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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
ADDIO FANTASMI
post pubblicato in Terranova, Nadia, il 28 giugno 2019
 

Il romanzo, il secondo pubblicato dall'autrice con Einaudi, è la storia di un ritorno a casa. Ida, la protagonista, trapiantata a Roma, dove si è trasferita sulle orme del marito, ritorna nella sua città natale, Messina, richiamata dalla madre che, per esigenze di lavori edili, deve sgomberare la casa, e vuole che sia la figlia a sistemare le sue cose. 
Il romanzo, che presenta al lettore una scrittura piana ed agevole, dove qualsiasi fatto è narrato con stile semplice e soprattutto chiaro, presenta indubbie caratteristiche di spicco: oltre la chiarezza, troviamo una analisi dei sentimenti, presente sia nei dialoghi tra madre e figlia, sia nei soliloqui di Ida, alle prese con ricordi e pensieri della sua vita. 
La cosa che a me – messinese di origine, che trascorro tutte le estati in un paese della provincia e che ho vissuto vari periodi della mia vita a Messina – è apparsa più evidente è stata il carattere peculiare del modo di vivere di quella città: anche se l’autrice non richiama mai l’attenzione del lettore su questo aspetto. Forse i fantasmi cui si allude nel titolo, sono anche questi, oltre ai ricordi di Ida.
Il libro è molto bello, specie sotto l’aspetto del rapporto madre–figlia ed anche per quanto riguarda i ricordi della vita infantile e adolescenziale di Ida. È diviso in tre parti, intitolate, rispettivamente, “Il nome”, “Il corpo”, “La voce”. Alle tre parti è preposta una premessa, anonima, che rappresenta l’antefatto del viaggio (motivato, come si è detto, da esigenze di sgombero per i lavori di ristrutturazione del tetto della casa). L’antefatto svela due aspetti della vita della protagonista (l’io narrante è proprio quello di Ida, in prima persona; sospetto che si possa trattare di ricordi autobiografici): la propensione agli incubi, e alla liberazione da questi con la loro narrazione; e qualcosa che coinvolgeva il padre, e che sarà spiegata nella prima parte.
I titoli delle tre parti sono relativi ad aspetti della vita del padre di Ida. Il padre ha cominciato a soffrire di depressione, e poiché la madre usciva per andare al lavoro, lasciava le incombenze della gestione del padre, che stava a letto, alla figlia. Il padre si chiama Sebastiano: e – ad un certo punto, senza alcun avviso – un giorno si veste e va via di casa, senza più dare alcun segno di vita. Questo è l’episodio scatenante, per Ida, dei suoi incubi: l’assenza della figura paterna nella sua crescita.
Non voglio raccontare il libro, non mi piace farlo: i fatti riportati – specie la scomparsa del padre, che non si sa se è vivo o è morto – sono semplicemente una premessa per citare la presenza, nell’intero romanzo, dei sentimenti che questo episodio suscita nella protagonista, e dei riflessi nel rapporto con la madre. I titoli stessi dei vari capitoli fanno comprendere come ci siano nel libro gli aspetti territoriali che si mescolano con questi sentimenti onnipresenti.
Il romanzo è un buon esempio di come si riesca da parte dell’autrice a rendere bene una vicenda pesante, descrivendone i sentimenti che suscita, e nello stesso tempo, descrivendo anche l’indole della persona che li vive, Ida, la protagonista.
La lettura è piacevole e intrigante per i lettori: il libro si legge rapidamente, e ben si presta a commenti e paragoni con altre opere contemporanee. La sua vincita al Premio Strega arricchirebbe l’autrice di un altro premio, visto che il suo primo romanzo ne ha collezionati ben tre. La Terranova è autrice di molta letteratura per bambini, anch’essa pluripremiata.
Della storia restano molto ben presenti due fatti: un amore, quello del figlio del muratore che sta facendo i lavori con il padre, e che Ida sperava fosse per lei. Nikos (la cui origine è cipriota) le racconta – in una fuga breve, cercata da Ida in più occasioni – del suo amore per una ragazza, Anna, che un giorno, in una gita in motocicletta con lui, muore tragicamente. E questo produce in Nikos un dramma profondo, che lo porta successivamente al suicidio.
E – secondo fatto, ma risolutore dell’eterna assenza paterna – il ritrovamento di una certa scatola rossa di ferro, che Ida evita di gettar via, come gran parte delle altre cose, testimonianze della sua infanzia-adolescenza privata del padre. Questa scatola, che Ida porta con se nel viaggio di ritorno, e che solo allora, nell’ultimo capitolo della terza parte, rivelerà il suo contenuto, è – come si immagina – un ricordo paterno: contiene la pipa di suo padre, impregnata ancora dell’odore del tabacco, e una audiocassetta, con incisa la sua voce. E Ida, a voler chiudere l’incubo più grosso della sua vita, la getta in mare dal traghetto. Un addio materiale e simbolico all’assenza della sua vita, per correre verso quella nuova vita, di cui ci ha detto nella premessa, e che fa capolino ogni volta che il suo compagno Piero la chiama al telefono.
La scrittura piacevole, l’onda dei sentimenti che pervade tutta l’opera e l’originalità della storia, fanno del romanzo un ottimo candidato per il premio cui concorre. Lettura fortemente consigliata a tutti, specie ai giovani cui è dedicato il primo romanzo della Terranova.


