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KORCZAK
post pubblicato in Korczak, Janus, il 1 giugno 2016
 

Janusz Korczak (Varsavia, luglio 1878 - ucciso in una camera a gas del campo di sterminio di  Treblinka, probabilmente il 6 agosto 1942) è lo pseudonimo di Henryk Goldszmit, pedagogo, pubblicista, scrittore, medico, militante sociale polacco di origine ebraica, noto anche come Il vecchio Dottore o Il signor Dottore. Fu un precursore delle lotta a favore di una totale uguaglianza dei diritti del bambino. Nelle istituzioni da lui fondate introdusse l’autogestione, dando agli educandi il diritto di deferire i propri educatori a un tribunale unicamente composto da ragazzi. Fondatore della prima rivista al mondo redatta da soli bambini, fu un pioniere nel campo della risocializzazione dei minori, della diagnosi in età pediatrica e della tutela del bambino difficile.
Nacque a Varsavia, da Cecylia Gebickae e Józef Goldszmidt (1844-1896), in una famiglia ebraica assimilata. Il padre era un avvocato, il nonno, Hersz Goldszmit, era stato medico a Hrubieszów, il bisnonno un vetraio. Non venne registrato all’anagrafe alla nascita: per questo è difficile stabilire con precisione l’anno della sua nascita. La famiglia Goldszmit cambiò ripetutamente di indirizzo a Varsavia; abitarono prima in via Bielanska 18 (suo probabile luogo di nascita), poi in Krakowskie Przedmiescie 77, in via Miodowa 19, in piazza Krasinskich 3 e in via Nowosenatorska 6 (oggi via Moliera). Tra il 1886 e il 1897 Henryk frequentò la scuola primaria di Augustyn Szmura in via Freta, e successivamente le otto classi del ginnasio del quartiere di Praga (oggi il VIII Liceo Ogólnoksztalcace Wladyslaw IV). A 15 anni annotava nel diario: «caddi allora un uno stato di follia: il furore della lettura. Ai miei occhi il mondo era scomparso, esistevano solo i libri». Dopo la tragica morte del padre nel 1896, la sua adolescenza e la prima giovinezza trascorsero in difficili condizioni materiali, e fu costretto a dare ripetizioni per aiutare la famiglia a mantenersi.
Nel 1898 iniziò gli studi universitari presso la facoltà di Medicina dell’Università Imperiale di Varsavia. Nell’estate del 1899 si recò in Svizzera per poter conoscere più da vicino l’opera e l’attività pedagogica di Pestalozzi. Durante quel soggiorno si interessò in particolare alle scuole, agli ospedali pediatrici e ai gabinetti di lettura gratuita dei periodici per bambini e giovani. Il 17 marzo 1905, dopo cinque anni di studi universitari e l’esame di Stato, ottenne il titolo di Dottore in Medicina. Come medico militare prese parte alla guerra russo-giapponese del 1905, avanzando fino al grado di maggiore. Tra il 1903 e il 1912 lavorò come pediatra presso l’Ospedale pediatrico ebraico Berson e Bauman in via Sliska 51 e in via Sienna 60 (nella Casa d’accoglienza transitoria). Come medico aveva diritto a risiedere in un appartamento interno all’ospedale e riceveva uno stipendio annuo di 200 rubli ripartito in quattro rate. Eseguiva i suoi compiti in maniera esemplare, lavorando anche nei quartieri proletari della città. Curava gratis i pazienti poveri, ma non esitava a richiedere ai ricchi onorari elevati. Collaborò con il neurologo e filantropo Samuel Goldflam, con cui intraprese una ramificata attività a carattere sociale.
Nel 1907, grazie a un periodo di studio a Berlino (autofinanziato), completò la sua formazione e qualificazione, seguendo corsi e tirocini presso varie cliniche pediatriche e studiando i principii degli istituti pedagogici specialistici. Al 1911 risale la sua rinuncia a formarsi una famiglia: sempre più propenso all’idea di non possedere quelli che chiamava i bambini privati, considerava suo ogni bambino che curava o educava. L’attività successiva lo avrebbe confermato in questo atteggiamento: analoghe convinzioni altruistiche lo spinsero anche a non privilegiare alcun gruppo di ragazzi a lui affidati. Non riteneva la famiglia tradizionale il principale anello della catena sociale, anzi rifiutava il ruolo a essa attribuito sia dai settori conservatori cristiani, sia da quelli tradizionalisti ebraici. Del resto poteva ben essere considerato, da se stesso come dagli altri, come il padre dei circa duecento orfani della Casa che dirigeva e di altre varie centinaia, che nei decenni di sua attività pedagogica e sociale sarebbero passati per i suoi orfanotrofi.
