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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
LA COLLERA
post pubblicato in Di Consoli, Andrea, il 16 settembre 2013

 

E’ un libro singolare, che colpisce per moltissime ragioni. Cercherò di esporre quelle che mi hanno interessato di più, nel giudicare una storia che – per molti versi – appare largamente verosimile, almeno ai nostri tempi.
La storia parte dopo una premessa alquanto singolare, in cui si racconta della morte del protagonista, Pasquale Benassìa, “spentosi serenamente” senza che il lettore sappia ancora nulla di lui, ed è divisa in tre parti.
La prima e la seconda, pressappoco della stessa lunghezza, occupano quasi l’intero libro. Raccontano due porzioni fondamentali della vita di Pasquale: la prima, in cui egli parte per il Nord, per Torino, attratto da un lavoro (al suo paese era un bravo meccanico) alla Fiat. Chiaramente egli passa per svariate esperienze, da quella lavorativa a quella umana, fin quando non si ritrova – apparentemente a causa di una brevissima relazione con una donna – ad essere minacciato da un gruppo di siciliani, tanto che i Carabinieri, cui lui si era rivolto per denunciare questa minaccia, decidono, ascoltati i fatti, di farlo tornare al suo paese di origine.
Da questo ritorno inizia la seconda parte, nella quale Pasquale cerca – con soddisfazione – di dimenticare l’esperienza del Nord. Torna ad abitare in casa sua, con i genitori. Si lascia un po’ andare, e non riprende subito a lavorare. Non sto a raccontarla tutta, la storia, per non sciupare la sorpresa, che arriva nel finale. E la breve, ultima parte conclude, con un fatto singolare, l’intera vicenda di Pasquale, che – nonostante al suo paese – continua ad inseguire i motivi per i quali era stato preso di mira da questi “non meglio identificati” siciliani.
La storia a mio avviso è molto ben narrata, sì da essere avvincente e allo stesso tempo molto interessante. La cosa più importante è l’analisi di un lavoratore trasferito dal Sud nel tempio di quello che negli anni ’60 – ’80 era il lavoro in fabbrica. Analisi che fa comprendere tutti gli aspetti dell’inurbamento di un personaggio uscito dalla vita di paese e che improvvisamente si ritrova a vivere in un contesto del tutto diverso. Vivere in modo diverso, fin quando, ritornato al paese, non riprende, forse per colpa del trauma che lo ha riportato a casa, a vivere una vita non più attiva, nel contesto – a lui ben noto – del mondo del Sud profondo.
Se ne estrae un ritratto che purtroppo caratterizza una intera regione. Anche se non è la sola, nella realtà, il romanzo di Di Consoli la mette a fuoco come la responsabile di una vita senza azione, senza la ricerca di una reazione a quello che in tutto e per tutto potrebbe essere un sopruso, e che Pasquale subisce, fuggendo con l’aiuto dei Carabinieri da una probabile eliminazione. Dalla storia si evince con una forte connotazione il tentativo di riscatto di un paesano meridionale, tentativo che la persecuzione subita rende vano. Pasquale si ribella alla decisione dei Carabinieri, perché sa cosa era in gioco per lui, al Nord. E la premonizione di quanto stava per accadergli viene a Pasquale durante una visita a Pompei, raggiunta con il suo nuovo compagno di lavoro, dove – appresa la storia di quello che era accaduto all’epoca dell’eruzione del Vesuvio – Pasquale paragona a quell’eruzione ciò che aveva sommerso la sua vita, che lui aveva tentato di far camminare su “binari” nuovi, andando a lavorare a Torino.
Non è mai detto, ma il titolo del libro rispecchia lo stato in cui è sempre stato Pasquale fin dall’inizio della sua storia. Stato che si è manifestato subito, nella prima parte, prima della partenza per il Nord.
Per concludere, questo libro deve essere letto da tutti coloro che conoscono la situazione in cui vivono molti abitanti del Sud di Italia. Per poterci meditare su. E non far diventare “collera” quello che invece potrebbe essere “energia”, e che caratterizza tanti meridionali.