(Lavinio Ricciardi)








Nadia Terranova, Addio fantasmi, Einaudi, 2018 [ * ]




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GLI ANNI AL CONTRARIO
post pubblicato in Terranova, Nadia, il 31 marzo 2016

Un libro strano per i lettori anziani (come me). Una storia tipica dei nostri tempi, allo stesso tempo attuale e piena di incognite, soprattutto da parte del protagonista, Giovanni.
La Terranova è al suo primo romanzo, e – a giudicare dalla buona impostazione della storia – è molto attenta a soddisfare le aspettative dei lettori di ogni età.
Il romanzo racconta la storia di un ragazzo e una ragazza, che inizialmente non si conoscono, partendo dalla loro infanzia, e via via proseguendo fino agli studi universitari, che li fanno incontrare e li portano a decidere di sposarsi.
Tutto parrebbe progredire a dovere, quando il protagonista, Giovanni, comincia a far uso di droghe. La cosa avviene casualmente, ma – purtroppo per lui – prosegue al punto che, d’accordo con i genitori, decide di entrare in comunità per disintossicarsi.
Qui mi fermo nella narrazione. Aggiungo soltanto che – nel frattempo – Giovanni e Aurora hanno messo al mondo una bambina, Mara.
La vicenda raccontata è un po’ l’immagine della vita che permeava il nostro paese negli anni ’70: anni “al contrario” per come erano vissuti dai loro protagonisti. Un’immagine abbastanza veritiera nel modo in cui la Terranova ci porta con se nel procedere della storia di Giovanni e Aurora. Ci sono tutti gli elementi che caratterizzavano quegli anni: la precarietà delle scelte, spesso “di maniera” e senza solidità alle spalle, la vita di tutti i giorni, strana e spesso contraddittoria e via dicendo.
La vita di Giovanni, che neppure la comunità riesce ad allontanare completamente dalla droga, subisce grosse modifiche. Dal suo affetto per Mara, molto ricambiato, perché il papà non è visto tanto spesso come la mamma, si passa alla vita da divorziato, visto che Aurora decide di non volerlo più accanto.
Ed è Mara a far sopravvivere il rapporto familiare col padre. Questo è il fatto importante che caratterizza la vita di Giovanni da separato. Il linguaggio che l’autrice adopera è efficace e allo stesso tempo semplice e scarno. Come opera prima non c’è male davvero. La lettura del libro è piacevole e mai alcuna vicenda viene presentata con l’intenzione di turbare il lettore. La Terranova è un’ottima cronista della sua storia.
C’è una sorpresa finale che riguarda l’io narrante. Non dico altro, ma certo questo piccolo artificio rende ancor più fruibile il libro rispetto al semplice racconto dei fatti. Pur non considerandolo eccezionale, lo consiglio nella lettura a tutti.




(Lavinio Ricciardi)








Nadia Terranova, Gli anni al contrario, Einaudi, 2015 [ * ]

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