Riteneva che il bambino dovesse stare in compagnia dei coetanei e non ritirato in casa. Desiderava che i bambini “scontrassero” tra loro pareri e idee al loro primo germogliare. Si sarebbero così sottoposti a un processo di socializzazione che attraverso un’ accettazione reciproca li avrebbe preparati alla vita adulta, ben lontana dall’idillio o dal “quieto cantuccio domestico”. Cercò al tempo stesso di garantire ai bambini un’infanzia spensierata, ma non priva di obblighi, che li conducesse per una strada diritta, senza imporre loro limiti soverchi. Malgrado la grande differenza di età, prendeva molto sul serio i ragazzi, con cui conduceva un dibattito aperto. Credeva che il bambino dovesse arrivare da solo a comprendere e sperimentare emotivamente le varie situazioni, traendone conclusioni e eventualmente trovandovi rimedio, invece di venir semplicemente informato dall’educatore sui fatti e le loro conseguenze.
Si servì invece dello pseudonimo Hen-Ryk quando, nel febbraio del 1900, iniziò a collaborare con il settimanale satirico “Kolce”, come coautore di un romanzo giallo, Il servitore. Si avverava così il vaticinio di un suo insegnante di ginnasio che, dopo averlo scoperto a leggere durante una lezione, aveva profetizzato che sarebbe presto finito a collaborare a testate di poco valore, a 3 grosze la riga. Il vaticinio però si avverò solo a metà, visto che la tariffa per uno scrittore ai suoi inizi poteva essere ancora più bassa. Dal 1901 Korczak iniziò a scrivere editoriali, nello stesso anno comparve il romanzo I figli della strada, prima a puntate, in “Czytelnia dla wszystkich” (nn. 1-18), e poi in volume. Tra il 1903 e il 1905 fu editorialista del settimanale “Glos” con una sua rubrica, All’orizzonte. Proprio su “Glos”, nel gennaio 1904, comparve a puntate il romanzo Il bambino da salotto, pubblicato poi in volume nel 1906, che gli avrebbe procurato fama internazionale. Nel 1939 apparvero Una pedagogia scherzosa, Le mie vacanze e Le chiacchierate alla radio del Vecchio Dottore
Nel 1926 fondò “Maly Przeglad” (1926-1939), supplemento settimanale del quotidiano ebraico-polacco “Nasz Przeglad”, che avrebbe redatto per quattro anni (1926-1930). Era un giornale senza precedenti, scritto esclusivamente da bambini e giovani. Dopo il 1930 la redazione passò al suo assistente Igor Newerly, socialista, e futuro apprezzato scrittore. La rivista conobbe una serie di ostacoli nella Polonia degli anni Trenta, guidata dalle formazioni antisemite della Sanacja, a causa dell’origine ebraica del suo direttore e della crescente tendenza alla discriminazione razziale.
Korczak condusse una vasta attività di divulgazione radiofonica a difesa dei diritti del bambino. Nonostante il loro successo in vasti segmenti della società polacca, le trasmissioni radiofoniche del Vecchio Dottore vennero interrotte per le proteste di alcuni radioascoltatori, irritati dall’identità etnica del loro autore. Korczak tornò a parlare alla Radio Polacca nel settembre 1939, all’alba dell’inizio della guerra.
A partire dal 1896 Korczak aveva iniziato a collaborare a molti periodici con testi umoristici, articoli a sfondo sociale, civile e pedagogico. Scrisse anche una quindicina di romanzi per bambini e sui bambini, tradotti in molte lingue e popolari anche all’estero. Il suo Diario dal ghetto è ritenuta una delle più importanti testimonianze del periodo dell'occupazione nazista della Polonia.
Nel 1937 fu insignito dell’onorificenza dell'"Alloro d’Oro" dall’Accademia Polacca della Letteratura.
Il 23 dicembre 1899, insieme a decine di altre persone appartenenti all’intelligenzia progressista, venne arrestato dalla polizia zarista. L’accusa era probabilmente partita dalle autorità cattoliche e dal principe Michal Radziwill, presidente della Società Filantropica di Varsavia. Loro intento era contrastare il progetto, sostenuto anche da Korczak, di introdurre nuovi testi letterari (tra cui Hugo, Balzac, Dumas e Sienkiewicz) e opuscoli di ispirazione socialista, nelle sale di lettura gratuite aperte alla popolazione, nelle quali i partiti cattolici avrebbero voluto l’esclusiva presenza di testi liturgici o morali.
Korczak entrò a far parte della massoneria prima della fine del 1925. Era affiliato alla loggia "La stella del mare", creata dalla Federazione Internazionale Le Droit Humain, il cui scopo era “conciliare tutti gli uomini divisi da barriere religiose, ricercare la verità nel rispetto per gli altri uomini”.
