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LA CORSARA
post pubblicato in Petrignani, Sandra, il 24 luglio 2018
 

Questo libro, a detta dell’autrice scritto non per creare una biografia della scrittrice piemontese ma per darne un ritratto a tutto tondo, è un bellissimo esempio di quel che può essere un saggio critico.  E – a mio avviso – va al di là delle intenzioni dell’autrice, realizzando anche più di quanto intendesse. 
Nella mia gioventù ho amato molto gli scritti di Natalia Ginzburg, in particolare il suo “Lessico Famigliare”, forse il suo libro che ho letto con maggior attenzione. Ma era il periodo in cui studiavo, e la materia studiata non consentiva molte distrazioni. Così – a più di cinquant’anni da allora – non ricordo molto delle opere, neppure – proprio – di quel “Lessico famigliare” che ora ho citato. Ma quello che ricordo con lucidità era il modo di scrivere della Ginzburg, chiaro e semplice, che portava dritto al cuore di quello che l’autrice voleva dire.
Non penso che sia facile descrivere il libro della Petrignani a chi non l’ha ancora letto: debbo però convenire con l’autrice sul fatto che non viene raccontata la vita della Ginzburg, come in una biografia, piuttosto viene ampiamente descritto il tempo della Ginzburg e la vita culturale italiana di allora. Particolare attenzione per chi, come me, l’ha seguita, desta la descrizione della nascita delle edizioni Einaudi, e la figura di Giulio, fratello del presidente Luigi. Per Einaudi io avevo davvero una specie di “cotta”: in particolare, oltre alle opere della Ginzburg, ricordo molte delle opere più belle di Leonardo Sciascia. 
Non c’è parte di questo libro che non si legga volentieri. Ne emerge una figura maestra – quella, appunto, della Ginzburg corsara, protagonista indiscussa della scena letteraria del suo tempo – e i rapporti che Natalia ha avuto con Calvino, con Pavese e con Elsa Morante. Ma non solo. Appaiono a chiare tinte i pregi delle sue opere, e soprattutto l’importanza che la Ginzburg ha avuto nel panorama letterario. E' così che emergono le sue qualità di “direttrice letteraria” della Einaudi, in sostituzione di suo marito Leone, morto giovanissimo nel 1944, in carcere, appena sei anni dopo il matrimonio... E anche la sua conversione religiosa, da ebrea  – qual’era la sua famiglia (Giuseppe Levi, il padre, Lia Tanzi, la madre)  a cattolica, quando sposa (vedova di Leone Ginzburg) Gabriele Baldini.   
Il libro ripercorre per tappe la biografia della Ginzburg. Si tenga conto che la Ginzburg ha scritto, oltre che romanzi, poesie e opere teatrali. Di alcune di queste ha diretto la regia, con buon successo. Ed è proprio questa poliedricità ad emergere dal libro prezioso della Petrignani. La quale – come ho già detto all’inizio – riesce ad andare oltre quello che si era prefissa, e cioè a far emergere dal suo libro la figura a tutto tondo della Ginzburg, come donna e come letterata. 
Nel ritratto “vivente” che il libro ne dà, compaiono, oltre al suo essere letterata, anche le notevoli doti di organizzatrice: la casa editrice Einaudi, che prima della Ginzburg era affidata letterariamente a Cesare Pavese, col quale Natalia collabora a lungo, dopo la sua morte passa direttamente a lei, come direttrice editoriale. Il bellissimo rapporto con Giulio Einaudi è un altro dei caratteri della sua magnifica carriera letteraria. Agli esordi aveva lavorato per Einaudi non solo come scrittrice, ma come traduttrice di molti autori, tra cui Proust.  
E in molti altri aspetti la sua vita ha avuto a che fare con l’arte, in particolare la pittura, attraverso amicizie con pittori importanti, più o meno noti. Il libro testimonia in molte parti questo rapporto. E molti giudizi dei pittori da lei frequentati compaiono nel “Finale di Partita”, una grossa collezione di pareri sulla Ginzburg da parte di chi – come Sandra Petrignani – l’ha conosciuta. Anche il ritratto iniziale che la Petrignani ne dà nel primo capitolo è un modo brillante e originale di mettere il lettore di fronte alla personalità di Natalia. 
Ho dovuto leggere questo libro con molta fretta. E mi propongo presto di rileggerlo, per l’enorme impatto che ha avuto su quanto già conoscevo di Natalia Ginzburg, attraverso le sue opere lette in gioventù (oltre “Lessico famigliare”, ricordo di aver letto “Le piccole virtù”, e – forse – “Caro Michele”), e mi è venuta una gran voglia di avere la sua "Opera omnia" rappresentata da due “Meridiani”. Ne consiglio la lettura sia a chi conosce già la Ginzburg, sia a chi – ora giovane – forse non ne ha sentito neppure parlare: scoprirà che Natalia fa parte delle Italiane importanti, a tutti gli effetti. E grazie a Sandra Petrignani per l’opera paziente e precisa con la quale ha davvero dato un grosso contributo al riemergere della figura di Natalia.



(Lavinio Ricciardi)







Sandra Petrignani, La corsara, Neri Pozza, 2018 [ * ]
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