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LE AVVENTURE DELLA LIBERTA'
post pubblicato in Izzo, Francesca, il 27 maggio 2016
 

Il nuovo libro di Francesca Izzo (Le avventure della libertà, Carocci, 2016) ha un sottotitolo “Dall’antica Grecia al secolo delle donne”. E’ il Novecento. Il secolo di un nuovo protagonismo femminile che come sempre è il portato di condizioni storiche, di movimenti politici, di culture. L’autrice colloca il pensiero femminista dentro la grande cultura europea, verso la quale questo ha pur compiuto una rottura necessaria ma storicizzabile e con questo libro incrocia quesiti cruciali del nostro tempo. In un epoca in cui le nuove tecnologie sembrano poter soddisfare ogni desiderio di un individuo “frammentato” messo al centro della scena solo con i suoi diritti, quale sarà la misura che ci permetta di conservare la cifra della nostra umanità? Come gli uomini hanno creduto che la libertà fosse un dominio senza fine della natura, le donne ora possono, vogliono, desiderare un mondo senza generi e generazione, libere dall’”impaccio” della maternità? Che cosa diciamo quando parliamo di libertà femminile? 
La libertà ha una storia e Francesca Izzo ce la racconta con un linguaggio nitido, accessibile, privo di stilemi professorali o di formule per iniziate/i. Essa nasce, dunque, ad Atene come libertà politica, come possibilità di prendere parola in un luogo pubblico (l’agorà) per tutti i cittadini ateniesi liberi. Questo stabilisce subito una scissione tra questo mondo e quello chiuso della casa dove schiavi e donne lavorano per le necessità della vita. Il disprezzo per questo tipo di attività diciamo “domestiche” proseguirà per tutto il mondo antico, anche con la crisi della democrazia della polis e l’affermazione del grande pensiero filosofico, che assegnerà al logos, la conoscenza, il sapere, la virtù, il primato della vera libertà. Sino al cristianesimo gli addetti ai lavori “umili” saranno considerati non liberi. Sarà Paolo di Tarso a dire “non vi sarà né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, perché siete un solo uomo in Gesù Cristo”. Ma nel corso del tempo e nei rapporti reali, le vecchie gerarchie torneranno. 
Bisognerà aspettare l’avvento della modernità perché le cose comincino veramente a cambiare. L’umanità che è stata catapultata fuori del centro dell’Universo dove credeva di essere, dimostra una nuova inquietudine, ma anche la capacità di cambiare idee vecchie di secoli. Izzo sposa la modernità ma ne mostra subito le insidie. Locke nella sua difesa delle prerogative dei singoli contro l’invasività dello Stato autoritario fa entrare il lavoro umano che produce ricchezza e proprietà privata nel regno della libertà. Qui Izzo fa notare, con grande finezza, che nello stesso tempo il Soggetto diviene padrone assoluto del proprio corpo, un concetto che avrà una lunga storia.
In seguito mentre il femminismo (Carla Lonzi) aveva emblematicamente “sputato su Hegel”, in un tempo in cui è stato anche necessario farlo, Izzo oggi fa notare che il grande filosofo tedesco dà valore alla figura femminile all’interno della famiglia (che era diventata la famiglia borghese), ne valorizza la funzione etica, che però riduce alla cura del singolo, dell’uomo che così sarà pronto ad incarnare l’ulteriore cammino dello Spirito. 
Proseguendo nel racconto del percorso della libertà, Izzo dà rilievo al pensiero di Marx che valorizza ulteriormente la funzione del lavoro umano. Se nella società capitalistica questo viene in qualche modo sottratto al lavoratore, lo scopo è rendere libero il lavoro non liberarsi di esso. Il lavoro come processo attivo di trasformazione della natura coincide con l’innovativo concetto di prassi (che Gramsci riprenderà), per cui natura e storia assumono un andamento dialettico ma non oppositivo. La libertà è quindi delimitata dalla natura ma continuamente la trasforma. Tutto questo nel Novecento sarà duramente contestato ma è proprio quì che Francesca Izzo trova le radici perché la libertà prosegua il suo cammino. Questo le dà il ”coraggio” di “non apprezzare” le idee di personalità come Nietzsche ed Arendt, con il loro diverso ritornare alla Grecia e di Foucault che indica la sessualità come una costruzione discorsiva tesa al disciplinamento, per cui è possibile arrivare a pensare che non vi sia nulla di radicato nel corpo, non esistono uomini e donne, ma solo l’ individuo.
Nel Novecento però e soprattutto nella sua seconda metà, si afferma un nuovo soggetto, la Donna e subito dopo le donne, il lavoro di procreazione e di cura diventano una scelta di libertà. Izzo ci mostra quì che siamo ad un bivio, rende così evidente che la sua narrazione del cammino della libertà non è solo ricostruzione della evoluzione delle culture ma pone una questione politica
Le avventure della libertà non sono in preda al caso, sono frutto di scelte e quì si tratta di scegliere ancora. Si può scegliere di agire la padronanza assoluta sul proprio corpo, che con l’aiuto della tecnica può produrre l’avveramento dell’utopia antica di liberarsi di questo e della sua matrice sessuata, perché siamo quel singolo individuo che da solo si fa. La conseguenza è che le prerogative ed i diritti del singolo sono i soli che devono essere riconosciuti. Oppure, ed Izzo compie con nettezza questa scelta, rifiutare l’evaporazione del Soggetto della storia in un Ego autopoietico. Ma si tratta di un soggetto duale, consegnatoci dal pensiero della differenza che, scrive Izzo “rende necessario il pensiero dell’altro” e quindi del limite. Come è noto questa elaborazione ha già una sua storia non breve e si sviluppa prevalentemente in Italia ed in Francia. La differenza opera sul livello simbolico, cioè sul modo in cui si elabora il dato naturale del sesso, liberandolo dagli stereotipi del maschile e del femminile, ma conservando l’irriducibilità all’Uno da sempre postulata dal pensiero occidentale, che rende inessenziali i corpi e la loro storia. Di questo anche si parla quando si discute di maternità scelta o rifiutata, di gestazione surrogata, di difesa dell’integrità dei corpi femminili. 
Quello che infatti costituisce la vera forza di questo libro ed è il discorso che tutto lo percorre, é che il protagonismo di un nuovo soggetto della Storia, come è stato in passato, ne cambia il corso, incide sulle culture egemoni. Le donne non possono più dire con Virginia Woolf “questa guerra non mi riguarda”. Francesca Izzo ci dà però un’indicazione. La libertà femminile può conservare il suo carattere dirompente se gioca la differenza come peculiarità dell’umano, con quello che significa di misura e di relazione. Non a caso il libro si chiude con queste parole “...in un mondo in cui le donne scompaiono, non scompaiono…i destini segnati dalla biologia o le ultime vestigia dell’essenzialismo metafisico: scompare la memoria stessa dell’umanità”.



(Anna Maria Riviello)









Francesca Izzo, Le avventure della libertà, Carocci, 2016 [ * ]


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 27/5/2016 alle 8:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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