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CITTA' DI SALE
post pubblicato in Munif, 'Abd al-Rahman, il 9 luglio 2014

 


 
Immaginiamo una terra sterminata e desertica con sabbie e pietraie senza fine in cui si aprono piccole oasi verdi, ciuffi di palme, un pozzo, orti e frutteti striminziti che combattono una lotta quotidiana contro la natura ostile. Immaginiamo una popolazione che vive un’esistenza aspra e rude con lo spettro quotidiano della fame, legata alla terra ed anche alla necessità di scambiare merci con paesi lontanissimi, merci indispensabili alla sopravvivenza. Immaginiamo che la vita scorra sempre uguale da tempo immemorabile con certezze millenarie e il richiamo del muezzin che cinque volte al giorno invita alla preghiera.
E’ l’Arabia fino alla prima metà del ventesimo secolo. Dopo, a seguito del contratto tra il regno saudita e la Standard Oil of California, sono arrivate le ricerche petrolifere, i pozzi di idrocarburi, gli oleodotti.
Dal settimo secolo della nostra era, corrispondente agli anni trenta del calendario musulmano, dal momento in cui la capitale dell’Islam fu trasferita da Medina a Kufa e poi a Damasco e a Bagdad, l’Arabia perse il ruolo di potenza politica e rimase in una posizione marginale rispetto all’immensa dominazione che si estendeva dalla Persia all’India e dalla Spagna all’Egitto attraverso i paesi del Magreb. L’Arabia restava il centro religioso dell’Islam perché ospitava le città sante di Mecca e Medina e la Mecca era il luogo del pellegrinaggio prescritto dal Corano, ma il potere politico, dopo lo spostamento della capitale, era inesistente. L’espansione dell’Islam era stata in pratica una vera migrazione armata, resa possibile dalla teocrazia fondata da Maometto. Ma usciti dai confini della penisola arabica, conquistate le ricchezze del mondo mediterraneo e orientale, i guerrieri islamici lasciarono al suo destino l’Arabia e i suoi deserti abitati dalle tribù nomadi.
Nel romanzo di Munif ambientato all’inizio dello sfruttamento petrolifero, Wadi al-Uyùn è una piccola oasi abitata da beduini che sorge verde e incontaminata in mezzo al deserto. La sua vita si basa sui ritmi della natura e sulla fede nella forza divina che regola il mondo. Fino al giorno in cui gli stranieri stravolgono il territorio ed insieme la vita di uomini donne alberi animali e cose.
La compagnia petrolifera, con la connivenza delle classi dominanti arabe, impone la tecnologia legata all’estrazione del petrolio, distrugge il territorio, viola usi e costumi antichi di secoli, disegna un nuovo paesaggio fatto di mostri metallici, torri coronate di fuoco e tubazioni senza fine. Le coste fino ad allora incontaminate sono meta di navi che vomitano apparecchiature mastodontiche e macchinari terrificanti. Oltre a donne quasi nude o forse demoni che vogliono rubare agli uomini la loro anima.
Uomini donne e bambini vengono sradicati dal mondo in cui sono abituati a vivere e sbalzati in una realtà nuova che non comprendono e rifiutano radicalmente. Il loro modo di vivere perde significato ed assistono impotenti al crollo delle certezze e della loro stessa identità.
L’Arabia acquista con la ricchezza il ruolo di grande potenza politica ed insieme perde una parte di vita che molti arabi sentono come insostituibile.
Tutto questo è descritto nel libro di Munif, uno dei più importanti scrittori del mondo islamico.



(Rita Cavallari)

 






Abd al-Rahman Munif, Città di sale, Baldini Castoldi Dalai, 2007 [ * ]
 




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