.
Annunci online

CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
WLADYSLAW SZLENGEL
post pubblicato in Szlengel, Wladislaw, il 27 gennaio 2014

"Il caffè Pszczolka serviva da punto di contatto tra la nostra resistenza e quella della parte ariana. In quel caffè recitava il famoso poeta Wladyslaw Szlengel.  Szlengel conduceva un cabaret dai forti risvolti politici.  Leggeva le sue poesie. noi andavamo ad ascoltarlo. Era legato ai socialisti polacchi.  Dopo il gennaio '43 leggeva le sue poesie in via Swietojerska al quinto piano. Noi abitavamo al piano di sotto. Non so, ancora oggi, perchè non sia uscito dal ghetto. Perchè vi sia rimasto fino alla fine. Chissà, forse non aveva dove andare. Forse, semplicemente, voleva restarci". (Marek Edelman in Rudi Assuntino, Wlodek Goldkorn, Il guardiano. Marek Edelman racconta, Sellerio, 1999 [ * ])


Il 1 febbraio 2012 alla biblioteca Villa Leopardi l'attore Oleg Mincer lesse prose e poesie da "Cosa leggevo ai morti" di Wladyslav Szengel edito da Sipintegrazioni [ * ]. La lettura fu preceduta da una introduzione storica di Leone Paserman, presidente della Fondazione Museo della Shoah di Roma [ * ]. A seguire fu proiettato il documentario "Cronaca dell'insurrezione del ghetto di Varsavia secondo Marek Edelman" di Joanna Dylewska. 

A Varsavia prima della seconda guerra mondiale esisteva un quartiere ebraico. Con l'arrivo dei nazisti, secondo una loro prassi consolidata (cfr. Gustavo Corni, I ghetti di Hitler, il Mulino [ * ]), fu costituito un ghetto con la costruzione di un muro di cinta nel novembre 1940. Il quartiere ebraico, distrutto nell'insurrezione dell'aprile-maggio 1943 oggi non esiste più, sostituito da un quartiere moderno (vedi quì). Il ghetto era una società chiusa con delle porte di accesso nella cinta muraria, una polizia interna, un consiglio amministrativo (Judenrat). Gli ebrei di altri quartieri di Varsavia e dei sobborghi e di località vicine erano stati tutti radunati nel ghetto, tanto che esso era così arrivato a contenere 450.000 abitanti. Gli ebrei potevano andare a lavorare nella parte ariana della città attraverso i punti di accesso esibendo un lasciapassare. Una prima svolta si ebbe nel luglio 1942 quando circa 350000 ebrei furono deportati nel campo di concentramento di Treblinka. Lunghe colonne di ebrei s'incamminavano sorvegliate da guardie armate fino all'Umschlagplatz (piazza di smistamento), dove c'erano i vagoni ferroviari su cui venivano caricati. La nuova politica di svuotamento del ghetto era la conseguenza delle decisioni prese alla conferenza di Wannsee del gennaio 1942 sulla soluzione finale della questione ebraica [ * ] (cfr di Kurt Patzold e Erika Schwarz "Ordine del giorno: sterminio degli ebrei. La Conferenza del Wannsee del 20 gennaio 1942" [ * ]). Treblinka, a 100 km da Varsavia, era un campo unicamente di sterminio, non c'erano alloggiamenti per i deportati, che come arrivavano con i trasporti venivano subito avviati verso le camere a gas. E' così che è stato distrutto l'ebraismo polacco, che contava prima della guerra tre milioni e mezzo di persone, ed è scomparsa la lingua e la cultura yiddish, quella degli ebrei dell'Europa orientale. L'insurrezione del ghetto scoppiò nell'aprile 1943, al momento in cui i nazisti volevano deportare gli ultimi cinquantamila ebrei. Fu una rivolta di giovani e giovanissimi, politicizzati e aderenti ai partiti in cui si divideva la comunità ebraica. Si è calcolato che non fossero più di 220, poco e male armati che però seppero opporre una resistenza che tenne in scacco le truppe naziste per più di un mese. Era un fronte variegato cui aderivano i resistenti: si andava dal partito comunista, ai sionisti di sinistra, al Bund - il tradizionale partito laburista degli ebrei dell'Europa orientale non sionista -, ai sionisti di destra revisionisti di Jabotinski. Gli abitanti del ghetto furono stanati dalle truppe di Stroop con il fuoco, i gas e le cannonate. Alla fine tra uccisi durante l'insurrezione e deportati solo pochi sopravvissero. Il ghetto era completamente distrutto, gli ebrei di Varsavia non esistevano più. Stroop era così in grado di scrivere una relazione ai suoi superiori dal titolo "Non esiste più un quartiere ebraico a Varsavia", corredata da un album fotografico (cfr. "Il bambino di Varsavia. Storia di una fotografia" di Frederic Rousseau [ * ] e le confessioni di Stropp nel carcere di Varsavia finita la guerra raccolte in "Conversazioni con il boia " di Kazimierz Moczarski [ * ]).

Marek Edelman, uno dei pochi resistenti durante la rivolta ad essere sopravvissuto, esponente del Bund alla cui linea politica rimase fedele nel voler rimanere in Polonia dopo la guerra, rilasciò la sua testimonianza a molti anni dagli avvenimenti in alcuni libri pubblicati anche in italiano. Si possono ricordare Marek Edelman, Hanna Krall, Il ghetto di Varsavia: memoria e storia dell'insurrezione, Città Nuova, 1985 [ * ];  Rudi Assuntino, Wlodek Goldkorn, Il guardiano. Marek Edelman racconta, Sellerio, 1998 [ * ]; Marek Edelman, C'era l'amore nel ghetto, Sellerio, 2009 [ * ]; Hanna Krall, Arrivare prima del Signore Dio. Conversazione con Marek Edelman, Giuntina, 2010 [ * ]; Marek Edelman, Il ghetto di Varsavia lotta, Giuntina, 2012 [ * ].

Altri libri di interesse sull'argomento sono di Israel Gutman, Storia del ghetto di Varsavia, Giuntina, 1996 [ * ] e di Samuel Kassow, Chi scriverà la nostra storia?, Mondadori, 2009 [ * ], sull'archivio Ringelblum. Di Emmanuel Ringelblum è stato recentemente riproposto il diario "Sepolti a Varsavia", Castelvecchi, 2013 [ * ] [ * ].    



 

Sfoglia