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SCIAMANI DEL PAESE DEI CIECHI
post pubblicato in Oppitz, Michael, il 25 luglio 2014

   

 
Sciamani del paese dei ciechi è un documentario del 1981 sui guaritori di una remota regione del nord-ovest del Nepal. Il film mostra lo sciamanesimo dei Magar in tutta la sua varietà. Si segue il faticoso processo di iniziazione che ogni adepto deve passare prima di poter entrare nella corporazione dei guaritori. Egli partecipa a molti riti e sedute spiritiche che gli sciamani eseguono per curare le malattie dei loro pazienti e per proteggerli dalla sfortuna. Tutte le sfaccettature di questa religione sono presentate in un linguaggio visivo secondo la prospettiva Magar, trascurando tutte le speculazioni teoriche che di solito proliferano su questo tipo di soggetto. 
La prima parte del documentario consente di visualizzare una serie di rituali di guarigione effettuata dagli sciamani della regione del Dhaulagiri. La seconda parte si concentra sulla trasmissione della conoscenza dello sciamano da maestro ad allievo. E' una trasmissione orale, dove tutto succede durante delle sedute spiritiche, dove è richiesto alla pupilla dell'allievo di guardare e imitare le prestazioni del maestro. Questo comporta anche produrre gli utensili e gli accessori necessari al rito, preparare un luogo sacro ed un altare, eseguire le operazioni nel giusto ordine, e soprattutto imparare i canti mitici, le storie originarie e i canti ausiliari, ripetendo la linea del maestro al suono del tamburo. [ * ]

"In questo film ho cercato di esprimere tre peculiarità dello sciamanesimo: la natura epica dei rituali sciamanici; il colore mitico della vita quotidiana; l'aura trascendentale del paesaggio odierno di una società particolare dell'Himalaya. Solo dagli ultimi trent'anni del XX secolo i ricercatori hanno avuto la posssibilità di guardare allo sciamanesimo con occhi nuovi come ad un'esperienza viva di una remota regione montuosa dell'Himalaya. Ho colto quest'opportunità ed ho cominciato a metà degli anni '70 a concentrarmi su una variante locale di questo fenomeno: i guaritori dei Magar del nord vicino al massiccio del Dhaulagiri, nel Nepal nord-occidentale. Nel corso di un campo-studio di 18 mesi e poi in tre successive spedizioni con una piccola troupe ho potuto documentare in parole e immagini una delle numerose forme locali di sciamanesimo. Sciamani del paese dei ciechi è il risultato più conosciuto di questa ricerca. (Rifacendosi ai loro miti i Magar chiamano il loro spazio vitale "paese dei ciechi", sarcasticamente considerandolo impestato dalla cecità).
Il film, della durata di circa quattro ore, mostra lo sciamanesimo dei Magar in tutte le sue sfaccettature nell'attività di locali guaritori che rispondono alla loro chiamata soprannaturale attraverso un lungo processo di iniziazione. Senza pregiudizi teorici il film mostra vividamente molti aspetti di questa pratica religiosa dal punto di vista dei Magar: come si diventa sciamani? a quali prove ci si deve sottoporre e quali conoscenze e pratiche si devono imparare per diventarlo? quali parafernali devono essere prodotti e usati? quale visione del mondo e quali idee cosmologiche guidano l'azione del guaritore? quali rituali notturni sono eseguiti per comunicare con le potenze soprannaturali e quali miti, musiche e danze sono inscenati? come sono integrate nella vita presente le mitiche storie rappresentate nel rituale e come sono intrecciate alla vita quotidiana le attività degli sciamani? quanto è profano il sacro e quanto è sacro il profano?
Fin dalla sua prima scrittura, l'ampio spettro del film Sciamani del paese dei ciechi rapidamente lo ha portato ad essere considerato come il più chiaro e completo riconoscimento della pratica sciamanica in un medium moderno e come una testimonianza visuale di una concezione del mondo che permea tutte le aree della vita ma che è in via di sparizione. Ma lo sciamanesimo non è l'unica cosa la cui esistenza è minacciata in tutto il mondo (e perfino nel remoto Himalaya, dove sta sparendo sotto l'azione delle moderne tecnologie, media e modi di vita); perciò questo documento è riconosciuto come importante anche davanti a questa prospettiva di estinzione. Il suo obiettivo dichiarato è quello di scongiurare questo destino".

Presso artisti di vario orientamento il film trovò grande risonanza, ammirazione, fonte di stimolo e ispirazione. Alcuni celebri nomi ne forniscono esempio nella loro diversità: Joseph Beuys e Sigmar Polke nelle arti visive; nella musica John Cage, Pauline Oliveros e Dieter Schnebel; presso performers e teorici come Richard Schechner e Joan Jonas; presso gli scrittori Bruce Chatwin e William Burroughs (che prestò la sua voce di narratore nella versione inglese del film); presso cineasti sperimentali come David Larcher, Harun Faroki e Jack Smith, e Robert Gardner per il documentario. [ * ]

Michael Oppitz, autore del documentario, è nato nel 1942 ad Arnsdorf, nel sud-ovest della Polonia. Ha studiato antropologia, sociologia e sinologia a Berkeley, Bonn e Colonia. Ottenne il suo dottorato nel 1974 con una tesi sull'antropologia strutturale. Visiting professor in Inghilterra, Francia e Stati Uniti, ebbe la cattedra di antropologia all'università di Zurigo e fu direttore del locale Museo etnografico dal 1978 al suo pensionamento nel 2008. Risale al 1965 il suo primo viaggio in Nepal. Svolse dei campi-studio in Himalaya con gli Sherpa (1965) e con i Magar (1977-1984), nella provincia dello Yunnan con i Naxi (1995-1996), nel Sichuan con i Qiang (2000-2001). E' autore di numerose pubblicazioni su soggetti di antropologia ed etnografia. E' del 2011 il suo nuovo film-documentario "Il viaggio rituale degli sciamani". 
vedi quì e quì

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 25/7/2014 alle 7:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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