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MAITI GIRTANNER
post pubblicato in Girtanner, Maiti, il 29 settembre 2016
 

Torturata da un medico della Gestapo, la resistente cattolica e pianista Maiti Girtanner, nota per aver perdonato in nome della sua fede colui che era stato il suo carnefice durante la seconda guerra mondiale, è morta il 28 marzo 2014 all'età di 92 anni.
"Io non voglio fare della mia vita una tragedia". Eppure Maiti ha pensato al suicidio per anni. Ma l'abitava una presenza. Il Dio della sua giovinezza le ha donato di attraversare l'orrore e di poter rileggere la sua vita alla luce di un'altra passione, quella di Cristo.
La immaginiamo sulla sua bicicletta, pedalando in campagna, sotto il naso dei tedeschi, portando ad alcuni delle notizie, ad altri delle armi... Il naso in aria, fiera e altera, giovane e bella, spensierata e animata da un grande desiderio di vita. I tedeschi sono lì, sul bordo della Vienne, l'altro lato è la zona franca. Siamo nel giugno del 1940, il Vieux Logis, la vecchia casa di famiglia di Maiti è stata requisita.
Maiti ha perso il padre all'età di tre anni, è cresciuta con il nonno, musicista, compositore e docente al Conservatorio di Parigi, che scopre in lei una reale disposizione verso il pianoforte. A dodici anni ha interpretato il suo primo vero concerto; una promettente carriera si apre davanti a lei. Da quel momento ha chiesto al Signore: "Se vuole che parli con lui suonando il pianoforte... mi lascerò trasportare dalla musica". La bambina ha già un rapporto di intimità e di fiducia con il Signore.
"Ho capito che la verità è una persona, Gesù Cristo. Mi ha bruciato per trasmettere e proclamare questa verità".
Ma a diciotto anni i tedeschi sono a casa, e Maiti non solo entrerà nella Resistenza, ma fonderà un proprio gruppo: "Ho creato un gruppo di piccola resistenza, quasi tutti studenti, in modo perfettamente inimmaginabile...": si traversa la Vienne in barca per aiutare i clandestini a muoversi nella zona franca, recuperare le carte di identità della regione di Dunkerque, per Londra dove si organizza lo sbarco, chilometri in bicicletta per passare informazioni, falsificando documenti... tutti rischi e sempre con la "paura nella pancia". Ama definirsi "piccola formica della Resistenza" in mezzo a tante altre.
Infine Maiti viene obbligata a suonare il pianoforte ad una festa organizzata dal capo della Gestapo a Parigi. Al termine del concerto contratta la sua remunerazione con il rilascio di due o tre suoi compagni. Sei o sette volte Maiti ha la presunzione di fare quella richiesta e ottenere il rilascio dei suoi amici "sopra ogni sospetto, arrestati per errore".
Alla fine del 1943 è arrestata anche lei. Lo stesso capo della Gestapo lo ritiene un errore, ma il velo è strappato, e scopre chi è la piccola! "Orgoglio ferito a morte di essere stato ingannato da una ragazza, quindi una punizione esemplare: trasferimento in un luogo segreto di rappresaglia (...) dove il medico-carnefice dovrà perseguire il maggior danno possibile... Fu la scoperta a ventuno anni dell'orrore della sofferenza inflitta da medici che sapevano quello che stavano facendo".
Lasciata per morta, viene salvata dalla Croce Rossa. Rimane otto anni ricoverata in ospedale, non può suonare il pianoforte, e vive in uno stato di sofferenza giorno e notte. Ma a settantacinque anni Maiti ha testimoniato con la sua vita "che il male non è il vincitore". 
"Dal primo giorno in cui ho fatto scappare dei prigionieri e fino a quando non sono stata presa io stessa, ho vissuto giorno e notte nella paura. In una paura terribile. Ma sono sempre andata avanti. E' stato il modo per me di arrivare fino alla fine. Mi sono sempre chiesta dove fosse il mio "fino alla fine"".
Come una fiamma dentro di lei, una fiamma che brucia al centro della vita nella battaglia al fine di non lasciarsi piegare dagli eventi, è la verità che cercava fino alla fine.
"Quando ho iniziato a fare la Resistenza ero consapevole di entrare in una situazione di pericolo. Ecco perché non potevo aspettarmi che mi si facesse un regalo. (...) Ma anche la coscienza, data dalla grazia, di una missione da compiere, per quanto piccola potesse essere. Anche se questo è un compito da formica rispetto all'immensità del disastro della Francia schiacciata e occupata".
Dopo tre anni di resistenza attiva ed efficace, la "formica" viene arrestata.
