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IL DILEMMA DELL'ONNIVORO
post pubblicato in Pollan, Michael, il 19 marzo 2015

  


Cosa c’è dietro quello che mangiamo? Come scegliere una corretta alimentazione? Michael Pollan, uno dei massimi esperti in materia, indaga sulle varie catene alimentari per scoprire da dove viene la bistecca che ci troviamo nel piatto, come è vissuto l’animale da cui deriva, di quali alimenti si è nutrito, quali farmaci ha ingerito. E capire anche, dal campo alla foglia al sacchetto preconfezionato, cosa nasconde una confezione d’insalata.
Inizia così un’appassionante viaggio tra piccole fattorie e produzioni industriali, fast food e supermercati, fabbriche e impianti di macellazione. Per concludere con orrore che quello che mangiamo, in molti casi, è in buona percentuale petrolio.
Il libro si riferisce specificatamente alla realtà degli Stati Uniti, diversa da quella europea, ma il messaggio è universale: dobbiamo tutti avere la consapevolezza di ciò che mangiamo, perché è a tavola che tuteliamo la nostra salute.
Dunque la prima domanda è: chi mangia cosa? In che consiste una catena alimentare? Quali sono le principali catene alimentari che interessano l’uomo? L’autore ne esamina tre: la catena industriale del mais, la catena pastorale dell’erba, la catena fai-da-te del bosco.
Seguire l’ascesa di Zea mays, cioè del granturco, è affascinante quanto una spy-story. Senza questo cereale i coloni del nuovo mondo non sarebbero mai stati in grado di costruire una potente nazione. L’unione tra mais e americani è indissolubile: gli uomini dipendevano da questa pianta e il mais dal canto suo senza i coloni si sarebbe probabilmente estinto. Il mais è divenuto l’elemento centrale dell’industria alimentare, del consumismo, del 
capitalismo, dei supermercati e dei fast food. E’ una pianta flessibile e versatile che, nutrita da concimi di origine petrolchimica, raggiunge la densità di 75.000 piante per ettaro. Si presta anche alla creazione di ibridi sterili brevettabili, fattore basilare nelle imprese agroalimentari. Incrementata da congrue sovvenzioni statali la coltivazione del mais si è estesa negli Stati Uniti Uniti senza incontrare barriere. Dove un tempo esistevano fattorie, 
pascoli, boschi, piccoli allevamenti di bestiame e tutto un paesaggio agrario complesso, ora si estende la monocultura del mais, nutrito dal petrolio. Gli allevamenti industriali di bovini usano mangimi a base di mais. Ma i bovini sono erbivori, il loro stomaco non è fatto per digerire granaglie. Si ammalano. Di conseguenza il protocollo nutritivo prevede massicce dosi di antibiotici, che si fissano nelle nostre bistecche. Potrebbe andar meglio con i polli, per i quali il mais è compatibile, ma i sistemi di 
pollicoltura industriale descritti nel libro fanno paura.
Dal mais si ricavano anche i dolcificanti, gli addensanti, le farine che sono alla base di tutti i prodotti che troviamo nei banchi del supermercato, ad esempio biscotti e merendine. E il consumatore, nella catena alimentare che parte dal mais, ingerisce quotidianamente la sua dose di petrolio e di antibiotici.
Partendo dall’erba la situazione è diversa. Nelle fattorie che hanno come base l’utilizzo del pascolo un sapiente uso della rotazione degli animali su uno stesso appezzamento crea un ecosistema che si alimenta da sé, senza utilizzo di concimi e di antibiotici. Su una porzione di pascolo si alternano bovini e polli (che si nutrono, oltre che di erba, anche di larve e parassiti presenti nelle feci dei bovini), 
che assicurano la concimazione del terreno senza dover ricorrete ad additivi chimici.
La catena del bosco è quella del cacciatore e del raccoglitore di funghi. Difficile da praticare per la maggior parte degli umani.
Il pranzo acquistato da McDonald’s (pranzo a basso costo basato sulla monocoltura del mais) e quello del cacciatore-raccoglitore stanno agli estremi dello spettro alimentare umano. Vanno considerati entrambi come alternative irrealistiche e non sostenibili, dice l’autore. Sarebbe però importante scegliere il cibo chiedendoci cosa stiamo mangiando, da dove viene, come è arrivato sul nostro piatto, quanto costa in termini reali. Negli Stati Uniti l’hanno dimenticato. Cerchiamo almeno di ricordarci che qui 
da noi, nella patria dello slow-food, la ricchezza alimentare e la biodiversità sono un’incomparabile patrimonio. Ricordiamoci anche che proprio il fatto di avere una alimentazione 
variata ha stimolato la nostra crescita cerebrale. Se ci fossimo abituati a mangiare un solo tipo di cibo avremmo un cervello piccolo come quello dei koala. Essere onnivori, come i topi e i maiali, ci rende più intelligenti.




(Rita Cavallari)







Michael Pollan, Il dilemma dell'onnivoro, Adelphi, 2008 [ * ]

 
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