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SOTTOMISSIONE
post pubblicato in Houellebecq, Michel, il 11 giugno 2015
  

Nietzsche, con il suo fiuto da vecchia bagascia, aveva visto giusto: in fondo, il cristianesimo era una religione femminile. 
Invecchiando, anch'io mi riavvicinavo a Nietzsche, com'è senz'altro inevitabile quando si hanno problemi di idraulica. 
(Michel Houellebecq)
Come in tutte le utopie reazionarie, un soggetto in crisi, instabile, ritrova la sua armonia "andando a fondo", fino ad adagiarsi sul letto limaccioso della vita. Quì la regressione vitale è verso l'Islam, i suoi valori, la concezione della donna, un certo pragmatismo. Perchè tutto il resto, fallendo, ha tradito la fiducia che vi aveva riposto il protagonista del romanzo.
E se il gruppo dei fratelli Coucher e di Coulibaly anzichè colpire uno dei simboli della libertà di espressione avesse messo un'autobomba davanti a Notre Dame il cerchio si sarebbe chiuso. Perchè il vero obiettivo polemico di Houellebecq è il cristianesimo, contro cui l'Islam non è che semplice manovalanza. Sulla base del sillogismo che se la virilità del protagonista sta scemando per ragioni anagrafiche e il cristianesimo è nietzschianamente una religione svirilizzante, allora bisogna attaccare il cristianesimo. L'Islam è invece una religione maschile, "amica" degli uomini? L'autore lo concede, un po' semplicisticamente e apoditticamente. Sta il fatto, storico, che i mussulmani, almeno quelli fondamentalisti, attaccano i cristiani e i luoghi del cristianesimo, le chiese. Le donne non possono dire niente su questa dinamica interna maschile, per questo nell'Islam sono ridotte al silenzio.
Il protagonista di "Sottomissione" è senza radici. Il padre e la madre vivono lontano, non li vede da dieci anni e non prevede di vederli in futuro. Quando, dopo essere fuggito da Parigi per il timore di una guerra civile, vi ritorna dopo più di un mese, trova la corrispondenza che nel frattempo si è accumulata. Tra questa un telegramma che gli annuncia la morte della madre. Lo lascia cadere assieme all'altra posta ed è piuttosto preoccupato da una lettera di contenuto amministrativo.
Mi sembrano completamente fuori strada quelle interpretazioni che parlano di un esplicito desiderio da parte di Houellebecq di ritorno al patriarcato (vedi quì e quì). Non si penserà che quando l'autore descrive il professore universitario, collega del protagonista, sessantenne e vergine, a cui l'amministrazione islamica dell'università trova una moglie ventenne stia parlando sul serio! Houellebecq sembra piuttosto imbevuto di un caustico spirito illuminista, fa ricordare certe brillanti ironie settecentesche sul "Turco" e sembra dirci che l'eterna Francia voltairiana e miscredente è assolutamente inattaccabile e che non c'è alcun pericolo di una sua islamizzazione.
Come pure Houellebecq non ha nulla da spartire con quegli intellettuali di destra (cita Guenon, ma se ne potrebbero ricordare altri e il fenomeno non è limitato alla sola Francia) che sono transitati all'Islam, ritenendolo l'unico baluardo che difendesse ancora la tradizione contro la modernità. Mentre la deriva islamista di Houellebecq assomiglia molto più ad una deriva etilica di poeta o pittore francese di fine '800, sulla scia del suo mentore Huysmans.
Eppure tra le righe di questo libro appare come una chiave di volta per capire i rapporti con l'Islam. Il conflitto nasce da un ottenebramento reciproco, laddove si è incapaci di decodificare certi comportamenti altrui. E il punto focale sembra essere proprio la condizione della donna. Ma per tornare alla realtà da questo lieve e illuministico esorcismo del conflitto tra Islam e Occidente, non sarà un caso poi che il fondamentalismo se la sia presa con i vignettisti di una redazione dove l'autore contava molti amici. 
Houellebecq, un po' come un rabdomante, coglie delle tematiche che stanno nell'aria, molto attuali ma - e quì è l'insoddisfazione che lascia il romanzo - non dà alcuna soluzione ai problemi sollevati e non prende nessuna posizione. Perchè se i gender studies riguardano anche il maschile, questo romanzo ha il merito di affrontare e problematizzare il tema in quanto tale. Ma poi la risposta alla sua crisi: l'Islam, è soltanto uno scherzo, almeno a me così pare. Forse perchè tale crisi è un problema di sempre, non legato alla contemporaneità e questo permette all'autore di configurarne esiti paradossali. Dove anche s'intreccia il tema politico, perchè non c'è dubbio che la declinazione del maschile sia un tema di forte valenza politica. Houellebecq sembra prefigurare uno scenario reazionario per il futuro - seppure col sospetto del paradosso - e non sarebbe certo la prima volta che questo avviene nella storia. Sono i gender studies ad aver rimarcato, ad es., come il colonialismo fosse anche una risposta alla crisi del maschile nella società di massa e come la mitologia eroica e virile del fascismo rispondesse alla stessa istanza [ * ] [ * ].  
Tuttavia quasi a smentita del carattere fantasioso di questa previsione regressiva sul prossimo futuro c'è chi la prende molto sul serio ed anzi la vede già attuale, come la studiosa Bat Ye'or, che parla di Eurabia e Dhimmitudine. Come pure non si può evitare di fare raffronti tra questa e la situazione di fine '800 descritta nei libri di Zeev Sternhell sulla nascita francese dell'ideologia fascista [ * ] [ * ]  [ * ].
Il moderatismo della Fratellanza Mussulmana è solo tattico. E' del tutto evidente che essa mira ad un'islamizzazione integrale della società francese ma nessuno riesce a rendersene conto, non il partito socialista, non gli accademici che scendono a compromessi, nè tanto meno il protagonista del romanzo (solo gli "identitari" vogliono la guerra civile ma appunto non si deve sapere). In teoria non sarebbe neanche il caso di parlare con gli islamici e con coloro che scendono a compromessi, per la doppiezza della loro posizione e del loro eloquio. E qual è invece la merce di scambio per la richiesta "sottomissione"? Appunto per il protagonista senz'altro la donna, collegata com'è sempre stato nella sua vita allo status professionale, che la conversione all'Islam garantisce. Una soluzione "amministrativa" al declino biologico, quindi una soluzione apparente ma va bene così perchè tutta la società (e la società islamica e l'Islam stesso) è apparente. "Sottomissione" vuol dire addivenire ad un'apparenza di sottomissione, ad un rito. Una soluzione tutto sommato comoda: un volontario sacrificio della propria libertà, un abito penitenziale indossato con rigore, un silenziarsi. Così sarebbe se - come s'è detto - dietro le spalle del protagonista del romanzo non si avesse l'impressione che l'autore si faccia beffe di tutto, come in una regle de joeu, che rappresenta una commedia molto francese.


(Carlo Verducci)







Michel Houellebecq, Sottomissione, Bompiani, 2015 [ * ]



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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 11/6/2015 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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