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EVA MOZES KOR
post pubblicato in Mozes Kor, Eva, il 30 settembre 2016
 

"Oggi dopo la sessione pomeridiana della Corte, mi sono avvicinata a Oskar Groening. Voleva alzarsi. Ho detto: «ti prego non farlo, non vogliamo una ripetizione dell'ultima volta». Gli ho appena stretto la mano e ho detto: «ho apprezzato il fatto che sei stato disposto a venire qui ad affrontarci. Ma vorrei fare un appello ai vecchi nazisti che sono ancora vivi a farsi avanti e ad affrontare il problema dei neo-nazisti in Germania oggi. Perché questi giovani fuorviati tedeschi che vogliono far tornare Hitler e il fascismo non potranno ascoltare Eva Kor o qualsiasi altro sopravvissuto. Puoi dire loro che eri ad Auschwitz, eri coinvolto con il partito nazista, ed era una cosa terribile»
Mentre stavo parlando con lui, mi ha preso e mi ha dato un bacio sulla guancia. Beh, io probabilmente non mi sarei spinta a tanto, ma credo che sia meglio di quello che mi avrebbe fatto settanta anni fa. 
Di tutto ciò che è accusato - dico che è colpevole. Gli ho detto che il mio perdono non mi dispensava dall'accusarlo né che lui si prendesse la responsabilita' delle sue azioni. E ho detto ai media che lui era un piccolo ingranaggio in una grande macchina di assassinio, e che la macchina non poteva funzionare senza i piccoli ingranaggi. Ma ovviamente lui è un essere umano. La sua risposta è proprio ciò di cui parlavo quando dicevo che non si può prevedere cosa potrebbe succedere quando qualcuno dalla parte delle vittime e qualcuno dalla parte dei carnefici si incontrasse in uno spirito di umanità. 
So che molte persone mi criticheranno per queste immagini, ma va bene così. E' l'incontro di due esseri umani settant'anni dopo ciò che è successo. Per quanto mi sforzi non capirò mai perché la rabbia è preferibile a un gesto di buona volontà. Mai niente di buono viene dalla rabbia. Ogni gesto di buona volontà di cui si parla nel mio libro vincerà ogni volta la rabbia. L' energia creata dalla rabbia è un'energia violenta. 
Mi dispiace per Oskar Groening per una sola ragione: ha vissuto una vita infelice. Penso che se io fossi il giudice, gli farei una domanda: «hai vissuto una vita felice?». Quando si guarda indietro, lui probabilmente non può essere fiero di niente, e vede che ha sbagliato. Così giudica se stesso. 
Lo scopo di questo processo dal mio punto di vista non è di condividere con lui una parte della mia mente ma di insegnare ai giovani neo-nazisti che Auschwitz è esistito. Si può fingere e dire che non è così, e se io lo testimonio e dico che è avvenuto veramente, mi destituiscono di credibilità perche' sono ebrea e ho un interesse a raccontare questa storia. Ma un ex nazista non ha interesse nel dire che Auschwitz è esistito - in realtà lui ha interesse a negarlo. 
Il 99.9% dei colpevoli moriranno senza rendere testimonianza. Avrei preferito che ogni nazista, ogni colpevole, entro un termine ragionevole - non settant'anni ma molto, molto più in fretta - fosse uscito allo scoperto e avesse confessato quello che aveva fatto. Per questo semplice motivo devo riconoscere che Groening ha almeno fatto uno sforzo. Non penso che sia un eroe per questo, ma almeno lui è stato disposto ad ammettere la sua colpa in una pubblica corte. 
Mi domando: cosa vogliamo in futuro? Vogliamo continuare a puntare il dito e che l'accusato resti in un angolo e l'accusatore nell'altro, senza mai incontrarsi? Guarda il mondo: non funziona. Tutto ciò che abbiamo e' gente che senti arrabbiata, persone che vanno in giro a fare cose folli. 
Quando succedono cose tragiche, dobbiamo sederci e discutere, quali sono le opzioni per le vittime e per i carnefici? La maggior parte delle persone sono solo qui in tribunale per accusarlo di cose che lui ha già ammesso. Quindi ora cosa dobbiamo fare? Non credo che dovremmo alzare una statua in suo onore, ma può servire come un buon esempio per i giovani che cio' a cui ha partecipato è stato terribile, che era sbagliato, e che è dispiaciuto di averne fatto parte. E' un messaggio che ha una qualche utilità per la società. 
Se fosse dipeso da me, il dialogo tra i sopravvissuti e i carnefici sarebbe dovuto iniziare tanto tempo fa. E avrebbe aiutato i sopravvissuti e forse li avrebbe aiutati a guarire se stessi, ma ancor di più a non passare il dolore ai loro figli. 
Le mie idee sulla vita sono molto singolari, lo so che sono in minoranza - magari la minoranza di una sola persona. Lo so come la società ti vede, ma da come la vedo io, la società, non credo che stia andando molto bene. Quindi quello che sto dicendo è che forse dovremmo provare qualcos'altro. E la mia idea è che le persone dal lato delle vittime, e le persone dal lato dei carnefici si avvicinino, guardino in faccia la verità, provino a guarire, e lavorino insieme per evitare che accada di nuovo".