A metà degli anni Trenta visitò la Palestina. Fu seriamente tentato di lasciare la Polonia: tra i vari motivi che lo spingevano c’erano il nazionalismo e la segregazione razziale in alcuni ambiti della vita sociale polacca (ad esempio nelle Università), sull’esempio della Germania nazista. Per un vero socialista come Korczak la situazione era difficilmente sopportabile, sia dal punto di vista personale che da quello del suo lavoro sociale e pedagogico.
Durante tutta la guerra Korczak indossò la divisa da ufficiale polacco. Se ne era fatta cucire una sperando di poter partecipare alla difesa di Varsavia nel settembre 1939. Non venne accettato nell’esercito perché aveva superato i limiti di età. Portò però con orgoglio, forse unico ebreo, quella divisa anche nel ghetto. Fino all’ultimo si rifiutò di indossare la fascia con la stella azzurra, imposta dai nazisti agli ebrei di Varsavia, che considerava non solo un segno di umiliazione ma anche la profanazione di un simbolo.
Korczak trascorse gli ultimi tre mesi di vita all’interno del ghetto di Varsavia. È qui che redasse il suo Diario, pubblicato per la prima volta in Polonia nel 1958. Aveva iniziato a scriverlo nel 1939, ma aveva poi interrotto le annotazioni per circa due anni e mezzo, quando tutta la sua energia veniva impiegata dalla tutela sui bambini della "Casa degli Orfani". Nel ghetto Korczak rifletté più volte sul suicidio e sulla possibilità di una morte più umana per i bambini piccoli e gli anziani che morivano di fame nelle strade del ghetto, su una morte meno infamante di quella nelle camere a gas. Forse l’eutanasia dei neonati ne avrebbe abbreviato la lenta agonia per fame.
Igor Newerly che, non ebreo, si trovava “dalla parte ariana”, tentò più volte di procurargli falsi documenti ariani, ma Korczak non volle abbandonare i suoi protetti, anche se la sua fama internazionale gli avrebbe probabilmente consentito di trovare riparo in uno qualsiasi dei paesi neutrali.
La sua ultima annotazione nel Diario è probabilmente del 5 o 6 agosto 1942.
Korczak morì insieme ai suoi bambini. Fu portato via dal getto in un carro bestiame i primi giorni dell’agosto 1942. La mattina del 5 o del 6 agosto l’area del cosiddetto Piccolo Ghetto venne attorniata da reparti delle SS e dagli ascari, soldati ucraini e lituani. Il Diario di Abraham Lewin [ * ] situa gli avvenimenti il 7 di agosto. "Venerdì 7 agosto, il diciassettesimo giorno del massacro. Ieri è stata una giornata orribile con un gran numero di morti. Dal ghetto piccolo la gente è stata prelevata in massa. Il numero delle vittime è valutato intorno alle 15.000. Hanno svuotato l’orfanotrofio del dottor Korczak a cominciare dal dottore stesso. Duecento orfani".
Korczak era alla testa del corteo. Senza cappello, con gli stivali militari, si racconta portasse in braccio due bambini. Alla marcia presero parte 192 bambini e dieci educatori, fra cui la pedagoga braccio destro di Korczak, Stefania Wilczynska.
Il giorno stesso 4000 bambini con i loro educatori vennero presi dagli orfanotrofi e deportati a Treblinka.
L’ultima marcia di Korczak è raccontata con toni diversi in numerose testimonianze. Qui citiamo quella di Marek Rudnicki, noto grafico e pittore, bambino nel ghetto, e la poesia Un foglio dal diario di una Aktion di Wladyslaw Szlengel (1914-1943), il cantore del ghetto di Varsavia. "Non voglio passare per iconoclasta, per sovversivo, ma oggi devo raccontare quello che ho visto allora. L’atmosfera era intrisa di una sorta di enorme scompiglio, automatismo, apatia. Non ci fu alcuna emozione al passaggio di Korczak. Nessuno fece il saluto militare, descritto da alcuni, di sicuro non ci fu nessun intervento da parte dello Judenrat, nessuno si avvicinò a Korczak. Non ci furoro grandi gesti, canti, teste orgogliosamente erette, non ricordo che qualcuno portasse la bandiera della "Casa degli Orfani", eppure dicono che ci fosse. C’era un silenzio terribile, sfiancato. Korczak trascinava un piede dietro l’altro, camminava come ingobbito, bofonchiava qualcosa fra sé e sé […]. Gli adulti della "Casa degli Orfani", come Stefania Wilczynska, gli camminavano accanto, e così facevo io stesso. Nelle prime file i bambini andavano a righe di quattro, poi così come capitava, in ordine sparso, in fila indiana. Qualche bambino teneva Korczak per la giacca, o forse gli stringeva la mano. Camminavano come in trance".

