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LA NECESSITA' DI MORIRE
post pubblicato in Subini, Tomaso, il 12 maggio 2014

C'è una scena del Vangelo secondo Matteo di Pasolini in cui si assiste alla morte di Erode, appena accennata nel testo evangelico. Erode è nel suo palazzo su un letto, agonizzante. Nella stessa sala ci sono gli Scribi e i Farisei in attesa. C'è anche un gruppo di donne, di cui una tiene in mano un fazzoletto. Erode muore. Gli Scribi e i Farisei si alzano. La donna si alza e lega il fazzoletto intorno alla testa del morto. Si vede di nuovo il gruppo di donne, quella che aveva in mano il fazzoletto ce l'ha ancora, come prima della morte di Erode. Viene rappresentata una situazione contraddittoria: lo spettatore è indotto a credere che la morte che ha visto non è avvenuta, che è stata una sua allucinazione (perchè la donna ha ancora tra le mani il fazzoletto?). Questo slittamento della coscienza, questa contraddizione sono il nocciolo della poetica pasoliniana. "Il cinema è fondato dunque sul tempo: obbedisce perciò alle stesse regole che la vita: le regole di un'illusione. Strano a dirsi, ma questa illusione bisogna accettarla. Perchè chi non l'accetta, anzichè entrare in una fase di maggiore realtà, perde la presenza della realtà: la quale dunque consiste unicamente in tale illusione". Ernesto De Martino parla del rischio della perdita della presenza a causa del cordoglio del lutto (Morte e pianto rituale). Si fuoriesce da questa situazione di crisi secondo De Martino con la magia o con la religione. La religione destoricizza la morte, tramite la figura di Cristo morto e risorto, e questo permette il ritorno all'illusione della vita. "[Nei mesi della Repubblica di Salò] vivevo in un continuo rischio di perdere la vita; per vari mesi anzi ero certo che uscire vivo da quell'inferno non era che una speranza assurda. Questo mi dava un continuo senso del mio cadavere. E' in questo tempo che ebbi il senso di quel "limite" oltre il quale c'era non più io ma un altro. Tale fu la mia vera crisi religiosa". Ma Pasolini conosce un'evoluzione da questa posizione storicista e demartiniana, che si inquadra nel dialogo tra cattolici e marxisti avviato dal nuovo clima del Concilio. Dopo il biennio 1964-66 questa ricomposizione tramite la religione non è più possibile. 
Da Medea si assiste ad un cambio di prospettiva. La vittoria storica della borghesia porta ad una divaricazione tra realtà e religione. La morte non viene riassunta nella vita ma si denuda ad un dato di fatto, mentre la religione viene allontanata sullo sfondo a pura metafisica. In questo giocano le suggestioni della lettura di Mircea Eliade. Il dialogo con i cattolici progressisti è interrotto.




(Carlo Verducci) 








Tomaso Subini, La necessità di morire, Ente dello Spettacolo, 2008 [ * ]






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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 12/5/2014 alle 8:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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