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INCLINAZIONI
post pubblicato in Cavarero, Adriana, il 3 febbraio 2014

 
  

E se nella rettitudine si annidasse un io egoistico, chiuso e autoreferenziale, incapace di vedere le ragioni dell'altro, di comprenderne le debolezze, di entrare in sintonia con le sue ragioni?
Qual'è il significato di "rettitudine"? Quale corrispondenza possiamo leggere tra la postura verticale dell'uomo, l'uomo che ha il cielo stellato sopra di sé e la legge morale dentro di sé, e il suo modo di porsi nei confronti degli altri e della vita che scorre in tutte le sue forme?
Quale invece il senso dell'inclinazione, della forza cioè che ci fa deviare dall'asse delle certezze per farci sporgere verso l'esterno, fin quasi a perdere l'equilibrio e a cadere?
Adriana Cavarero, filosofa e docente di filosofia politica presso l'Università di Verona, nel saggio 'Inclinazioni. Critica della rettitudine' uscito di recente per l'editore Raffaello Cortina, indaga sulle idee di rettitudine e inclinazione partendo dai testi filosofici e unendo a questi una riflessione su spazi e geometrie in cui uomini e donne si collocano e prendono vita. In questo modo "rettitudine" e "inclinazione" si incarnano e diventano visibili, perdono la sicurezza della definizione consolidata in secoli di pensiero filosofico, mettono in crisi certezze e fanno riflettere.
"La filosofia, in generale, non apprezza l'inclinazione. La contrasta e la combatte. A seconda delle varie epoche, i metodi a cui ricorre sono tanti e diversi ma, come direbbe Focault, sono in sostanza dispositivi di verticalizzazione il cui fine è l'uomo retto." In geometria inclinazione ha come significati "posizione o direzione divergente dalla linea orizzontale" ovvero declivio, e "posizione o direzione divergente dalla linea verticale" ovvero pendenza. Il termine non crea problemi. Ma non così nella filosofia ove nel passaggio tra senso proprio e senso figurato nascono la buona inclinazione, la cattiva inclinazione e in cascata desideri, istinti, passioni.
Si dice che un uomo ama una persona quando egli nutre una inclinazione verso di essa, afferma Kant. Tra inclinazione ed eros il salto è breve. Del resto inclinarsi ha come radice etimologica piegarsi, pendere in giù, abbassarsi, e kline in greco significa letto.
"Innamorarsi, uscire di sé, cedere all'attrazione che viene da un'altra persona e scivolare su un piano inclinato che trascina irresistibilmente è un grosso guaio per tutti. Pendere in fuori verso l'altro e dipenderne, piuttosto che conservare la propria autonomia, è lo stesso guaio detto con parole filosoficamente più pregnanti e kantianamente stringenti"
"L'inclinazione piega l'io e lo spossessa."
"Accanto al paradigma dell'asse verticale, requisito dall'uomo per via della sua razionalità congenita, compare il paradigma della linea obliqua riservata invece alla donna per via di una costitutiva attitudine alla maternità che ne causa l'inclinazione. [...] A ben vedere, sotto un profilo filosofico, si tratta però anche di due paradigmi posturali che afferiscono a due diversi modelli di soggettività, due teatri per interrogarsi sulla condizione umana in termini di autonomia o dipendenza, due stili di pensiero, due linguaggi: uno riconducibile all'ontologia individualista, l'altro invece all'ontologia relazionale. Rintracciare nell'uno un profilo maschile e nell'altro un segno squisitamente femminile rende più interessante l'operazione."
Nel libro il discorso filosofico si intreccia con gli strumenti dell'indagine spaziale. Linee, punti, angoli, intersezioni, concetti specificatamente geometrici, vengono usati per indagare rappresentazioni pittoriche con le categorie dell'inclinazione e della rettitudine. L'autrice analizza diversi quadri: Adam e Eve, di Barnett Newmann esposti alla Tate Modern di Londra, l'Allegoria dell'inclinazione di Artemisia Gentileschi, Sant'Anna, la Madonna, il Bambino con l'agnello di Leonardo. Nei dipinti rintraccia il senso e le radici profonde del concetto di inclinazione e lo ricollega all'idea di maternità, alla categoria di relazione come dimensione fondamentale dell'umano e come fattore di base del patto sociale. Da un soggetto modellato sull'idea di autonomia si passa a una relazione aperta caratterizzata da esposizione, reciprocità e dipendenza.
L'inclinazione, lo sbilanciamento dal proprio asse, la vulnerabilità di un'esistenza mai padrona di se stessa, acquistano una luce nuova. La stessa che ritroviamo nella tavola di Leonardo con la Madonna protesa verso il Bambino, che trae dal rapporto con Sant'Anna vigore e forza, la stessa forza che le permette un equilibrio sicuro nell'inclinazione verso il figlio.

  

(Rita Cavallari)

 

 


Adriana Cavarero, Inclinazioni, Raffaello Cortina, 2013 [ * ]

 

 

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