.
Annunci online

CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
NOVEL
post pubblicato in Ferlazzo Natoli, Luigi, il 24 ottobre 2014
  

Questo libro è l’opera prima di uno scrittore arguto e brillante, che ha recentemente sfornato un bellissimo libro autobiografico, One Way. Mi è piaciuto molto rileggerlo, a distanza di quasi venti anni (prima edizione: “Il Ventaglio”, Roma, 1995). E l’ho trovato fresco, ameno e divertente più della prima volta.
Conosco tutta l’opera letteraria di questo scrittore, che ormai assomma a vari volumi (Mixaggi, Aforismi per un anno, Murder of a Gay, Giobbe, Nel segno del destino-Vita di Salvatore Pugliatti, per citare solo i più famosi); ma è sempre l’opera prima a caratterizzare lo stile e il carattere di un autore. E Novel non fa eccezione a questa regola aurea.
L’ottima prefazione di Mario Lunetta descrive con sufficiente dettaglio quello che l’autore vuole dire con questo libro. La caratteristica di Novel è proprio il contrario di quello che significa il titolo: l’autore, come dice fin dalla premessa in modo velato e (mi si perdoni l’espressione) “artato”, vuole scrivere un anti-romanzo, cioè l’esatto contrario di un romanzo. E la premessa stessa presenta subito, con indubbia originalità e arguzia, lo stile in cui l’autore intende procedere.
Ma soltanto la lettura di Novel presenta a chi legge quello che l’autore vuole intendere con “anti-romanzo”. Le trovate si moltiplicano procedendo nella lettura: dai ricordi (ovviamente riferiti) del protagonista bambino a tre anni, piccoli capolavori inventivi non comuni, al fatto che l’azione si sposta continuamente in diversi luoghi (indicati soltanto da iniziali, che in alcuni punti sono in riferimento a personaggi effettivi, come chiarisce l’autore), e che – in realtà – sono luoghi reali dell’esistenza dell’autore, come sa chi lo conosce direttamente. Infine al fatto che l’autore diventa – nel libro – varie persone/personaggi: Lewis, Lew, Lou, Luca, tutti a fare la parte dell’”io narrante”. 
Il libro non è di facile lettura: non c’è una trama da seguire, non ci sono – come nel suo ultimo romanzo One Way – capitoli con un titolo che ne individua il contenuto. Eppure, pagina dopo pagina, il racconto che ciascuna pagina (o coppia o, al più, terna di pagine) fa di un determinato fatto diverte come fanno i capitoli di One Way. E forse ancora di più: nel lettore non avvezzo allo stile di Ferlazzo Natoli, ma che accetta questo “non sviluppo” del libro, ogni pagina si fa più interessante della precedente, proprio perché non legata a quella da una sequenza della storia.
Il salto da un’azione all’altra è anche il salto da un’età a un’altra, da un luogo (paese della provincia di Messina, Falcon-City, come la chiama l’autore) a un altro (Manhattan, traslitterazione di una città della Sicilia, che l’autore, seguendo la premessa, trasporta in America), a un altro ancora (New York, questa si, realmente la città americana). E l’aspetto autobiografico salta subito all’occhio in ogni pagina: sia in quelle che descrivono stati d’animo dell’autore e di chi si accompagna a lui in quell’azione – spesso incontri amorosi –, sia in altre dove è l’azione a prevalere (in città, un appuntamento; in campagna, l’incontro con il fattore, e così via).
E ancora trovate, nel fatto – ad esempio – di interrompere la numerazione delle pagine, oppure di dire – all’inizio di una certa pagina – che essa va spostata più in là (in un determinato momento, nel riferire questo spostamento virtuale, l’autore dice (cito da pag. 64): «… le pagine di “Romanzo” sono sempre interscambiabili e leggibili da 1 a 182 e da 182 a 1 perché il senso non cambia…». Mi interrompo perché non intendo privare il lettore della sorpresa finale di questa frase). E questa movimentazione di pagine, riferita nella prima, e poi ripresa a pag. 119, è solo una delle astuzie con cui Ferlazzo Natoli dà corpo al suo “anti-romanzo”.
Non sto a tergiversare ancora nella descrizione del libro, che – a mio avviso – ha tutte le caratteristiche delle opere prime, compreso un certo grado di incertezza nel proporre le storie. Incertezza che non guasta, e che – a mio avviso – aumenta il piacere del lettore/scopritore di Novel. Chiudo invece con un bellissimo pensiero dell’autore, che – sempre a parere mio – è il pensiero più bello dell’intero libro. È all’inizio di pag. 54 e recita: «I nomi dei personaggi (se ce ne sono) di questa storia sono inventati: esiste solo il riflusso delle onde del mare sul tessuto nervoso della costa». A parte le omissioni di punteggiatura e altre divertenti trovate, il libro si legge bene, anche se con un po’ di incertezza nel cercare – assieme all’autore – i nessi delle azioni e dei dialoghi dei personaggi. Buona lettura a tutti.