 

Oskar Groening era il contabile di Auschwitz. Aveva lavorato nel campo di sterminio dal 1942, quando aveva ventuno anni: si occupava della classificazione, valutazione e registrazione dei beni sequestrati ai deportati - quasi tutti ebrei ungheresi nel suo caso - avviati verso le camere a gas. Oskar entrò nel partito nazista e nelle SS allo scoppio della guerra e - visto che era un contabile - venne prima mandato a occuparsi di un ufficio paghe delle SS e ben presto, quando cominciò l'attività del campo, ad Auschwitz: l'incarico era di gestire i beni sequestrati ai deportati. In particolare, doveva soprattutto occuparsi di banconote e monete, classificarle e inviarle a Berlino. Groening ha sempre dichiarato di non aver partecipato direttamente alle uccisioni dei prigionieri del campo. Non ha mai negato il suo lavoro ad Auschwitz, ed ha sempre riconosciuto l'enormità delle atrocità compiute nei campi di sterminio nazisti. In particolare, ha espresso il desiderio di contrastare con i suoi racconti e le sue ammissioni ogni tipo di negazionismo dell'Olocausto. Secondo la difesa di Groening, il suo lavoro non ha facilitato il genocidio. L'accusa invece ha sottolineato come la sua occupazione fosse funzionale alla macchina dello sterminio. Nel '44 venne assegnato a un'unità di combattimento delle SS e fu preso prigioniero dagli alleati. Nel 1948 tornò in Germania e come la maggior parte dei militari tedeschi sopravvissuti, ritornò alla vita "normale", da contabile, civile. Negli anni '80 però Groening sentì il bisogno di scrivere un memoriale, soprattutto per i figli, con quanto sapeva e aveva visto di Auschwitz e lo scrisse soprattutto per smentire chi negava l'Olocausto. Poi, a metà degli anni 2000 e ancora nel 2013, attraverso alcune interviste, il suo racconto divenne pubblico. Nel 2014, un tribunale tedesco lo ha incriminato con l'accusa di complicità nell'omicidio di trecentomila persone ad Auschwitz. [ * ] [ * ]
Eva Mozes e la sorella gemella Miriam sono nate nel piccolo villaggio di Portz, in Romania, il 30 gennaio 1934. La vita per la famiglia Mozes era stata buona per anni, ma nel marzo del 1944 le fu detto di raccogliere poche cose, perché stava per essere trasferita. Fu portata in un ghetto a Simleul Silvanei e poi deportata ad Auschwitz. Quì le due gemelle furono separate dalla madre e isolate in vista degli esperimenti del dottor Mengele. Eva ha poi dichiarato: "Durante gli esperimenti mi sono state fatte cinque iniezioni. Ho sviluppato una febbre altissima. Tremavo, le mie braccia e le mie gambe erano gonfie, di enormi dimensioni. Mengele e il dottor Konig e altri tre medici sono venuti la mattina successiva. Essi... hanno guardato la mia tabella di febbre, e il dottor Mengele ha detto: «Peccato, lei è così giovane. lei ha solo due settimane di vita ...»". Il fatto che Eva e Miriam siano sopravvissute ad Auschwitz è stato un miracolo in sé, in quanto solo pochi singoli gemelli erano ancora vivi al momento che il campo fu liberato. Dopo la liberazione del campo, Eva e Miriam sono state i primi due gemelli inquadrati nel famoso film preso dai sovietici - spesso mostrato in filmati sugli orrori della Shoah. In qualche modo l'immagine è fuorviante. I gemelli di Mengele non indossavano uniformi a strisce. Erano i soggetti preferiti di Mengele, e gli veniva concesso un trattamento speciale, come l'essere in grado di mantenere i propri capelli e vestiti, e ricevere razioni di cibo extra. Fino a quando rimanevano in buona salute e utili per Mengele erano tenuti in vita. [ * ]



