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JULIUS FUCIK
post pubblicato in Fucik, Julius, il 15 settembre 2016
 

Julius Fucik è stato un giornalista, scrittore, antifascista comunista ceco, ucciso dai nazisti. Nacque in una famiglie operaia: suo padre era un operaio metalmeccanico. Nel 1913 la sua famiglia si trasferì da Praga a Plzen. Iniziò precocemente a interessarsi di politica e di letteratura: a 12 anni cominciò a scrivere sul giornale Slovan ("Lo Slavo"). Dopo aver conseguito il diploma di maturità, nel 1920 iniziò gli studi in Filosofia all'Università Carolina e nel 1921 si iscrisse al neonato Partito Comunista di Cecoslovacchia (KSC). Nel 1926 fu redattore della rivista letteraria Kmen ("Classe"), divenne membro del movimento artistico di avanguardia Devetsil [ * ]. Tra il 1928 e il 1938 lavorò come redattore della rivista di critica letteraria Tvorbi ("Creatività"), fondata dal critico František Xaver Šalda. Dal 1929 fu giornalista del Rudé právo, l'organo del KSC e appartenne al gruppo che respingeva ogni critica all'URSS. Fu ripetutamente arrestato dalla polizia cecoslovacca e nel 1934 ricevette una condanna ad otto mesi di reclusione con la condizionale per motivi politici. Nel 1930, visitò l'Unione Sovietica per quattro mesi e ne diede un giudizio molto positivo nel suo libro V zemi, kde zítra již znamená vcera ("Nella terra dove il domani significa ieri") del 1932. Nel luglio 1934, poco prima che Hitler liquidasse le SA, visitò la Baviera e descrisse le sue impressioni nel libro Cesta do Mnichova ("In cammino verso Monaco"). Tornò in URSS nel 1934; fu corrispondente da Mosca del Rudé právo per due anni e scrisse diverse relazioni anche per il KSC. 
Nel 1938 sposò Augusta Kodericovou, più tardi nota come Gusta Fucíkov.
Dopo la firma del patto Molotov-Ribbentrop, il trattato di non aggressione fra la Germania Nazista e l'Unione Sovietica, il KSC venne messo fuori legge e Fucík si rifugiò presso i suoi genitori a Chotimer ed entrò in clandestinità; ritornò segretamente a Praga nel 1940. Dopo l'attacco nazista all'URSS nel giugno 1941 aderì alla resistenza antinazista, dedicandosi alla pubblicazione illegale del Rudé právo e di altro materiale antinazista. Venne arrestato il 24 aprile 1942 a Praga, assieme ad altri sei membri del KSC dalla Gestapo, probabilmente per caso, durante una retata della polizia nazista. L'unico superstite fra i sei arrestati, Riva-Friedová Krieglová, rivelerà più tardi negli anni novanta, che Fucík aveva ricevuto l'ordine di suicidarsi per evitare la cattura; benché Fucík avesse una pistola con sé al momento dell'arresto, non ne fece uso. Dalla prigione scrisse note ispirate di Reportáž psaná na oprátce ("Reportage scritto sotto la forca" [ * ]), tradotto poi in molte lingue fra cui l'italiano. Condannato a morte nel 1943, la condanna venne eseguita nella prigione Plötzensee di Berlino. [ * ]
"Essere seduti in posizione di attenti, con il corpo teso, immobile, le mani incollate ai ginocchi, gli occhi fissi fino ad accecare sul muro giallo del Deposito nel palazzo Petschek a Praga - non è certo l'atteggiamento più favorevole per riflettere. È un po' difficile costringere un'idea a restare in quella posizione, seduta, sull'attenti.
Qualcuno in qualche posto - non riusciremo mai, forse, a stabilire chi e quando - ha soprannominato questo deposito del palazzo Petschek "il cinema", un soprannome davvero geniale. Una sala spaziosa, sei lunghe panche, in file serrate, occupate dai corpi immobili degli imputati, e dinanzi a loro il muro vuoto, come lo schermo di un cinema. Tutte le case produttrici del mondo non hanno potuto girare tanti film quanti ne hanno proiettati su quel muro gli occhi degli imputati in attesa di un nuovo interrogatorio, della tortura, della morte. I film della vita intera e non dei piccoli particolari della vita, quelli della madre, della moglie, dei figli, del focolare distrutto, di un'esistenza perduta, i film del compagno coraggioso e del tradimento, il film dell'"a chi ho dato quel volantino?", del sangue che scorrerà ancora, d'una forte stretta di mano, pegno di fedeltà. Film pieni di terrore e di risoluzione, di odio e di amore, d'angoscia e di speranza. Ognuno, con la schiena voltata alla vita, muore qui dinanzi ai propri occhi. Ma non ognuno rinasce. Ho visto cento volte il mio proprio film, mille volte i suoi particolari, e cercherò ora di raccontarlo. Se il nodo scorsoio mi si stringe al collo prima che finisca, resteranno ancora milioni di uomini per concludere questo film con un "lieto fine".
Fra cinque minuti l'orologio suonerà le dieci, è una bella sera fresca di primavera, esattamente il 24 aprile 1942. Affretto il passo, nei limiti della mia parte, quella d'un signore attempato che zoppica - affretto il passo per arrivare dagli Jelinek prima che il portone si chiuda. Mi aspetta là il mio secondo, Mirek. So che per questa volta non ha nulla di importante da dirmi, né io a lui, ma mancare a un appuntamento potrebbe provocare il panico e appunto bisogna evitare inutili preoccupazioni alle due anime buone che ci accolgono. Mi ricevono con una tazza di tè. Mirek già aspettava, in più ci sono i coniugi Fried. Un'altra imprudenza. Certo che mi fa piacere vedervi, compagni, ma non cosi insieme. È la strada migliore per la prigione e la morte. O rispettate le regole cospirative, o smetterete di lavorare, perché mettete in pericolo voi stessi e gli altri. Capite?" [ * ]

 

La cantata Fucik venne concepita come omaggio a uno dei principali esponenti della resistenza cecoslovacca, di cui Nono aveva conosciuto la testimonianza di prigionia in una recente traduzione italiana. Per quanto si può congetturare dagli abbozzi, nel suo complesso si sarebbe dovuto trattare di una vasta composizione per voci recitanti, probabilmente una o due voci soliste, coro e grande orchestra, articolata in tre episodi. L'unico che sia stato completato, il primo, è per due voci - una recitante - e orchestra. In Intolleranza 1960 viene letteralmente ripresa parte del testo impiegato nel frammento del 1951. Con la cantata Fucik basata, si noti, su un testo documentario, Nono mostra già di intendere la composizione come testimonianza di impegno antifascista e senz'altro comunista, come rivela la citazione di Liebknecht ("chissà se vivremo ancora, quando sarà raggiunto, ma vivrà il nostro programma per tutta l'umanità libera")  - dove si può leggere, tra l'altro, il segno di una certa eccentricità di Nono rispetto alla tradizione teorico-politica del movimento operaio italiano. (Veniero Rizzardi, Verso un nuovo stile rappresentativo. Il teatro mancato e la drammaturgia implicita, in Archivio Luigi Nono, La nuova ricerca sull'opera di Luigi Nono, Olschki, 1999 [ * ]).



Julius Fucik, Scritto sotto la forca, Red Star Press, 2015 [ * ]


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 15/9/2016 alle 11:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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