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LA FEROCIA
post pubblicato in Lagioia, Nicola, il 12 luglio 2016

Ho letto questo libro per conoscerne l’autore, e debbo dire che sono contento che abbia vinto il Premio Strega. Questo libro, oltre ad avermi intrigato, mi ha profondamente colpito. Inoltre, mentre lo stavo leggendo, ho scoperto che è uscito anche nella mia collana preferita, Italia Noir di Repubblica. E l’intrigo è cresciuto.
Il libro è diviso in tre parti, con capitoli i cui titoli sono profondamente significativi. Sono, rispettivamente: Chi tace sa; Chi parla non sa; Divenni pazzo; Con lunghi intervalli di orribile sanità mentale; Tutte le città puzzano d’estate. Il libro è poi chiuso da un Epilogo e da una nota dell’autore; l’epilogo non è citato nell’indice, ma – a mio avviso – rappresenta proprio la conclusione logica della storia, soprattutto rispetto al titolo.
Vado con ordine, voglio rispettare un filo di logica anche io. Il libro è certamente un vero e proprio noir. L’autore lo dichiara subito, con il primo capitolo della prima parte, dove compare un “fattaccio”, raccontato con molti dettagli. Un incidente, provocato da una ragazza che si aggira nuda sulla provinciale Bari–Taranto: il guidatore sbanda, finisce fuori strada, viene portato in ospedale e perde una gamba che gli viene amputata. 
Da qui l’autore passa a descrivere una famiglia bene di Bari, la sua città. La famiglia di un imprenditore edile, Vittorio Salvemini, che ha tre figli con la sua compagna Annamaria, rispettivamente Ruggero, Clara e Gioia, e un quarto figlio, Michele, avuto da un’altra donna e preso in casa alla morte della madre. 
La prima parte del romanzo è la storia della famiglia, con un forte riferimento a Clara, la figlia maggiore. Clara ha una strana condotta in casa. È una donna senza remore, e soprattutto senza limiti morali, cosa che la spinge a darsi un po’ a tutti, a persone importanti e anche a sconosciuti. A differenza degli altri figli, lei – particolarmente amante della cocaina, cosa che la rende molto ricattabile – cerca di avere una vita molto indipendente dal resto della famiglia. La cosa procede fin quando Clara (la ragazza dell'incidente) viene trovata morta ai piedi di un autosilo a più piani.
Il comportamento di Vittorio nell’informare i componenti della famiglia della morte di Clara fa pensare abbastanza al titolo del romanzo (non si parla di dolore o sofferenza ma solo che Clara si è uccisa e basta). E – in questa lunga prima parte del romanzo – soltanto Clara appare la figura dominante, e comincia anche a comparire il rapporto tra Clara e Michele, il fratello (acquisito) per il quale Clara aveva una spiccata predilezione.
La seconda parte è dedicata a Michele, che ha una serie di peripezie, nelle quali però il rapporto con Clara è la parte normalizzante del suo inserimento nella famiglia Salvemini. Michele si allontana da Bari per stare a Roma, e l’inizio della seconda parte del romanzo lo vede tornare a Bari e a casa Salvemini in compagnia di una gatta. Non viene accolto bene, perché il padre gli fa quasi una colpa per la non partecipazione al funerale di Clara (della cui morte non era stato affatto informato). La sola persona che lo accoglie con un certo affetto è la sorella Gioia. Vengono poi descritte in flash back le vicissitudini di Michele a casa, molte delle quali non lo avevano lasciato di buonumore: le uniche volte che si trovava a suo agio erano quelle in cui si incontrava con Clara o si scambiava con lei messaggi sul cellulare. Tutta la seconda parte è – sostanzialmente – la storia di Michele, che lui racconta in prima persona, a partire dal suo ritorno a Bari.
La terza parte, con un titolo abbastanza evocativo, racconta dell’indagine che porta Michele a scoprire cosa ci sia dietro il “suicidio” (che si rivelerà solo apparente) di Clara. In questa parte i personaggi sono tanti, e fanno tutti parte della vita cittadina: molti sono già apparsi nella prima e nella seconda parte, e quindi sono noti nella trama del romanzo. Non mi dilungo a raccontare le vicende di questa parte; aggiungo solo che – nell’Epilogo, brevissimo – tutti i personaggi scompaiono e sopravvivono solo i luoghi in cui la storia si è svolta.
Finora ho parlato – se pur abbastanza vagamente – della storia: ora voglio parlare del libro e soprattutto dell’autore. Ovviamente mi era giunta all’orecchio la vittoria al Premio Strega dell’anno scorso, ma ero curioso di vedere lo stile dell'autore. E ne sono rimasto affascinato. La scrittura di Lagioia è piana, scorrevole; anche le parti più complesse da descrivere sono piacevoli da leggere e non presentano difficoltà, se non quelle comportate dalla vicenda. Ma l’autore ha anche una sua modalità particolare di narrazione: la storia infatti traspare dai ricordi di tutti i personaggi, per cui – spesso – farli comparire e scomparire è un artificio che serve a raccontare la storia stessa. Non sono riuscito a trovare un altro scrittore che gli somigli: neppure fra gli scrittori di noir che meglio conosco (e sono tanti!).
Insomma, il libro mi è piaciuto e più ancora mi è piaciuto l’autore e la sua scrittura. Si tratta di un noir molto ben architettato e sicuramente ispirato a vicende della cronaca barese, anche se l’autore non ce lo dice, neppure nella nota in calce al libro. Degna di nota la premessa, presa da una frase di un celebre fisico, Niels Bohr, lo scopritore del modello classico dell’atomo, che recita: “La predizione è molto ardua, soprattutto se riguarda il futuro”. Il libro è sicuramente per tutti, anche se i contenuti ne sconsigliano la lettura ai più giovani.



(Lavinio Ricciardi)









Nicola Lagioia, La ferocia, Einaudi, 2016 [ * ]



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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 12/7/2016 alle 7:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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