(Lavinio Ricciardi)





Andrea Di Consoli, La collera, Rizzoli, 2012 [ * ]



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LA COLLERA
post pubblicato in Di Consoli, Andrea, il 19 luglio 2013

“La collera” di Andrea Di Consoli ci racconta vita e morte di un personaggio che per la sua originalità sembra uscito dalla penna di un moderno Pirandello: Pasquale Benassìa, figlio di un pastore di capre ma intelligente inseguitore ostinato del merito, che tenta in tutti i modi di effettuare il suo agognato “salto di classe” senza però riuscirci, per una sua piccolissima e perdonabilissima ingenuità. Nel romanzo troviamo tante cose: l’ ineluttabilità del destino, la forza della delinquenza, l’omertà dei paesani, l’impotenza dei carabinieri, la corruzione della politica definita “elemosina o compravendita di voti”, il rifiuto dell’appiattimento di sinistra e anche il fallimento, al sud, di chi propugnava una società migliore. 
Per chi ha letto con piacere il libro di Pino Aprile "Terroni” questo è un romanzo da non perdere: essenziale e bellissimo. 



(Pietro Benigni)







Andrea Di Consoli, La collera, Rizzoli, 2012 [ * ]

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LA COLLERA
post pubblicato in Di Consoli, Andrea, il 2 luglio 2013


Tema di questo libro è la Calabria dal dopoguerra ad oggi, raccontata attraverso le vicende di Pasquale Benassìa, un personaggio in lotta con il mondo che riunisce in sé le contraddizioni, i desideri, i sogni, le disillusioni del meridione d'Italia combattuto fra tradizione e futuro.
Pasquale si trasferisce a Torino negli anni del boom economico per lavorare da operaio alla Fiat. Come molti suoi conterranei disprezza profondamente il paese d'origine e vede la città sabauda come una terra promessa. Riesce ad inserirsi nell'ambiente, a fidanzarsi con una maestra di Rivoli, ma di colpo tutto crolla. Torino sembra cadergli addosso in una colossale frana, con tutta la Mole, il Valentino, il Po, l'immenso Lingotto, il Palazzo Reale e anche la Sacra Sindone, che Pasquale ha visto solo in fotografia.
È il ritorno in Calabria, al paese con "le case senza intonaco, le ringhiere arrugginite, le persiane scolorite, le terre mal coltivate, le curve chiuse a gomito, gli strapiombi, le agavi, i cippi stradali dei Borboni, le insegne blu divorate dal salmastro, le facce tristi, stanche, perplesse del popolo calabrese, in attesa di un riscatto non voluto, non cercato, non sognato, di un favore, di una questua, del miracolo di un santo, di un sindacalista tenace, di un deputato grasso e senza fiato, di un assessore, di un pezzo grosso."
Strano tipo Pasquale. Operaio ma fascista, meschino ma capace di grandi ideali, fidanzato tenero di una donna che vive con la testa e con il cuore ma pronto a perdersi dietro a un'altra che governa le leggi del mondo perché conosce le strade del piacere.
Il racconto si snoda tra personaggi che ci sembra di conoscere da sempre, ed alcuni sono in realtà figure della cronaca del tempo, come il ragazzo sequestrato dalla 'ndrangheta che viene rilasciato con l'orecchio tagliato, o alcuni noti politici calabresi di quegli anni. Spiegano la loro idea di democrazia, che è una cosa complicata, perché si regge sul consenso, e il consenso è faticoso, e il voto le persone te lo danno solo se ti occupi di loro. Un politico non importa che abbia idee, per fare politica non è necessario averne, ma deve sapersi occupare degli altri, saper risolvere i problemi.
Pasquale vive questa realtà intrecciata, bene e male sono stretti in un groviglio inestricabile, neanche Dio può farci niente. È il male oscuro che attraversa l'Italia, dalla Calabria a Torino, che si insinua negli animi, piega la volontà, fa abbassare gli occhi. Nessuno è indenne.


(Rita Cavallari)







Andrea Di Consoli, La collera, Rizzoli, 2012 [ * ]

 

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