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MANDAMI TANTA VITA
post pubblicato in Di Paolo, Paolo, il 21 maggio 2013

 

È la storia di un incontro. La vita di due giovani scorre su linee parallele e uno, Moraldo, cerca inutilmente di incontrare l'altro, Piero. Si sono intravisti all'università, a Torino, o piuttosto è Moraldo che ha osservato Piero, l'ha seguito, gli ha scritto, senza ricevere risposta. Piero è sicuro di sé, sprezzante a volte, "un ragazzino pallido cresciuto troppo in fretta, nervoso nei movimenti, il pomo d'adamo sporgente". Intrattiene rapporti con intellettuali e uomini di cultura, ha fondato una rivista che pubblica scritti di politica. Moraldo ha nei suoi confronti un sentimento di curiosità e ammirazione ma anche di antipatia e dispetto. Di fronte a Piero, Moraldo sente i suoi limiti, vede la sua pochezza di pensiero, le incertezze, gli sbagli. 
Siamo nel 1926 a Torino. Il giovane pallido cresciuto troppo in fretta è Piero Gobetti, l'antifascista erede del Risorgimento italiano che fondò e diresse le riviste Energie Nove, La Rivoluzione Liberale, Il Baretti. Ad appena venticinque anni morirà esule a Parigi, dove si è rifugiato dopo le violente aggressioni fasciste.
È sconvolgente pensare all'attività di Piero Gobetti in venticinque anni di vita. Ventiquattro e sette mesi, in realtà, e in una vita così breve anche i mesi contano, anche i giorni e le ore. A Parigi, quando ormai la malattia lo lasciava stremato, riportava sul suo diario, una dopo l'altra, l'annotazione dei giorni di malattia, quasi a dover giustificare con se stesso la forzata inattività. 
È difficile per Moraldo, e sarebbe difficile per chiunque, misurare le proprie capacità su quelle di Piero, impossibile sperare di essere come lui, sconfortante l'idea di mettersi alla prova, vincendo la propria indecisione.
Moraldo incontrerà Piero casualmente, su una panchina del Bois de Boulogne. Con un tuffo al cuore lo riconoscerà, ma gli mancherà il coraggio di presentarsi, di spiegare che anche lui viene da Torino e che vorrebbe fargli domande, che ha tante cose da dirgli. Piero chiede a Moraldo il giornale, lo sfoglia, glielo restituisce con una parola di ringraziamento, si incammina verso la clinica di rue Piccini, dove è ricoverato. Il ragazzo spavaldo e altero è ora un giovane uomo dall'aspetto debole, fragile al punto da sembrare quasi dissolversi e svanire. Piero morirà il giorno successivo e Moraldo resterà con l'angoscia della sua mediocrità e del suo fallimento.
In un modo agile e coinvolgente il libro ci illumina sulla breve vita di Piero Gobetti, sulle sue idee e sulla sua incredibile attività di giornalista ed editore.
Voglio citare solo due aspetti del pensiero di Gobetti, che mi sembrano ancora prepotentemente attuali: la dignità del lavoro, punto fondamentale nella vita dei giovani, e l'importanza dell'azione politica. 
"Bisogna restare politici nel tramonto della politica" è la frase del libro che più mi ha colpito.



(Rita Cavallari)








Paolo Di Paolo, Mandami tanta vita, Feltrinelli, 2013 [ * ]
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