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AMERICANAH
post pubblicato in Adichie, Chimamanda Ngozi, il 9 giugno 2015
  

Gli stereotipi limitano e plasmano il nostro modo di pensare, soprattutto riguardo all'Africa. Se dico "Nigeria", chi mi sta di fronte, nella maggioranza dei casi, pensa alle prostitute nelle strade dell'Eur oppure a Boko Haram che rapisce le ragazze per darle in mogli ai combattenti islamici. Solo se ci fermiamo a pensare ci rendiamo conto che la Nigeria è un grande paese (tre volte l'Italia come superficie), densamente abitato (quasi tre volte il nostro paese), ricco di risorse naturali (petrolio in particolare), con una stimolante vita culturale. È il caso di notare che a capo dell'OPEC, l'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, c'è una donna nigeriana: Diezani K. Alison-Madueke.
Chimamanda Ngozi Adichie, autrice di "Americanah", pubblicato da Einaudi nel 2014, è una delle più interessanti scrittrici di questo paese, che, non dimentichiamolo, ha un clima intellettuale vivace e raffinato. Uno scrittore nigeriano, Wole Soyinka, drammaturgo, poeta, scrittore e saggista, è considerato uno dei più importanti esponenti della cultura dell'Africa sub-sahariana nonché il maggiore drammaturgo africano ed è stato insignito del Nobel nel 1986. 
La Nigeria è composta da moltissime etnie - ben duecentocinquanta! - spesso in lotta tra loro. Il paese nel momento dell'indipendenza (1960) fu suddiviso in tre stati confederati, corrispondenti ai tre principali gruppi etnici: hausa-fulani, yoruba e igbo. In seguito, nel tentativo di rispondere alle richieste di autonomia dei vari gruppi e per evitare spinte secessionistiche (drammatica fu nel 1967/70 la guerra civile del Biafra che voleva l'indipendenza della regione), la Nigeria è arrivata a comprendere trentasei stati confederati. La popolazione è islamica e cristiana, in percentuali sostanzialmente uguali.
Chimamanda Ngozi Adichie, di etnia igbo, scrive in lingua inglese, come buona parte degli scrittori nigeriani. Questo è il suo terzo romanzo dopo "L'ibisco viola" e "Metà di un sole giallo". È un romanzo di formazione che narra la vita di due ragazzi nigeriani, Ifemelu lei e Obinze lui, i loro progetti e i loro sogni. Il desiderio di entrambi è l'occidente: lui emigra clandestinamente in Inghilterra, lei può raggiungere gli Stati Uniti con una borsa di studio. Hanno frequentato in Nigeria ottime scuole, parlano un inglese colto, potrebbero facilmente vivere nel loro mondo, ma perché chiudersi in una realtà asfittica, senza prospettive, profondamente corrotta, quale è il loro paese? Ifemelu e Obinze appartengono alla categoria degli emigranti colti - esattamente come tanti italiani laureati che vanno a lavorare all'estero - che abbandonano il loro paese non per fame o per motivi politici, ma per sfuggire all'immobilismo e alla mancanza di scelte. I loro destini saranno diversi: Obinze in Inghilterra dovrà, per sopravvivere, lavorare con documenti falsi e piegarsi a condizioni di vita precarie. Giunge a progettare un matrimonio di comodo che gli darà diritto alla cittadinanza inglese, ma proprio sui gradini della chiesa viene arrestato per immigrazione clandestina e, dopo un periodo in prigione, è rimandato in Nigeria. Qui trova la sua strada, si inserisce in un "mondo di mezzo" e diviene un ricco immobiliarista.
Obinze però nell'economia del libro è un comprimario, perché la protagonista è Ifemelu. La sua storia negli Stati Uniti, in cui lei ha una posizione regolare come studentessa prima, poi come giornalista e blogger, si dipana tra neri americani, neri non americani, bianchi che temono di sembrare razzisti, solitudine, povertà, infine integrazione e benessere. Ifemelu non aveva mai saputo di essere nera: lo scopre negli Stati Uniti, dove le differenze di colore della pelle sono ancora fondamentali. Per dar voce al proprio scontento crea un blog che avrà un gran numero di lettori e le darà la notorietà. I brani postati da Ifemelu si inseriscono organicamente nel racconto e creano un curioso aggancio con la realtà in cui la donna vive. La scrittura tiene sempre viva l'attenzione del lettore, sia quando si racconta la seduta dal parrucchiere afro - ci vogliono sei ore per un'acconciatura di treccine - sia quando Ifemelu riflette sull'elezione di Obama e su cosa questo rappresenta per i neri americani.
I temi del libro appartengono direttamente al vissuto dell'autrice, soprattutto per quello che riguarda il razzismo. Il libro si sofferma sulla assoluta mancanza di consapevolezza, da parte dei bianchi, di come tutto - pubblicità, modelli femminili, prodotti di bellezza - sia discriminatorio e spesso offensivo nei confronti delle donne di colore. Le pagine che descrivono il confronto fra bianchi, afroamericani che discendono dagli schiavi, americani-africani che non sapevano di essere neri, sono tra le migliori del libro.
Americanah sarà presto un film. Brad Pitt ha acquistato i diritti del romanzo e la protagonista della pellicola sarà Lupita Nyong, interprete di "12 anni schiavo".



(Rita Cavallari)








Chimamanda Ngozi Adichie, Americanah, Einaudi, 2014 [ * ]






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