(Lavinio Ricciardi)








Luigi Ferlazzo Natoli, Novel, Edizioni Progetto Cultura, 2014 [ * ]


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. letteratura italiana

permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 24/10/2014 alle 7:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ONE WAY
post pubblicato in Ferlazzo Natoli, Luigi, il 22 dicembre 2013
   

One way non è l’opera prima del Prof. Luigi Ferlazzo Natoli, ma è un libro sicuramente diverso da tutti quelli pubblicati precedentemente perché si tratta di un’autobiografia. Fino ad ora il Professore, che è stato anche preside della Facoltà d’Economia a Messina, ha pubblicato saggi di economia e anche saggi di storia dell’arte, a cui si è dedicato per interesse, con passione e competenza.
Questo libro invece riunisce racconti brevi che vedono l’autore protagonista e/o coprotagonista di interessanti vicende che coinvolgono il lettore sia per i temi trattati che per la scrittura chiara e gradevole, spesso ironica e divertente.
Il carattere e la personalità dell’autore si svelano alla lettura e, anche senza conoscerlo, ci pare di capire quest’uomo a volte burbero ma sempre buono e affidabile, una persona su cui si può contare.
Nella narrazione certamente la finzione letteraria si mescola al reale, tuttavia emerge chiaramente il fatto vero da cui si dipana la storia, punto di partenza per riflessioni su temi sociali, politici, religiosi e filosofici. I racconti non si limitano a parlare solo di esperienze personali ma mostrano sempre, contemporaneamente, un quadro di vita, una colorata descrizione di un mondo con le sue tradizioni, i suoi valori e i suoi paesaggi. Ne ricaviamo un affresco di una società ben definita storicamente e geograficamente. L’autore ci racconta i suoi ricordi e, per andare ancora più indietro nel tempo, dice di aver ritrovato gli scritti del padre Natan. Al padre è attribuita la simpatica citazione che precede l’inizio dei racconti: “Perché credo che nessuno mi dedicherà una biografia provvedo io stesso”.
I luoghi che fanno da sfondo alle vicende sono dislocati fra Panicastro e Patti, in provincia di Messina. Il paesaggio non è solo quinta teatrale ma assume un ruolo ben più importante per l’efficace descrizione che ne viene data e perché è sempre a stretto contatto con gli uomini. 
Gli elementi della natura entrano a far parte a pieno titolo nel racconto. Ne è un esempio il giuggiolo (in dialetto zinzolara) che assiste alla lite fra le due cognate a pag. 23.
Nella narrazione non viene seguito un ordine di tempo e a volte anche all’interno dello stesso racconto si passa da un argomento all’altro procedendo per associazioni e collegamenti non sempre scontati, come si è soliti fare parlando fra amici. Questa incoerenza fra le parti, che a volte viene anche sottolineata dall’autore stesso, non causa nel lettore una perdita d’interesse. C’è sempre un filo rosso che collega tutto, il punto di vista di un mondo ancora attaccato alle sue tradizioni che, a causa delle veloci trasformazioni dell’era contemporanea, rischiano di essere dimenticate. Un mondo dove la famiglia, l’amicizia, l’attaccamento al lavoro, sono valori importanti che muovono i comportamenti umani. C’è rispetto per tutte le persone indipendentemente dal ceto sociale a cui appartengono e un forte senso del dovere e di giustizia. Un mondo ricco di valori con la V maiuscola, di cui molti di noi, non più giovanissimi, spesso sentono nostalgia.
I rapporti familiari sono molto importanti nonostante liti e dissidi (ben descritti quelli fra cognate e i battibecchi coniugali); i rapporti continuano anche dopo la morte (“il dialogo con i cari estinti”).
Lo stile è colloquiale e il lettore si sente a proprio agio sia per l’estemporaneità del racconto, sia perché i temi fanno riferimento ad esperienze quotidiane facilmente condivisibili. Situazioni che, pur essendo comuni, sono in grado di stimolare riflessioni filosofiche o religiose o politiche. 
L’autore parte sempre dal reale, da esperienze realmente vissute e anzi, a volte, attraverso la scrittura, riesce a rendere la realtà più reale di quella vera e l’esperienza agghindata dalla finzione letteraria risulta più interessante e più speciale di quella vera. Ci stupiamo per quanto viene descritta bene un’esperienza comune, come non trovare un accendino o il cellulare o un altro oggetto solo perché è stato lasciato in un posto diverso dal solito, per come l’autore riesce a fare anche autocritica ironizzando ( pag. 231).
Altre pagine molto ben riuscite sono quelle sull’invecchiamento (216-218) e quelle che parlano della malattia ipocondriaca di Argene Siene (pag. 175).
Le esperienze dei protagonisti dei racconti dimostrano che è un’illusione credere di poter governare il mondo, che tutto comunque si compie per destino. 
Il titolo viene spiegato chiaramente alla fine dell’ultimo racconto a pag. 234: 
“…i fatti e l’ambiente possono condizionare solo in parte il percorso della vita, ma il destino di ognuno è stabilito, e quello sarà.” One way, per dirla in lingua americana, che l’autore ama usare di tanto in tanto per i soprannomi di luoghi e persone. 
Il Prof. Luigi Ferlazzo Natoli ci ha regalato un libro che attraverso una bella scrittura ci racconta non solo le vicende più interessanti del suo vissuto, ma anche un mondo in via d’estinzione dove è presente un forte senso civico, senso del dovere e senso di famiglia; uno stretto legame col luogo natale, la sua gente e le tradizioni locali. Per questo lo ringraziamo.



