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L'ULTIMO MISTERO
post pubblicato in Prosperi, Adriano, il 30 dicembre 2014
  

La pallottola sparata da Ali Agca contro Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 è da tempo incastonata nella corona della Madonna di Fatima in Portogallo. Chi l'ha sparata si è presentato ieri in piazza San Pietro con un mazzo di fiori in mano. È l'ultimo episodio di una vicenda piena di misteri, una di quelle che sembrano fatte apposta per solleticare le stanche fantasie di un'opinione pubblica depressa. Storie che mescolano sacro e profano, fantasie gialliste e compunzioni devote, dietrologie politiche e inviti a guardare in alto, là dove una misteriosa volontà divina semina di segni misteriosi la cronaca del mondo.
Ma che cosa si può dire a chi è troppo giovane per ricordare l'evento di allora e si chiede chi sia e cosa voglia questo strano "lupo grigio" dai capelli bianchi? Qualcuno dirà certamente che è una storia esemplare di qualcosa di cui avremmo molto bisogno, stanchi come siamo di sangue e di odio e di guerre al terrore: come non accogliere a braccia aperte l'uomo che un dì venne da lontano per uccidere e oggi ritorna in quella piazza al solo scopo — dice lui — di portare quei fiori sulla tomba del Papa che aveva scelto come bersaglio? Un lupo fatto agnello, come nei fioretti di San Francesco. Ma si dovrà tener conto dei dati di fatto. Dell'uomo abbiamo saputo negli anni alcune cose: per esempio, che ha cambiato religione, è diventato cristiano. Ma di quell'attentato abbiamo appurato ben poco di concreto, forse ancor meno di quello di Kennedy.
Quanto all'atto di ieri, si penserà forse che voglia esibire il suo pentimento, chiedere perdono. Questo sarebbe il linguaggio antico e profondo del cristianesimo: peccato, pentimento, perdono. Atto umano il peccato, atto divino il perdono, come ben avvertirono i farisei scandalizzati dalla parola di Gesù. Ma non è per questo che Ali Agca è venuto a Roma. E lo stile del suo annunzio non è stato quello del penitente. Ha proclamato di avere scelto il giorno (27 dicembre) del suo incontro con papa Wojtyla per venire lì: perché quello è il luogo dove è accaduto il miracolo, dove si è compiuto il terzo segreto di Fatima. E quel miracolo l'ha compiuto lui, con l'attentato al Papa. Chi si era mosso per compiere un assassinio ha scoperto di non essere un assassino ma un uomo scelto da Dio, uno strumento di Dio. Altro che pentimento: quello che si è presentato in piazza San Pietro sembra un profeta, l'annunciatore dell'Apocalisse. È tornato lì «dopo 34 anni per gridare che siamo alla fine del mondo».
Quel terzo miracolo, scritto nel 1940 in un mondo che sembrava davvero ben oltre l'orlo dell'abisso, fu rivelato da papa Giovanni Paolo II in occasione della beatificazione di Francisco e Jacinta, i pastorelli di Fatima. E nessuno è stato convinto del significato profetico dell'attentato più di papa Wojtyla: fino al punto di non curarsi più di tanto di ciò che molti avrebbero voluto sapere. Per esempio chi c'era dietro Ali Agca e che cosa si attendeva dall'eliminazione del papa polacco. Con l'attuale pontificato il messaggio che arriva da Piazza San Pietro e che attira di nuovo tanti ascoltatori è molto cambiato. Non è più quello delle profezie e delle apocalissi antiche, tanto care ai fondamentalisti d'ogni risma. Per questo, tutto sommato, Ali Agca rischia di apparire un sopravvissuto ancora non sazio di una fama che ha già avuto in abbondanza.



(Adriano Prosperi)






(Apparso su "La Repubblica" del 28 dicembre 2014)









Ja'faral-Sadiq disse che "la nostra causa è un segreto dentro un segreto, il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che solo un altro segreto può spiegare; è un segreto di un segreto che si appaga di un segreto". L'articolo di Adriano Prosperi è dirimente della questione sul perchè non possa essere fatta luce fino in fondo sul comunismo, sulla sua fine ed anche sull'attentato a Giovanni Paolo II e sul caso di Emanuela Orlandi. Ci può anche essere un sigillo religioso sulla fine del comunismo ma è passato anch'esso nel magazzino di ferrivecchi della storia. Chiunque per qualunque motivo abbia modo di frequentare le giovani generazioni nate dopo quegli eventi sa che quella è una vicenda mai esistita nella loro coscienza. Ci si potrà in futuro occupare del comunismo come di qualsiasi altro periodo storico, e l'intervento divino più che di testimonianza di eternità lo è di storicità. Oggi sono in agenda nuovi problemi, affrontati con punti di vista diversi. Destino delle vittime non è di essere ricordate e celebrate ma di essere dimenticate.


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