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RITRATTO DI MADRE, IN CORNICE AMERICANA
post pubblicato in Vajda, Miklós , il 10 giugno 2015

  


Traduttore, critico, editore, personaggio di spicco nella cultura ungherese, Miklos Vaida, nato nel 1931, come autore è un esordiente, perché questa è la sua prima opera narrativa. Tema del libro è il personaggio della madre, descritto nel suo legame col figlio e calato nell'ambiente in cui visse: Budapest e gli Stati Uniti. Biografia dunque, ma anche autobiografia e compendio della storia ungherese fra le due guerre e nel ventennio successivo al secondo conflitto mondiale. Al centro c'è il rapporto madre figlio, saldo e importante, pur se l'attenzione di lei è spesso distratta o lontana. Judit Csernovics, questo è il nome della madre, viene da una famiglia aristocratica ed è bellissima: è una delle donne più ammirate nella Budapest degli anni trenta. Suo marito, Ödön Vajda, è un avvocato famoso, che è stato consigliere degli Absburgo nella gestione del loro patrimonio. La sua vita si svolge tra impegni mondani, ricevimenti, amicizie con membri dell’élite politica e artistica. Il tempo da dedicare al figlio è poco. Poi, con l'entrata in guerra dell'Ungheria a fianco della Germania, tutto crolla. Miklós scopre con angoscia che suo padre è di origine ebraica e per lui stesso, che gira con il certificato di battesimo in tasca, si profila l'umiliazione di un esame antropologico che dovrà verificare se il suo sangue è cattolico o ebreo. Miklós e sua madre cercano di sfuggire alle famigerate Croci Frecciate, lasciano la loro abitazione, trovano un nascondiglio in una casa amica. Il padre nel 1947 muore, Budapest è in macerie, la vita è stravolta.
Judit, per sopravvivere, apre un bar, ma viene accusata di disfattismo e di allarme ingiustificato su una possibile svalutazione monetaria. È un dramma, perché è condannata e rinchiusa in prigione. Solo l'intervento di Gizi Bajor, famosa attrice magiara, a cui Judit è legata da affetto e amicizia, riesce a farla scarcerare. Da questo clima di terrore nasce il progetto di fuggire per sempre e la donna riuscirà ad emigrare negli Stati Uniti. Miklós rimane invece in Ungheria, deciso a non abbandonare il proprio paese nonostante il clima politico e la repressione del regime. Il rapporto con la madre diviene più saldo con la lontananza. Il suo personaggio comincia a sgretolarsi, vengono alla luce debolezze e fragilità. Lei accetta che il figlio le si rivolga usando il "tu", invece del "lei" obbligatorio nella tradizionale educazione nobiliare. "Mia madre mi mancava e non mi mancava", dice Miklós, che tiene con lei rapporti epistolari costanti e assidui. Quando la madre morirà solo la scrittura potrà dargli sollievo. Narrando di lei Miklós saprà ricostruire il senso della propria vita e riflettere su un periodo difficile della sua patria.
Questo intreccio tra vicende personali e avvenimenti della storia rendono il libro di estremo interesse. Di grande utilità sono le pagine di introduzione che aiutano ad orizzontarsi nelle complesse vicende dell'Ungheria, paese che dal 2004 fa parte dell'Unione Europea.

 
 
 
(Rita Cavallari)

 



 

 
Miklós
 Vajda, Ritratto di madre, in cornice americana, Voland, 2015 [ * ]
 
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