Janusz Korczak oggi ho veduto,
Nell’ultima marcia andare coi bambini,
E i bambini avevano vestiti puliti,
Come andassero di domenica al giardino.

Avevano grembiulini puliti, da festa,
Che ora potranno sporcare,
A file di cinque va l’Orfanotrofio,
Per la città-giungla di gente braccata.

La città aveva il viso atterrito,
Un gigante bizzarro, nudo e stracciato,
Finestre vuote guardavano la strada,
Come orbite di sguardo private.

A volte un urlo, come un uccello smarrito,
Suonava a martello per la morte insensata,
Trainati sui risciò giravano apatici
Del nostro ghetto i signori e padroni.

Scalpiccio a volte, calpestio, poi silenzio,
Qualcuno parlava camminando di fretta,
Atterrita e silenziosa, in preghiera
In via Leszno si innalzava la chiesa.

In fila per cinque marciavano calmi i bambini,
Erano orfani: nessuno accorreva per riportarli a casa,
Nessuno infilava una mancia
in mano ai colleghi dalle divise blu scuro.

Sulla Umschlagplatz nessuno interveniva,
Nell’orecchio di Szmerling nessuno alitava,
Nessuno gli orologi di famiglia raccoglieva
Come compenso al lèttone ubriaco.

Janusz Korczak guidava la marcia
A testa nuda, gli occhi senza paura,
A una sua tasca si aggrappava un bambino,
In braccio portava lui due piccolini.

Giunse un tale di corsa, con un foglio in mano,
Parlava e gridava nervoso:
-- Venga via! -- Ho una lettera da Brandt!
Korczak scuoteva la testa, silenzioso.

Cosa doveva stare ancora a spiegare
A chi arrivava con la grazia tedesca,
come far capire a teste senz’anima
cosa significa lasciar solo un bambino.

Tutti quegli anni… una vita ostinata,
Per dare in mano a un bimbo un piccolo sole.
Potrebbe forse lasciarli ora, soli, spaventati?
Andrà con loro… avanti… senza timore.

Al re Matteuccio anche pensava
Cui la sorte risparmiò quel destino,
Re Matteuccio nell’isola selvaggia
Avrebbe scelto lo stesso cammino.

E i bambini andavano ai vagoni
come partissero in gita a Lag Ba’Omer,
Quel piccolino dal viso spavaldo
Si sentiva come un piccolo Shomer.

E io pensai in quel momento banale
Per l’Europa privo d’ogni valore
Che lui per noi, in quel momento,
Scriveva della storia la pagina migliore.

Che in quella guerra ebraica, vergognosa,
nell’onta illimitata, nel fragore insensato,
nella lotta ad ogni costo per la vita,
nell’abisso del tradimento, del degrado,

Sul fronte, dove la morte non da’ onore
In quella danza notturna, infernale,
C’era un solo soldato valoroso:
Janusz Korczak, dei bambini il protettore.

Vicini al di là del muro, che dal reticolato
Ci osservate ogni giorno morire per niente,
ascoltate: Janusz Korczak quel giorno ha mostrato
la Westerplatte della nostra gente.


* ]



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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 1/6/2016 alle 7:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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