.
Annunci online

CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
SE VENEZIA MUORE
post pubblicato in Settis, Salvatore, il 20 gennaio 2015
  

Venezia senza memoria di sé, Venezia unica e molteplice, nuova Disneyland o luogo simbolo di una relazione uomo-città che sarà in grado di salvare il mondo. Il piccolo libro di Settis riesce nelle pagine di un breve saggio a porre mille interrogativi che, partendo da Venezia, si allargano al senso e alla prospettiva della realtà in cui viviamo. Rapporto tra uomo e natura, tra città e campagna, tra moderno e antico, tra conservazione e riuso, sono tutti temi che il libro pone e che ci restano come motivo di riflessione. 
Settis è anche una miniera di curiosità: apprendiamo che esistono negli Stati Uniti ventisette città col nome Venice, ventidue sono in Brasile e otto in Giappone, che Amburgo, Amsterdam, Stoccolma, Pietroburgo sono dette "Venezie del Nord" mentre non si contano le "Venezie d'Oriente", che Venezuela non vuol dir altro che "piccola Venezia”. La città è copiata, imitata, sognata: innumerevoli sono le ricostruzioni di canali, ponti di Rialto, campanili di San Marco in alberghi, resort, parchi di divertimento in tutto il mondo. Abbiamo il Viaport Venezia ad Istanbul - uno specchio d'acqua con canali, ponticelli e qualche gondola circondato da cinque grattacieli -, finte Venezie nel Qatar e a Dubai, mentre nuove sterminate città della Cina sono progettate e costruite replicando immagini di Venezia. 
Sarà un vantaggio per la città? La sua unicità risulterà vincente ed anzi arricchita dalla molteplicità delle copie che invano tentano di replicare l'originale senza mai riuscirci? Oppure Venezia si perderà dimenticando se stessa, diventerà un fondale svuotato di senso e sarà circondata da una corona di grattacieli, diventando a sua volta emula di Dubai, Istanbul e Hangzhou? 
Settis cita a questo proposito il progetto Aqualta 2060, presentato alla biennale di qualche anno fa dall’architetto belga Julien De Smedt, che prevede una corona di grattacieli su isole artificiali che circondano la città. Possiamo considerare Aqualta 2060 solo una provocazione, ma ben più inquietante è il progetto Palais Lumière, che prevede la costruzione a Marghera di un grattacielo alto 250 metri (150 metri più del campanile di San Marco) che stravolgerebbe lo skyline di Venezia e dell’intera laguna. 
Il progetto Palais Lumière è momentaneamente accantonato, ma le iniziative che brutalmente fanno violenza, giorno dopo giorno, all’ambiente in cui la Serenissima vive non si contano. Emblema di tutte è l’invadenza in laguna delle maxinavi da crociera che solcano il bacino di San Marco a pochi metri dalla riva degli Schiavoni. 
L’ultima biennale ha presentato sull’isola di San Giorgio l’installazione The Sky OverNine Columns di Heinz Mack, nove alti pilastri ricoperti di mosaico d’oro slanciati verso il cielo. Tra un pilastro e l’altro si intravedono il campanile di San Marco, palazzo Ducale e le cupole della basilica marciana. I pilastri dorati richiamano i grattacieli e ne rivendicano la carica innovativa, vogliono dialogare con i mosaici di San Marco, evocano le suggestioni dell’oriente a cui Venezia è legata.
E’ questo dunque che ci aspetta? Le maxinavi continueranno a navigare lungo il canale della Giudecca e avremo grattacieli che svettano dalla laguna? Quando questo avverrà vorrà dire che Venezia ha perso l’enorme ricchezza che ne fa una città senza uguali ed è divenuta straniera a se stessa. Senza neanche accorgersene è morta. 




(Rita Cavallari)









Salvatore Settis, Se Venezia muore, Einaudi, 2014 [ * ]




Sfoglia