Maiti è la più giovane tra i diciannove prigionieri del gruppo. Si rende conto che se rimangono prostrati in un silenzio morboso diventeranno pazzi. Così parla loro e dice di Dio, della sua fede nel "Dio che ama di un amore folle, verso il quale andiamo". Parla della vita eterna dopo la morte. Rispetta le credenze di tutti ma allo stesso tempo propone di offrire una preghiera a Maria insieme. "Dopo aver iniziato un discorso che è stato molto utile".
Da suo padre Maiti ha ricevuto una fede protestante. Molto giovane è stata introdotta alla lettura della Bibbia. Ha visto questa Parola del Dio vivente, che ha ammonito la sua memoria, una memoria spirituale che fa parte di se stessa e che può parlare.
Per quanto può non si lascia confinare in una terra di nessuno, e la parola è un modo per lei di "osare e stare ferma". Anche il giovane medico ha trovato grazia ai suoi occhi; lei non capisce come un uomo di ventisei anni può diventare il carnefice del suo fratello. L'uomo non è crudele per natura, Dio non ha voluto che l'uomo sia crudele. Ha queste meravigliose parole: "Ho sempre pensato che la sfortuna era più sul lato del carnefice che su quello della vittima".
Maiti ha sempre la stessa domanda: "fino a che punto arriva il mio andare fino in fondo?" È giunto alla fine? Non riesce sempre a parlarne. Ha poi fatto un gran silenzio, ha perso l'uso della parola. Eppure, quando Maiti esce fuori da questo inferno, ha una sola idea: "perdonare l'uomo che l'ha distrutta".
Maiti osa essere forte, osa sfidare i tedeschi sotto i loro occhi, si fa carico di rischi che la mettono in pericolo e in prigionia lei osa parlare, lei osa attraversare un muro di silenzio che è davvero una prigione. E' viva. Osa, non importa cosa, per dimostrarlo. Lei osa la vita fino alla fine, per essere libera. E il desiderio di perdono per quest'uomo è un desiderio di vita, per lui e per lei. "
Posso dire di essere viva se questo non riguarda che la mia sola persona? Qual è il diametro del "mio cerchio di vita?""
La sua lucidità dopo questi eventi è sorprendente: "Due desideri si sono imposti su di me mio malgrado. Il primo era il desiderio folle di perdonare colui che mi aveva distrutta. Ma in che modo? Era anche possibile? Il secondo è stato quello di cercare ciò che mi rimaneva come opportunità di servire. Questi due desideri non mi hanno mai lasciata".
Vive anni difficili di sofferenza fisica e morale, di rinuncia, di solitudine, momenti in cui tutto si ferma.
"Il mio deserto: tutto era violento contrasto. Mi sentivo come un luogo di tentazione, con forme di negazione: fuggire, stordirmi o ammalarmi in un universo ben chiuso in se stesso; e altrettanto intensamente mi sono resa conto che il mio sradicamento era in realtà una mancanza di radicamento... L'ho sperimentato come un luogo di privazione e di vuoto; e ho percepito confusamente che vi avrei ricevuto la mia vocazione. Lungo sarebbe l'inventario... Infine, ho avuto la possibilità di scegliere tra la disperazione dei ribelli o l'immersione in una fiducia persa e sconcertata. Le situazioni-limite ci costringono a scegliere l'essenziale".
Sempre messa davanti alle scelte, Maiti è logica, umana e intelligente, conosce le regole del gioco: è una sua scelta, nessuno sceglie per qualcun altro.
Tra il desiderio e la realtà, il perdono è un processo lungo.
"Questo non è qualcosa che è così, come un miracolo durante la notte. Dobbiamo desiderare la durata, devi avere una voglia matta, un desiderio che è una grazia".
Per quaranta anni Maiti prega ogni giorno per lui fin dall'inizio della sua preghiera. "Ma possiamo mai sapere se abbiamo perdonato?" Lei non forza la sua unica preghiera. E' consapevole del fatto che "questo è un passaggio del cuore che è molto difficile. Non sapevo se ero in grado di arrivarci. Nel caso in cui non ci fossi riuscita, ho chiesto a Dio di fare per me. Il mio desiderio era lì".
Il suo secondo desiderio "è stato quello di cercare quello che mi rimaneva come opportunità di servire".
Maiti soffriva terribilmente nel suo corpo, ma la sua "testa rimaneva libera" e andava a seguire delle lezioni alla Sorbona su una barella. Lei, che all'età di dodici anni ha capito che la verità è una persona, Gesù Cristo, diventerà una professoressa di filosofia e insegnerà l'amore della verità. Data la sua disabilità, può beneficiare solo di poche ore al giorno al di fuori del suo letto. I suoi studenti saranno giovani che si preparano ad una carriera artistica di alto livello, che avrebbe potuto essere la sua.
Per il suo cammino spirituale, è terziaria dell'ordine di San Domenico, il cui motto è "Veritas", ed è diventata uno dei perni della Fraternità domenicana dei malati.
