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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
EREDITA'
post pubblicato in Gruber, Lilli, il 15 novembre 2013

   


Il libro, che ha collezionato ben sei edizioni in pochi mesi dello scorso anno, è – a mio avviso – un libro magico. Innanzitutto è un libro di storia (com’è, tra i precedenti libri della Gruber, “I miei giorni a Baghdad”, Rizzoli, 2004 [ * ]); ma a differenza del libro su Baghdad, che racconta una guerra, questo racconta la storia di una famiglia in uno scorcio di tempo che copre la prima metà del secolo scorso.
Perché magico? Perché l’autrice riesce a far comprendere a chiunque non lo sappia – come me, ignaro prima di questo libro del problema – cosa sia stata la storia del Tirolo soprattutto per i suoi abitanti, e perché essi siano così ostinatamente attaccati alla loro etnia e alla loro lingua. Certo, è difficile per un italiano accettare un’etnia di lingua tedesca dopo quello che il popolo germanico e i suoi soldati (specie le SS: come scordare le Fosse Ardeatine, dove ho rischiato di perdere mio padre, salvo per merito di chi invece sta lì) hanno combinato da noi – prima e dopo l’8 settembre 1943. E l’operazione sa di magia, anzi – per dirla con Camilleri – di Magarìa.
La storia raccontata in questo libro è la storia della famiglia Gruber, o meglio della famiglia della bisnonna dell’autrice, Rosa Tiefenthaler. Rosa è la vera protagonista del libro, e l’autrice ne diventa strada facendo la voce narrante. Attraverso le vicissitudini di Rosa e delle sue figlie (tra loro Elsa, la nonna dell’autrice, e Hella, la figlia ribelle), l’autrice riesce a descrivere molto bene i tempi della loro vita, tempi che ci hanno riguardato molto, noi Italiani tutti. 
E’ bello leggere questa storia. E tornare tutti a quelli che sono stati i nostri, di tempi. Far questo seguendo le vicende di Rosa, delle sue figlie e in particolare di Hella. Quest’ultima mai rassegnata a rinunciare alla sua etnia e alla sua identità, a tal punto da finire prima in carcere e poi al confino. E anche a questa descrizione – il confino – ove si parla di un’Italia meridionale stretta nelle sue chiusure e ugualmente capace, però, di accogliere l’esule e di integrarla nelle sue abitudini, un po’ tribali ma semplici, affini – quasi – a quelle sud tirolesi. 
E’ anche avvincente rivivere i problemi di Hella, e le relative preoccupazioni di Rosa, sua madre. Ma occorre sottolineare quanto questa storia, esposta con la consueta chiarezza dall’autrice, sia costata in termini di ricerche (l’autrice parla di due anni, perché probabilmente molte cose che riguardano la famiglia le conosceva già di suo: ma parla pur sempre di antenati lontani nel tempo!) e di lavoro spicciolo per mettere i risultati conseguiti sulla carta, nella forma di un libro.
Un libro che mi sento di consigliare a tutti, amanti o meno della storia italiana.



(Lavinio Ricciardi)





Lilli Gruber, Eredità, Rizzoli, 2012 [ * ]
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