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LA MIA FAMIGLIA E ALTRI ANIMALI
post pubblicato in Durrell, Gerald, il 6 agosto 2013


Non è certo una novità editoriale quella che, in queste brevi note, si propone alla lettura di chi è interessato all’intersezione tra ecologia, studio della natura e letteratura. Si tratta di un romanzo sui generis in chiave autobiografica di Gerard Durrell intitolato My family and other animals (La mia famiglia ed altri animali) apparso per la prima volta nel 1956 e più volte ripubblicato in Italia da Adelphi nella traduzione di Adriana Motti.
Nel romanzo Durrell ripercorre gli anni della sua infanzia trascorsi con la sua famiglia nell’isola di Corfù tra il 1935 ed il 1939. Come l’autore stesso afferma nelle righe introduttive dell’opera: “Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso con la mia famiglia nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina, non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato vari amici a dividere i capitoli con loro. Soltanto con immensa fatica, e usando una notevole astuzia, sono riuscito a salvare alcune pagine sparse che ho dedicate esclusivamente agli animali.” (p.11). Ecologia umana e scienze naturali si intrecciano in un nodo indissolubile nel fluire della narrazione in cui scene esilaranti di vita familiare e quotidiana si alternano a minuziose, accuratissime descrizioni degli animali e dei loro comportamenti nell’habitat incontaminato dell’isola greca.
Il romanzo di Durrell, pagina dopo pagina, assume la forma di un protrettico indirizzato a chi voglia osservare con la lente d’ingrandimento il mondo animale e non, a chi desideri tendere lo sguardo su baie solitarie ed ombrosi clivi coperti di ulivi, o sia semplicemente attratto dalle dinamiche familiari descritte dall’autore con anglosassone distacco e sovrana ironia. L’effetto sarà rasserenante e più volte l’autore riuscirà a strapparci un sorriso o una bella risata. Spassosa, per esempio, la narrazione del bagno della madre Louisa, pudicamente avvolta in un costume assai antiquato, pieno di gale e merletti che si gonfiano a contatto con l’acqua, assumendo l’aspetto di un mostro insidioso che il cane Roger addenta solerte per garantire l’incolumità dell’amata ed amabile padrona (pp.182-183).
La famiglia, composta da quattro elementi oltre all’autore, la madre Louisa, il fratello maggiore Larry, l’altro fratello Leslie e la sorella Margot, viene raffigurata attraverso i suoi stereotipi, i suoi hobby, che diventano chiave di lettura di comportamenti e relazioni. Intorno all’autore-narratore ed alla sua famiglia ruotano altri personaggi descritti a loro volta tramite i loro comportamenti ricorrenti ed anche per mezzo di forme espressive fortemente connotate: Spiro, il dottor Theodore, i precettori Peter e Kralefsky, la lamentosa domestica Lougaretzia e molti altri ancora.
Non meno tipizzati sono i numerosi animali che vivono con la famiglia; in primo luogo il cane Roger, compagno di scorribande e di avventure di Gerald, poi i cuccioli Pipì e Vomito ed infine Dodo una femmina di razza Dandy Dinmont caratterizzata da “zampe sottili e arcuate, enormi occhi sporgenti e lunghe orecchie pendule” (p.289) che conquista il tenero cuore della mamma e poi di Margot, ma provoca lo sconforto di Larry e Leslie. Hanno un nome ed una spiccata personalità anche tutte le altre creature che Gerald, spinto dalla sua insaziabile curiosità per il mondo animale, porta in una delle case successivamente abitate dai suoi parenti, suscitando in genere sdegnate reazioni da parte dei fratelli e benevola accoglienza da parte della madre. Così diventano progressivamente parte della famiglia Achille, la tartaruga, Quasimodo, il piccione, Ulisse, il gufo, le Garze, due gazze, la Vecchia Tònfete, un’anziana ed astuta tartaruga, ed infine Alecko, un terribile gabbiano albanese. Per citare solo i principali.
Non minore attenzione riscuotono, infatti, gli “abitanti” transitori ed occasionali di una delle tre case occupate dai Durrell, quella rosa fragola, quella giallo narciso ed infine quella bianca come la neve. Tra questi ospiti pro tempore, l’eroico geco Geronimo, che ingaggia una battaglia impari e formidabile con la temibile mantide Cerfoglio, senza esclusione di colpi: “si gettarono di nuovo l’uno contro l’altro. Stavolta Geronimo fu più furbo e strinse tra le mandibole una delle aguzze braccia di Cerfoglio. Lei gli rese la pariglia serrandogli l’altro braccio intorno al collo. […] Lottarono sbattendosi da una parte all’altra del letto, poi cominciarono a spostarsi verso il cuscino. Ormai erano ridotti entrambi a mal partito: Cerfoglio aveva un’ala tutta lacera e cincischiata e una zampa rotta e fuori uso, mentre Geronimo aveva il dorso e il collo pieni di graffi sanguinanti prodotti dalle braccia aguzze di Cerfoglio” (p.242). Avvincente come un duello omerico…tanto che non si svelerà il nome del vincitore.
Se non si è appassionati di animali (anche se Gerard Durrell ve li farà apprezzare) ci si potrà perdere con la fantasia nei panorami da fiaba dell’isola ionica, colta nelle varie ore del giorno, nell’alternarsi delle stagioni, nei suoi innumerevoli scorci. Incantato appare il lago dei gigli: Antiniotissa. “La curva levigata della duna che si stendeva tra la baia e il lago era l’unico punto dell’isola dove crescessero questi gigli, strani bulbi deformi sepolti nella sabbia, che una volta all’anno facevano spuntare sulla superficie un ammasso di foglie verdi e carnose e di fiori bianchi, così che la duna si trasformava in un ghiacciaio di fiori”. (p.296-297).
In noi rimane dopo la lettura del libro una rinnovata curiosità per il mondo animale con il quale condividiamo l’esistenza (e la sopravvivenza) sul Pianeta, spesso indifferenti ai nostri “coinquilini” ai quali invece il giovane narratore protagonista dedica tutte le sue cure ed attenzioni. Indubbiamente rimane anche in noi una legittima, seppur bonaria, invidia per questa famiglia d’oltre Manica che ha potuto trascorrere ben cinque anni in tale dorato paradiso, dedicando il suo tempo alle proprie passioni, ai propri hobby, circondata da amici umani e non, il cui affetto è ricompensato con gite avventurose e pantagrueliche merende, l’ultima delle quali assume connotati tragicomici a causa delle prodezze di Alecko, della Vecchia Tònfete e di Dodo che, in una sorta di nemesi, mettono a soqquadro tavole imbandite e stanze da bagno. Fino al mesto ritorno nella madrepatria su di un treno sferragliante e la tribù animale al completo, allo scoppio della seconda guerra mondiale: fine di un’epoca, fine di un sogno.

 


(Adriana de Nichilo)

 

 

 

 

Gerald Durrell, La mia famiglia e altri animali, Adelphi, 1990 [ * ]

 

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