La sua ricerca, il suo "fino alla fine" non si ritrae nonostante le avversità, la sofferenza e le prove. Il suo "fino alla fine" diventa un cammino di "Resistenza" dentro di lei.
Non lasciate che il vostro "nemico" entri nel vostro cuore e prenda il posto della vita, ha detto il salmista. Il nemico non è necessariamente una persona. Ma i pensieri nefasti, negativi, senza speranza, ai confini del dolore sono spesso i nostri nemici. La resistenza al male in tutte le sue forme è necessaria, perché "Dio non vuole il male, e questo è ciò che ci contraddistingue". Aggiunge "la sofferenza è un male e rimane un pericolo permanente da non sottovalutare. Eppure, nella sua morsa che non si dimentica facilmente, nulla è perduto ... e, infine, non è il male che vince".
"Quando ho trovato questa relazione persona a persona con Gesù, ho scoperto che Dio non aveva voluto che facessi questo cammino di sofferenza e di orrore. Ho capito che al centro di questa sofferenza è entrato dentro di me quasi fisicamente con la sua presenza, la sua vicinanza. Si è unito a me in un male che gli uomini erano perfettamente in grado di creare da se stessi. Dio non ha voluto il male che solo alla fine per farmi avvicinare a Lui. Dio mi ha raggiunto in un male terribile, perpetrato da uomini, per aiutarmi a uscire e costruire me stessa prima, per poi portare con il mio consenso qualcosa agli altri".
Spinta da un forte desiderio di perdonare Leo, il suo torturatore, Maiti rimane fedele al suo desiderio. Non può essere sicura di avere veramente perdonato quest'uomo, così lei prega per lui ogni giorno. E nel 1984, "ricevo una telefonata. Ho immediatamente riconosciuto la sua voce: «Mi puoi ricevere?». Ho avuto l'impressione che la casa mi cadesse in testa. Ero allettata, in un periodo molto doloroso. Mi sono sentita che rispondevo: «Vieni»". Ha ricevuto quest'uomo venuto a parlare della morte. Era molto malato e non gli restavano che poche settimane di vita. Ha cercato quella ragazza che nel campo parlava di dopo la morte; le parole ascoltate "erano entrate dentro di lui come l'olio". 
Maiti gli parla dell'amore di Dio per tutti gli uomini. A seguito di questo, "quest'uomo, che era molto bello, abbassò la testa e disse con grande umiltà, come un bambino: «ma cosa posso fare adesso?» - «L'amore ... dona subito amore intorno a te, parla con Dio, balbetta, Dio abita tutte le creature, anche le più ottenebrate...".
Quest'uomo ha paura, paura della morte. Questa storia è davvero incredibile! Quest'uomo che torna dopo quarant'anni è nell'ordine del miracolo, della volontà di Dio. Mi fa comprendere che l'amore, il perdono, la vita sono più forti del male.
Ascoltiamo Maiti: "Alla partenza, era in piedi alla testa del mio letto, un gesto irrefrenabile mi sollevò dal mio cuscino pur facendomi molto male, e l'ho abbracciato per lasciarlo nel cuore di Dio. E lui umilmente mi ha chiesto "Perdono". Era il bacio di pace che era venuto a cercare. Da quel momento sapevo di averlo perdonato".
Quanta profondità in questo scambio!
Un lungo viaggio quello del perdono; come un'avventura, una ricerca, quella di cercare sempre la verità. La semplice verità della realtà apparente della vita: dolce e felice o tragica realtà dell'uomo lungo tutta la sua vita.
Come nella vita di Maiti, l'alternanza del tempo della parola e del silenzio. Il silenzio come un altro tono di parola. Quando tornò alla vita, la organizzò senza che nessuno intorno a lei conoscesse la sua storia. "Solo dieci persone sapevano. Ho scelto il silenzio e il buio. E' stata una scelta personale e non l'ho mai rimpianta. Ma oggi, all'alba dei miei settantacinque anni è accaduto che la mia vita uscisse allo scoperto, senza che io lo abbia cercato".
E' giunto il suo tempo, la sua testimonianza si riflette come una stella nella notte. Una storia vera che incoraggia cammini di perdono, come cammini di vita e di verità.
Alla misura della nostra vita, nel nostro presente dove cerchiamo di parlare, di vivere, di capire abbiamo questa testimonianza di una pazienza benefica, che insegna che nella vita bisogna accettare il tempo, il silenzio, riservarsi uno spazio interiore da condividere con pochissime persone, con persone scelte.
E, naturalmente, essere animati da grandi desideri, guidati da una grande fiducia in Dio: "Se io non posso, chiedo a Dio di fare Lui per me; il mio desiderio è tutto lì". [ * ]   

 

Maïti Girtanner, Guillaume Tabard, Même les bourreaux ont une âme, Editions de la Loupe, 2008 [ * ]  [ * ]



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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 29/9/2016 alle 6:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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