Nel 1950 Eva e Miriam hanno ricevuto i visti per Israele e si sono trasferite. Sono diventate membre di un kibbutz, popolato per lo più da orfani. Nel 1952 sono state inquadrate nell'esercito israeliano. Eva ha studiato redazione editoriale e Miriam è diventata un' infermiera. Nel 1960 Eva ha sposato un turista americano, Michael Kors, anche lui un sopravvissuto del campo di concentramento, ed è venuta a vivere negli Stati Uniti, stabilendosi a Terre Haute, Indiana. Nel 1985, quaranta anni dopo la liberazione di Auschwitz, Eva Mozes Kor, Miriam, e altri sopravvissuti sono tornati ad Auschwitz e successivamente hanno condotto un finto processo a Josef Mengele in Israele, che ha ricevuto l'interesse della stampa internazionale. Eva Mozes Kor è autrice di libri sulla sua esperienza ed ha parlato in oltre quattrocento scuole, università, conferenze, sinagoghe, e gruppi civici. E' la fondatrice del Museo dell'Olocausto e Centro di formazione a Terre Haute, Indiana, e della CANDLES, un acronimo che sta per "Bambini di esperimenti di laboratorio di Auschwitz sopravvissuti". Questa organizzazione ha localizzato e riunito molti sopravvissuti degli esperimenti e si dedica a "guarire il dolore, insegnare la verità, evitare i pregiudizi". [ * ]
Da adulte Eva e Miriam hanno sofferto di gravi problemi di salute. Eva ha avuto degli aborti ed ha sofferto di tubercolosi. Suo figlio ha avuto il cancro. I reni di Miriam non si sono mai pienamente sviluppati ed è morta nel 1993 di una rara forma di cancro, probabilmente causata dagli esperimenti medici sconosciuti e dalle iniezioni cui era stata sottoposta da Josef Mengele.
Nell’estate del 2013 Eva ha incontrato ad Auschwitz un personaggio che l'ha colpìta per l’"estrema intelligenza". Si tratta di Rainer Hoss, nipote di quel Rudolf Hoss che era comandante del lager quando lei vi si trovava, impiccato dagli alleati nel 1946 [ * ] [ * ]. Rainer ha rotto ogni rapporto con la famiglia d’origine nel 1985, dedicandosi ad educare le nuove generazioni su come "riconoscere e sconfiggere il Male del nazismo". Solo nel 2014 Rainer Hoss ha parlato in oltre settanta scuole tedesche. A un anno dall’incontro la sopravvissuta Eva ha chiesto al nipote del suo aguzzino se avrebbe accettato di essere adottato da lei, che ha superato gli ottanta anni. Rainer ha accettato e la notizia ha fatto il giro del mondo. Ma Eva Mozes Kor precisa che "non sempre andiamo d’accordo", come nel caso del “perdono per i nazisti": lei infatti non condivide la rottura di Rainer nei confronti della sua famiglia, vorrebbe che si riconciliassero "perché solo così ci possiamo davvero emancipare dal Male di Hitler". [ * ] [ * ] [ * ]



Eva Mozes Kor, Mary Wright, Echoes from Auschwitz: Dr. Mengele's Twins: The story of Eva and Miriam Mozes, Paperback, 2000 [ * ]
Eva Mozes Kor, Lisa Rojany Buccieri, Surviving the Angel of Death: The True Story of a Mengele Twin in Auschwitz, Paperback, 2012 [ * ]

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 30/9/2016 alle 8:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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