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E' COSI' LIEVE IL TUO BACIO SULLA FRONTE
post pubblicato in Chinnici, Caterina, il 7 maggio 2014
 

Un libro meraviglioso. Al di là di qualsiasi aspettativa che un lettore possa immaginare. Il sottotitolo recita “Storia di mio padre Rocco, giudice ucciso dalla mafia”, ma potrebbe tranquillamente essere la biografia dell’autrice, la figlia maggiore di Rocco Chinnici, e non solo la storia di suo padre. Appare infatti come la storia della sua famiglia, che – come usava dire Rocco – era “una delle sue due passioni” (l’altra era il lavoro).
Una famiglia serena, come la voleva Rocco e come è stata fino alla strage del 1983. Serena appare infatti nel racconto della figlia Caterina, anche lei giudice, arrivata alla professione paterna giovanissima, a solo 24 anni. Una famiglia come tantissime famiglie italiane, cresciuta in modo tranquillo e spesso priva della presenza del capo, non appena il lavoro del giudice Rocco prese a diventare molto intenso.
La serenità traspare già nella foto che ne costituisce la copertina, e che dà subito il carattere che il libro vuole avere. Tre sorrisi giovani, di tre ragazzi spensierati e felici. Come tutti noi cerchiamo di crescere i nostri figli, e spesso, quelli di noi che insegnano a scuola, anche i figli degli altri. Tre figli, Caterina, Elvira e Giovanni e le loro gioie scritte in quegli occhi: l’autrice ha senz’altro voluto, con questa copertina, caratterizzare la vita che il loro padre aveva costruito per loro.
Ed anche il titolo, preso dall’affetto con cui il padre le dava la buona notte, rappresenta, come l’intero libro, l’immensità del bene che Rocco sapeva trasfondere nei figli. Quel bacio che – come chiunque lo riceva da figlio – consente di affrontare sereni e sicuri il “buio” della notte.
Volevo iniziare questa breve nota confrontando questo libro con un pretenzioso volume di qualche anno fa (Alfio Caruso, I siciliani, ed. Neri-Pozza), che ha dedicato un capitolo al giudice Rocco Chinnici. Ecco, quel libro non mi piacque, e proprio perché scritto da un siciliano. Non mi piacque per niente. Il libro della dottoressa Chinnici è – questo si – un libro che rende omaggio e onore a quello che i siciliani veri riescono ad essere in tutta la loro vita. Perché la caratteristica caratteriale di un siciliano (senza distinzione di genere) è proprio il “sentire”: e questo libro ne è una delle testimonianze più evidenti. Il sentimento fa la vita di un siciliano, ha fatto la vita di Rocco Chinnici, e il libro della figlia ne è pieno in ogni pagina, in ogni dettaglio. Anche la vita della figlia ne sarà piena, ne sono certo: ma nell’ultima parte del libro, l’autrice ne parla con molta attenzione.
E’ mio costume non raccontare la trama dei libri che recensisco per il circolo dei lettori di cui faccio parte. Non voglio sciupare, con anticipazioni e suggerimenti personali, il giudizio che ciascuno – leggendo un libro – si forma per conto suo. Per questo, in apertura, ho definito questo libro “meraviglioso”. Il suo essere meraviglioso è nella semplicità con la quale l’autrice ha descritto la sua vita col padre, e poi quella senza di lui, trasmettendo sensazioni e – soprattutto – stati d’animo solo con un saggio uso delle parole. Il linguaggio è molto semplice ed efficace, ma denota una preparazione culturale non certo soltanto scolastica. È proprio il linguaggio a rendere la lettura agevole e mai scabrosa, anche quando – come in apertura e poi, più avanti nel libro – racconta l’attentato in cui suo padre perse la vita. E anche il dolore, che credo non abbandoni mai chi lo prova, viene poi stemperato da altre cose che la vita ci offre come risorse per non abbandonarci a questo terribile sentimento.
L’autrice ha reso un prezioso servizio a chi, come me e tanti altri, all’epoca delle stragi, seguì con attenzione ed ansia l’evolversi delle situazioni: i governi e coloro che reggono la “cosa pubblica” spesso deludono i cittadini di fronte a fatti delittuosi che ne mettono a rischio l’esistenza. Il pregio di raccontare il garbo, l’affetto e l’amore per la vita che sicuramente caratterizzavano suo padre e che da lui le sono stati trasmessi. Questo si respira nel suo splendido ricordo di Rocco, condensato in quel bellissimo titolo che ne testimonia l’amor filiale. Sentimento così raro ai nostri tempi, e che è bene venga ricordato da chi ha avuto la fortuna di ereditarlo.
Non voglio dire molto altro, anche per non sciupare la delicatezza e il bello che il libro riesce a dare a chi – come me – lo legge con partecipazione intensa a quanto vi si narra. Che è realtà, non storia inventata. E che, proprio per questo, colpisce più della fantasia quando – come già detto – scuote il sentimento che tutti abbiamo dentro. Grazie ancora, giudice Caterina. Spero anche a nome di tutti i lettori che la leggeranno dopo di me, e di quelli che la hanno letto prima. È il mio invito a leggere questo libro, che può solo arricchire chi lo legge.




 

 
(Lavinio Ricciardi)








Caterina Chinnici, E' così lieve il tuo bacio sulla fronte, Mondadori, 2013 [ * ]

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 7/5/2014 alle 15:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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