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TRIPLO INGANNO
post pubblicato in Nicotri, Pino, il 31 ottobre 2018
 

Questa non è una recensione vera e propria. Il libro di cui tratto è del 2014, e probabilmente saranno poche le librerie ad averne copia. Premetto inoltre che di solito non seguo la cronaca nera, né le trasmissioni televisive che se ne occupano. Certo, ho avuto notizia del caso di Emanuela Orlandi, la figlia di un dipendente del Vaticano scomparsa sedicenne, il 7 maggio 1983, e mai più ritrovata. Difficile ignorare quel mistero, visto che da un quarantennio ci viene riproposto con sempre nuove e più complicate sfaccettature. Ancora di recente un docu-film di Roberto Faenza (La verità sta in cielo), un numero speciale di “Micromega” e un documentario di Andrea Purgatori per La 7 sono tornati sul caso.
Pino Nicotri, ex redattore de “L’Espresso” e ora del quotidiano on line “Blitz”, ha dedicato alla vicenda ben tre volumi, di cui Triplo inganno è l’ultimo e la sintesi dei precedenti. Nicotri non si propone di trovare soluzioni, bensì di mostrare come un episodio tragico, ma simile a molti altri, possa essere gonfiato da vari attori a dimensioni mostruose, fino a trasformarsi in una sarabanda, in una specie di circo capace di cancellare forse per sempre la verità dei fatti.
La ricostruzione è dettagliatissima. I primi inquirenti, magistrati e poliziotti, pensano a un delitto a sfondo sessuale, probabilmente (adombra Nicotri) maturato in un ambiente non lontano da quello della famiglia. Ma ecco che interviene Giovanni Paolo II, che due anni prima ha subito l’attentato di Ali Agca ed è impegnato in una dura lotta contro il comunismo. Senza addurre alcuna prova allude a un sequestro, forse inserito in una trama più vasta. Da quel momento l’inchiesta è affidata ad altre mani, entrano in ballo i servizi segreti e alti funzionari di Stato. L’ipotesi è che Agca fosse manovrato dallo spionaggio bulgaro, e che si debbano cercare da quel lato i rapitori della ragazza.
Giungono messaggi bizzarri, in cui fantomatici gruppi estremisti turchi propongono la restituzione della giovane in cambio della liberazione di Agca. Si scoprirà molto più tardi che autori delle missive sono i servizi segreti della Germania Est, desiderosi di liberare dai sospetti i loro colleghi bulgari. Nel contempo, fioccano chiamate telefoniche strampalate, senza che i chiamanti forniscano prove convincenti dell’esistenza in vita della giovane. Una “sua” unica, agghiacciante registrazione vocale risulta tratta, secondo la polizia romana, da un film pornografico (dettaglio su cui Purgatori sorvola). E avere anche quel reperto fasullo innesca un conflitto con il Vaticano, che dopo avere lanciato il sasso con le parole di Woytila nasconde la mano, cioè si chiude nel mutismo e collabora sempre meno volentieri.