(Luciana Raggi)






Luigi Ferlazzo Natoli, One Way, Edizioni Progetto Cultura, 2013 [ * ]




vedi quì



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. letteratura italiana sicilia

permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 22/12/2013 alle 11:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ONE WAY
post pubblicato in Ferlazzo Natoli, Luigi, il 28 giugno 2013

  

Ho avuto il piacere di leggere tutte le opere che Luigi Ferlazzo Natoli ha scritto, almeno quelle di contenuto letterario (delle opere tecniche, professionali, so soltanto che sono molte). E voglio subito porre l'accento su una delle caratteristiche peculiari del suo scrivere, la diversificazione del suo pensiero, che spazia contemporaneamente fra molte cose. Questa caratteristica appare quì, in One Way, fin dalle prime battute. Ma attenzione, lettori: si tratta di uno stile che non altera minimamente la bontà e la precisione dei contenuti.
L'autobiografia (così l'autore la battezza, nella dedica iniziale a sè stesso) è il vero tema dell'opera: il titolo, e molto in dettaglio il Prologo, avverte il lettore che la vita è qualcosa che va per conto suo, come se qualcuno ne avesse scritta una sorta di sceneggiatura. Tutti i nostri tentativi di indirizzare le cose diversamente da questo copione non fanno che "confermare questa impressione", cioè - in sintesi - il senso unico delle nostre esistenze.
Fin dall'inizio l'autore racconta semplicemente il suo quotidiano, e certamente questo il lettore si aspetta. Ma il modo di raccontarlo è realmente originale, favorito dalla sopra citata diversificazione del pensiero e dalla trovata iniziale (Natan), svelata alla fine del Prologo.
Così, la storia raccontata si snoda attraverso episodi che si svolgono in più luoghi e hanno per protagonisti diversi ambienti. In questo racconto del quotidiano, oltre ai luoghi, sono presenti anche tempi diversi e persone diverse. E' proprio questo splendido collage di luoghi, tempi e persone che abbellisce il carattere eclettico di One Way.
L'indice mostra già, nella sua varietà di titoli, questo stile. L'autore passa da vicende del suo attuale quotidiano al suo passato. E chi volesse cercare altre caratteristiche dello stile di Lewis Job (uno pseudonimo, usato in alcune tra le opere più vecchie), può rintracciare nel suo modo di scrivere una spontaneità efficace e piacevole.
Nei vari capitoli si sviluppa questa estemporaneità, unita ad aspetti divertenti, sia per i fatti (vedi Il restyling del portone, una vera chicca), sia per il modo in cui vengono raccontati.
In sostanza, la lettura di One Way risulta particolarmente piacevole, specie se si riesce a cogliere gli aspetti specifici delle situazioni descritte e alcune ironie, presenti quà e là. 
La fa da padrone l'aspetto di dare a molti dei luoghi descritti (siamo in Sicilia, tra Messina e Patti, fino a Palermo) nomi americani, secondo l'uso tramandato all'autore dal padre.
Molte vicende - ispirate da fatti veri, noti a chi scrive e a molti tra gli amici dell'autore - sono rese in chiave un po' comica in base alla narrazione e diventano qualcosa di quasi esoterico e, a volte, addirittura straordinario. Già a scorrere i titoli, si prova subito curiosità e interesse, che diventano puro divertimento quando comincia la lettura.
Penso di avere anticipato già tanto e quindi lascio il lettore al piacere di scoprire, da solo, il fascino di questi racconti.



(Lavinio Ricciardi)







Luigi Ferlazzo Natoli, One Way, Edizioni Progetto Cultura, 2013 [ * ]



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. letteratura italiana sicilia

permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 28/6/2013 alle 12:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia dicembre