.
Annunci online

CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
L'ESTATE DEL '78
post pubblicato in Alajmo, Roberto, il 9 novembre 2018
 

Un libro molto “speciale”, che qualcuno ha definito “un libro sulla morte”: dopo averlo letto, non la vedo proprio così. Provo a spiegare perché.
L’autore, un palermitano, ha voluto corredare il libro con una serie di fotografie, tratte dall’album di famiglia. Ed ha iniziato con la copertina, dove la foto lo ritrae assieme a sua madre e mostra entrambi i soggetti molto felici,
Anche all’inizio del libro: l’autore parla del suo esame di maturità, della preparazione che richiedeva e dell’incontro con sua madre proprio mentre, con alcuni compagni, cercavano di evadere dal faticoso onere dello studio andando a prendere un gelato. Non voglio anticipare niente, ma il tono dell’esordio di questo libro è tutt’altro che un anticipo di… morte. Però l’autore dice subito che l’incontro fatto rappresentava una sorta di addio da parte di sua madre.
Per chi lo ha letto, il libro rappresenta una specie di “fotografia” letteraria di un certo periodo nella vita dell’autore, periodo che dà il nome al titolo del libro stesso. Anche se l’episodio che ho citato, e che dà il là a tutta la narrazione, pone l’accento su ciò che l’intero libro vuole sottolineare: il rapporto con i propri genitori, che poi diventa il rapporto con il proprio figlio. 
Fino a metà lettura (ho letto il libro in quattro giorni) sono stato incerto sul giudizio che come lettore volevo dare del libro. Sono stato subito affascinato dal modo di scrivere dell’autore, molto accattivante sì, ma anche pieno di un recondito e misterioso fine: come considerarlo, romanzo autobiografico, o saggio sui sentimenti? E in queste brevi impressioni, evito di scendere troppo nello specifico del libro. 
Il libro, come per incanto, proietta il lettore nella vita dell’autore, che – muovendo dal rapporto con i genitori, e paragonandolo a quello tra lui e suo figlio Arturo – ci fa sapere quali siano i suoi pensieri, mentre la sua vita scorre. L’analisi dell’intero libro è unicamente questo: un lungo raccontarsi, prendendo le mosse dalla vita dei suoi genitori. Dal fatto che – ad un certo punto – Vittorio ed Elena (questi i loro nomi) si dividono, e i figli (l’autore, Roberto, ha un fratello  minore, Marcello) rimangono con il padre. 
Del rapporto coi genitori, l’autore privilegia senz’altro quello con la madre. E mentre all’inizio ci sono molti riferimenti al padre e alla conclusione della sua vita, più avanti, nel parlare della madre, riporta anche una parte – quella felice – del loro rapporto di coppia.
Mi sembra di aver detto molto della storia. Come giudizio finale, a parte lo stile di scrittura, non ho trovato questo libro eccezionale. 



(Lavinio Ricciardi)








Roberto Alajmo, L'estate del '78, Sellerio, 2018 [ * ]
   


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. letteratura italiana premio

permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 9/11/2018 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'ESTATE DEL '78
post pubblicato in Alajmo, Roberto, il 13 luglio 2018
 

A me questo libro è piaciuto molto, nonostante che il genere "autobiografia" - una passione ricorrente intorno ai sessant'anni - non sia un genere che mi appassioni molto. Faccio ovviamente le debite eccezioni, tra cui questo libro. Non ho letto Fai bei sogni ma, cinicamente, penso che certe situazioni possano indurre, attraverso il dolore che provocano, a uno stato di riflessione emotiva che, se supportato da una prosa adeguata, produce letteratura, o narrativa se preferite, sicuramente di rilievo. 
Mi stupisce che Alajmo partecipi al Premio Biblioteche di Roma: è siciliano, non è un giovane esordiente, lavora (o lavorava) a una TV o radio svizzera. Non per vantarmi, ma me lo disse lui quando andai a conoscerlo ad una conferenza al Palladium, spinta dal desiderio di incontrare l'autore di libri che avevo letto con molto e sorpreso piacere. Rispetto ai testi precedenti, nel narrare la sua storia, o indagine come la chiama lui, vedo che si è emotivamente ammorbidito. Non è più tagliente e sarcastico come lo ricordavo, anche se rimane, nel suo scrivere, molto asciutto e lineare, come a voler bandire la drammaticità a tutti i costi. Accenno brevemente alla trama: una vita più o meno normale, di cui vengono evidenziati alcuni particolari che possono appartenerci e di cui ci rendiamo conto solo grazie alla loro sottolineatura, come il momento dell'ultima volta che abbiamo preso in braccio un figlio. O il funerale di un genitore, confortato dal Lexotan, o un altro medicinale che non ricordo, che stempera e falsa tutto... Ma la devastazione di una madre che si suicida per depressione non è usuale, appartiene, fortunatamente, a pochi, che vengono scolpiti da questo punteruolo (scusate il termine brutto e impreciso). Il termine devastazione è mio, troppo tragico per Alajmo, che non si sogna nemmeno di usarlo. Ma la carica emotiva di certe pagine è così forte che scappa dai bordi, si insinua quasi di straforo, non voluta. Anche nel racconto di altri episodi, come quello che ha come protagonista suo figlio, a Parigi, non  raggiungibile in nessun modo proprio quando c'è l'attentato al Bataclan, che lui frequenta. Il passare delle ore, il cambiare delle emozioni, tra cui quella del "almeno voglio sapere cosa gli è successo". A pag. 141 utilizza questa tensione emotiva per spiegare una cosa atroce. Nel grande naufragio del 3 ottobre del 2013 molti dei naufraghi, prima di morire, invece di chiedere aiuto urlavano il loro nome, il loro indirizzo una, due, tre volte. Un dettaglio inesplicabile, ma la rasoiata di coscienza che a lui procura la tensione per il figlio in pericolo gli rivela il motivo. I naufraghi sanno di dover morire, e vogliono evitare ai propri cari l'angoscia che lui, come padre, ha provato per il figlio. Vogliono evitare loro "almeno voglio sapere cosa gli è successo". A me questa pagina mi ha colpito molto, ma ce ne sono altre di grande valore che mi sono entrate dentro. Oggi riporterò il libro, ma a malincuore. E' il primo che leggo e spero già che vinca.



(Linda Maria Figliozzi)








Roberto Alajmo, L'estate del '78, Sellerio, 2018 [ * ] 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. letteratura italiana premio

permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 13/7/2018 alle 10:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia luglio