Ma siamo solo agli inizi della farsaccia. La “pista Agca” (cui questi, inizialmente riluttante, in seguito si presta fin troppo) si esaurisce nel nulla. D’altra parte, nessuno sembra ragionare sul fatto più evidente. Potrebbe essere una qualunque ragazzina, sia pure residente in Vaticano, merce di scambio utile a ricattare un pontefice e l’intero Stato italiano? L’ipotesi è semplicemente folle. Eppure, negli anni e nei decenni, proseguono le segnalazioni di chi ha visto vivente Emanuela qui e là: suora in un convento di montagna, sposata in Medio Orente, ecc. Tutte cazzate, peraltro regolarmente appoggiate da Pietro Orlandi, fratello fin troppo credulone della giovane (si presume in buona fede). Non si va da nessuna parte.
Ed ecco, trent’anni dopo, la svolta. In una puntata del programma tv “Chi l’ha visto” (12 settembre 2005), un anonimo telefonista invita, per conoscere la sorte di Emanuela, a indagare su chi sia sepolto nella basilica di Sant’Apollinare (adiacente all’accademia in cui la scomparsa studiava il flauto), e quali servizi abbia reso al defunto cardinal Poletti. Colpo di scena; nella chiesa c’è il sepolcro di Enrico De Pedis, uomo vicino alla ormai leggendaria Banda della Magliana (anche se forse non direttamente militante, finito ucciso). “Chi l’ha visto” preme affinché la sepoltura venga aperta, e il Vaticano nicchia. Infine si spalanca la tomba, e non si trova un accidente. Idem per gli scavi in un ossario nel sottosuolo.
Nel frattempo “Chi l’ha visto” scova una ex amante del De Pedis, con un passato di tossicodipendente, reduce da plurimi ricoveri psichiatrici. Costei, smentita dalla sorella, conferma che è stato Enrico De Pedis a tenere reclusa Emanuela in uno scantinato, mentre si affaccia minacciosa la sagoma di un alto prelato su berlina nera. Finché il cadavere della giovane non è stato fatto sparire in una betoniera, che può fare di tutto salvo sminuzzare un corpo.
Finito il delirio? No, perché “Chi l’ha visto?” scopre un mitomane, sedicente artista creativo, che sa dove sia nascosto il flauto che Emanuela imparava a suonare. Viene ritrovato. Peccato che non sia lo stesso flauto, bensì uno strumento qualsiasi. Ed ecco affacciarsi il noto esorcista padre Amorth. Emanuela Orlandi è stata uccisa in uno dei festini satanici e pedofili che si tengono nei sotterranei del Vaticano. La fonte? Messo alle strette, Amorth cita un libro dello stesso Nicotri, che non asseriva nulla di simile.
E questi sono solo i nodi salienti di una follia informativa ininterrotta, francamente scandalosa, che vede mescolati sensitivi, giornalisti “d’inchiesta” di chiara fama (o infamia), mafiosi che si attaccano al carro di passaggio, magistrati in lotta contro l’alzheimer. Tutto il mondo italiano dei mass media, dalla stampa alla tv, è messo sotto accusa da Nicotri, con fior di nomi e di cognomi. E ancora non sapeva, al momento di pubblicare Triplo inganno, che un oscuro deputato avrebbe poi cercato di collegare il rapimento Orlandi addirittura al caso Moro, tanto per alimentare la cloaca delle menzogne.
Lo ripeto, questa non è una recensione. Mi guardo dal giudicare lo stile di Nicotri, e non ho le competenze necessarie per valutare la sua indagine. Se però solo la metà del suo libro fosse vera, ci troveremmo a navigare, nel mare dell’informazione italiana, in un oceano di melma. Purtroppo, altre tematiche anche odierne rafforzano il senso di nausea.



