, che ne è stato tratto.


(Lavinio Ricciardi)







Ian McEwan, La ballata di Adam Henry, Einaudi, 2014 [ * ]



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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 12/3/2019 alle 9:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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