(Valerio Evangelisti)




(apparso su Carmilla del 12 agosto 2018)






Pino Nicotri, Triplo inganno, Kaos, 2014 [ * ]


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 31/10/2018 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
TRIPLO INGANNO
post pubblicato in Nicotri, Pino, il 30 ottobre 2014


“Triplo inganno”, il libro di Pino Nicotri sul mistero di Emanuela Orlandi appena uscito in libreria e già alla seconda edizione, è stato presentato a Roma, il giorno 22 alla biblioteca di Villa Leopardi di Roma, e l’evento è stato un piccolo successo. La sala era piena, oltre sessanta persone, l’esposizione e il dibattito col pubblico sono andati avanti senza sosta dalle 19,30 alle 22 passate.
Al di fuori della folta schiera di appassionati al caso e al mistero di Emanuela Orlandi, incatenati allo spesso fantasmagorico schermo tv di Chi l’ha visto?, la vicenda di Emanuela Orlandi, scomparsa una sera di giugno di oltre 30 anni fa e mai più ritrovata costituisce un caso giudiziario che intreccia politica, Chiesa e massmediologia.
Pino Nicotri, che segue il caso da sempre, ha utilizzato per il suo nuovo libro nuovi documenti inediti, ha intervistato testimoni mai sentiti, ha riletto vecchi e meno vecchi atti giudiziari. La realtà che emerge da “Triplo inganno” è talmente scottante che la Mondadori, dopo aver ponderato la decisione per quasi un anno, ha preferito non pubblicare il libro con l’argomento che non rientrava nella sua linea editoriale.
Alla presentazione non erano presenti invece né Pietro né Natalina Orlandi, fratello e sorella di Emanuela Orlandi, la cui misteriosa scomparsa costituisce il tema centrale e dominante di "Triplo inganno". In compenso c’erano alcuni tra i più stretti collaboratori di Pietro Orlandi nella gestione della sua pagina Facebook “Petizione.emanuela”, che invano gli hanno chiesto di partecipare e a fine serata nessuno di loro ha avuto da ridire a quanto esposto da Pino Nicotri nel corso del dibattito.
Ha detto Pino Nicotri: “Se fosse venuto almeno uno degli Orlandi forse sarebbe stato possibile spiegare il perché di una serie di loro affermazioni che sono contraddette dagli atti processuali e dalla realtà. E magari anche il perché dell’eccessivamente ingenuo dar corda, da parte quanto meno di Pietro, alla lunga serie di mitomani, impostori e “supertestimoni”, alcuni dei quali immediatamente sbugiardabili, che in questi 32 anni si sono alternati sotto i riflettori fino a trasformare in un show mediatico la tragedia della scomparsa di una ragazzina: Alì Agca, con le sue innumerevoli versioni, Sabrina Minardi, il telefonista della famosa telefonata anonima a “Chi l’ha visto?” del 12 settembre 2005, Maurizio Giorgetti, Luigi Gastrini, Marco Fassoni Accetti, Vincenzo Calcara…”.
Non si è fatto vedere alla presentazione nemmeno l’artista immaginifico Marco Fassoni Accetti, nonostante abiti a pochi passi dalla biblioteca e abbia voluto tenere banco qualche mese fa alla presentazione di un altro libro sul caso Orlandi, scritto dal giornalista Pino Nazio, che si autodefinisce “autore storico di “Chi l’ha visto?””. In quell’occasione l’artista ci ha tenuto a ribadire che a organizzare la scomparsa sia di Emanuela Orlandi sia di un’altra ragazzina, Mirella Gregori, è stato proprio lui, Marco Fassoni Accetti e che ovviamente il flauto da lui portato in dote a “Chi l’ha visto?” il 3 aprile dell’anno scorso è proprio quello di Emanuela Orlandi.
Presenti in sala anche un magistrato a suo tempo impegnato nelle indagini sul mistero Orlandi, il poliziotto in pensione Pasquale Viglione, che quando era in servizio ha raccolto le prime clamorose “confessioni” di Sabrina Minardi, che accusava Enrico “Renatino” De Pedis, uno dei capi della banda della Magliana, del sequestro e dell’uccisione sia della Orlandi sia della Gregori. C’era anche Carla, la vedova di Enrico De Pedis. Il suo avvocato, Maurilio Prioreschi, a suo tempo difensore di Enrico De Pedis, è stato uno dei due presentatori del libro. L’altro era Armando Palmegiani, impegnato da qualche tempo a scivere libri, in tandem col giornalista Fabio Sanvitale, sui principali delitti italiani rimasti irrisolti.
Le domande di Pasquale Viglione hanno permesso all’avv. Maurilio Prioreschi di sfatare un altro mito: non è vero che quando De Pedis è stato ucciso, ai primi degli anni ’90, doveva affrontare altri processi che non si sono conclusi con condanne solo perché decaduti per morte del reo. Nonostante la mole di libri e articoli, film e serie televisive che lo volevano pluriomicida e grande capo della mitica Banda della Magliana, in realtà Enrico De Pedis in tutti i processi è stato assolto. Non era certo uno stinco di santo, ma, almeno in base alle risultanze giudiziarie, neppure il grande criminale dipinto con insistenza grazie soprattutto alla tv e al libri che non sono mai stati capaci di esibire prove a supporto delle loro affermazioni.
Conclusione di Pino Nicotri: “Sfrondati i miti e le chiacchiere, non sempre disinteressate, non resta che ammettere che Emanuela Orlandi è rimasta vittima del purtroppo assai frequente abuso sessuale con finale tragico per mano di persona a lei ben nota, della quale si fidava senza immaginarne le reali intenzioni. I documenti giudiziari dimostrano che il colpevole forse si sarebbe potuto individuare se non si fosse preferito fare imboccare alle indagini la fantasiosa pista del rapimento “politico”, sostituita 22 anni dopo dall’altrettanto fantasiosa pista del rapimento “malavitoso”. I due “rapimenti” avrebbero avuto entrambi comunque come fine quello di ricattare papa Wojtyla per condizionarne le azioni, politiche prima e finanziarie dopo. Con mia sopresa, e soddisfazione professionale, alla fine della serata non sono state poche le persone che mi hanno chiesto di non mollare l’osso e di continuare a indagare sul mistero di Emanuela Orlandi. Una richiesta che si affianca a molte altre già ricevute via Facebook da quando ho annunciato che dopo questo mio terzo libro sulla scomparsa di Emanuela non me ne sarei più interessato”.




(apparso su Blitz quotidiano  del 24 ottobre 2014)








Pino Nicotri, Triplo inganno, Kaos, 2014 [ * ]



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